Le immagini di cibi innescano “crisi di astinenza” nell’obesità

PUBBLICATO IL 23 AGOSTO 2023

Un nuovo studio dimostra come, nelle persone affette da obesità, le immagini di alimenti creino un eccessivo desiderio di cibo.

Nelle persone affette da obesità la visione di immagini di alimenti crea un eccessivo desiderio per il cibo: alla base del fenomeno un rinforzo delle connessioni cerebrali tra aree “del desiderio” con specifiche aree visive e una minore connessione con le regioni di controllo frontali. La scoperta è di un gruppo di ricerca che coinvolge le università milanesi Bicocca, Statale e gli IRCCS MultiMedica e IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio. 

 

Lo studio e i suoi risultati

Lo studio How Images of Food Become Cravingly Salient in Obesity (‘Come le immagini del cibo risvegliano un desiderio irresistibile nell'obesità’) è stato condotto dal ricercatore Francantonio Devoto e coordinato dal professor Eraldo Paulesu, entrambi del dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca; tra gli autori figurano anche Livio Luzi e Anna Ferrulli (IRCCS MultiMedica e Università degli Studi di Milano), Giuseppe Banfi (IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio) e Laura Zapparoli (Milano-Bicocca e IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio). Da oggi è possibile consultarlo online su The Obesity Society (DOI: 10.1002/oby.23834); inoltre lo studio sarà pubblicato sul numero cartaceo della rivista Obesity in uscita il prossimo settembre 2023.

Per la prima volta è stato dimostrato che nelle persone obese l’area tegmentale ventrale del cervello (VTA), cruciale per i comportamenti motivati, presenta una connettività aumentata con altre regioni cerebrali. Le strutture coinvolte riguardano la motivazione e l’apprezzamento della ricompensa, legati alle proprietà gratificanti del cibo. 

L’obesità è quindi accompagnata da un’alterazione funzionale del cervello anche quando non è coinvolto in specifici processi cognitivi o sensoriali, ovvero “a riposo”. L’area tegmentale ventrale del cervello (VTA) da un lato è iperconnessa con parte della corteccia occipito-temporale ventrale, deputata all’elaborazione visiva delle immagini del cibo: questa connessione più stretta riflette un’associazione più forte tra stimolo (la vista del cibo) e ricompensa (il consumo di cibo); dall’altro lato è ipoconnessa con il lobo frontale: questa connessione più debole spiegherebbe un controllo cognitivo alterato sul desiderio per il cibo e del comportamento verso gli alimenti ad alto contenuto calorico.

 

I nuovi possibili interventi per il trattamento dell’obesità

Secondo i ricercatori le vie anatomiche funzionali analizzate sono coinvolte nel desiderio di cibo. I dati raccolti dimostrano che gli stimoli visivi legati al cibo possono diventare eccessivamente salienti attraverso una connettività sbilanciata del sistema di ricompensa con le regioni visive sensoriali specifiche e la corteccia prefrontale coinvolta nel controllo cognitivo.

“Il nostro studio è importante per gli scienziati di base, per i clinici e anche per i pazienti - ha dichiarato Francantonio Devoto, ricercatore di Milano-Bicocca -. Con questo lavoro forniamo una nuova interpretazione sui meccanismi cerebrali alla base dell'eccessiva motivazione verso il cibo nell'obesità, una sensazione che ogni persona in sovrappeso, o con obesità, ha provato quando è stata tentata da immagini di cibo”. 

I risultati ottenuti dal team di scienziati aprono la strada a nuovi interventi per il trattamento dell’obesità: lo studio fornisce il razionale per l’utilizzo di tecniche di neuromodulazione cerebrale non invasiva durante compiti specifici per ricalibrare la connettività della corteccia frontale laterale con le regioni mesencefaliche della motivazione. 

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