Forame ovale pervio al cuore: cos’è e come diagnosticarlo

PUBBLICATO IL 10 MARZO 2022

Il forame ovale pervio è un’anomalia congenita del cuore che interessa 1 persona su 4 che, di norma, non dà problemi, ma in alcuni casi può portare ad una ischemia cerebrale: si tratta del forame ovale pervio di cui parliamo insieme al Dott. Alberto Maria Lanzone, Responsabile U.O. di Cardiologia e Unità di Terapia Intensiva dell’Istituto Clinico San Rocco.
 

Di cosa si tratta

“Il forame ovale pervio, meglio detto PFO (Patent Foramen Ovalis), è una variante anatomica a livello del setto interatriale - spiega lo specialista - . Tra l’atrio destro e l’atrio sinistro del cuore resta aperta una sorta di finestrella, che normalmente si dovrebbe chiudere dopo l’infanzia. 

In genere non arreca problemi, salvo quando si verifica il passaggio di microtrombi presenti nel sistema venoso che arrivano fino al sistema arterioso proprio grazie a quel passaggio rimasto aperto". 

 

Le potenziali conseguenze

Qualora si verificasse il passaggio di microtrombi, si corre il rischio di:

  • lesioni ischemiche al cervello;
  • lesioni periferiche agli arti, orecchie, occhi e altri organi. 

“Ma si tratta di una eventualità piuttosto rara - rassicura il Dott. Lanzone - . Il forame ovale pervio è presente nel 25% della popolazione, nell’86% dei casi non dà problemi e solo nel 14% dei casi si può andare incontro a lesioni ischemiche cerebrali o periferiche, svenimenti o cefalea importante fin da bambini”.
 

La diagnosi

Non è facile accertare a livello diagnostico il forame ovale pervio, se non in seguito ad un evento ischemico

“Questa anomalia congenita è raramente valutata - conferma il Direttore del Dipartimento di Cardiologia e Cardiochirurgia dell’istituto franciacortino: l'ecografia del cuore non mostra un PFO. 

Solo l’ecocardiogramma con contrasto salino, detto bubble test, può evidenziare il passaggio di soluzione salina sonicata (agitata), cioè acqua fisiologica agitata in siringa, dalle sezioni destre alle sezioni sinistre del cuore e quindi evidenziare questo piccolo difetto. 

L’altra metodica utilizzata per capire se c’è uno shunt, un passaggio tra i due atri del cuore, è il doppler transcranico. Questo secondo esame può confermare se arrivano micro segnali embolici a livello cerebrale passando dal sistema venoso a quello arterioso senza, però, specificarne la sede”. 

 

I sintomi 

In presenza di forame ovale pervio non si riscontrano sintomi salvo quando insorgono lesioni ischemiche. “A quel punto si esegue una risonanza magnetica grazie alla quale riscontrare delle micro lesioni cerebrali”. 

 

L’ intervento per chiudere il forame ovale pervio

“Per evitare che trombi possano raggiungere il cervello attraverso il PFO, si può chiudere questo passaggio con un device, una sorta di ombrellino che si mette tra i 2 atri cardiaci per chiudere il passaggio. Un intervento, però, che si esegue esclusivamente solo dopo un episodio ischemico”, approfondisce il cardiologo .


Sport a rischio?

“Il forame ovale pervio non dà alcuna controindicazione ad alcuno sport, salvo nel caso dell’attività subacquea - conclude lo specialista -. 

I sub, infatti, hanno un rischio fino a 5 volte maggiore di avere una malattia da decompressione da embolia gassosa e di conseguenza microlesioni periferiche o cerebrali. Il PFO, quindi, può essere un fattore limitante. 

Va però detto che non è obbligatorio ricercarlo, per cui molti sub ottengono l’idoneità senza sapere di averlo e di correre il rischio di lesioni. 

Il mio consiglio per coloro che praticano attività subacquea è che si sottopongano prima ad un ecocardiogramma con contrasto salino per vedere se hanno un PFO severo oppure no”.

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