Crampi muscolari: perché arrivano e come affrontarli

PUBBLICATO IL 12 MAGGIO 2021

Identificare le cause dei crampi muscolari è fondamentale per un trattamento ‘su misura’. Il neurologo del Centro di Diagnosi e Cura dei Crampi Muscolari di Palazzo della Salute-Wellness Clinics spiega cosa sono e come prevenirli.

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo avuto un crampo muscolare, ovvero quella fitta dolorosa che compare senza preavviso, immobilizza i muscoli di gambe, braccia o dita di piedi o mani e può impiegare anche diversi minuti prima di passare.

Ma perché vengono i crampi muscolari? Come riconoscerli? Ma soprattutto, cosa fare per farli passare velocemente e prevenirne l’insorgenza?

Lo abbiamo chiesto al dottor Pietro Bassi, neurologo del Centro di Diagnosi e Cura dei Crampi Muscolari, presso Palazzo della Salute-Wellness Clinic, dove è possibile seguire un percorso diagnostico, terapeutico, multidisciplinare per inquadrare le cause (molte e diverse) dei crampi muscolari e identificare il trattamento “su misura” più indicato per ciascuna.

Che cosa sono i crampi muscolari

“Il crampo muscolare è una contrazione improvvisa, breve, involontaria, dolorosa di un muscolo o di un gruppo di muscoli - spiega il dottor Bassi -. Si tratta di un disturbo molto comune che può manifestarsi in persone sane di qualsiasi età, ma che nel 40% dei casi riguarda chi ha più di 50 anni”.

I crampi notturni alle gambe

“Le forme più comuni di crampi agli arti inferiori  - prosegue l’esperto - sono i cosiddetti crampi benigni idiopatici (cioè senza causa precisa) alle gambe, che si caratterizzano per insorgere tipicamente di notte.

Questi riguardano infatti circa il 73% della popolazione e possono:

  •  colpire il polpaccio;
  • provocare una flessione plantare del piede oppure delle dita”.

I crampi muscolari da attività fisica

“Esistono poi i crampi muscolari associati all’esercizio fisico, che compaiono invece durante o subito dopo l'attività fisica.

Benché si tratti di un disturbo generalmente innocuo e spesso non segnalato al medico, può arrivare a generare un dolore così intenso da impedire l’utilizzo del muscolo interessato che può durare da qualche secondo fino anche a diversi minuti”, aggiunge il dott.Bassi.

Le cause dei crampi muscolari

Sono molti e diversi i fattori che possono aumentare il rischio e la gravità dei crampi:

  • muscoli del polpaccio tesi per mancanza di stretching, inattività o, talvolta, edema (gonfiore) cronico della parte inferiore della gamba;
  • disidratazione;
  • alterazioni elettrolitiche con bassi livelli di potassio o magnesio;
  • anomalie muscoloscheletriche tra cui muscoli del polpaccio contratti, ad esempio, per posizione seduta mantenuta per un tempo prolungato, disturbi strutturali, come piedi piatti o ginocchio recurvato;
  • malattie neurologiche (neuropatie periferiche, plessopatie, radicolopatie, malattia del motoneurone, miopatie) o metaboliche (alcolismo, ipotiroidismo);
  • assunzione di alcune tipologie di farmaci o sostanze (inibitori del recettore dell'angiotensina II, cisplatino, clofibrato, diuretici, donepezil, farmaci con effetti agonisti beta-adrenergici, compresi broncodilatatori e alcuni beta-bloccanti, lovastatina, contraccettivi orali, pirazinamide, raloxifene, stimolanti, per esempio anfetamine, caffeina, cocaina, efedrina, nicotina, pseudoefedrina, teriparatide, tolcapone, vincristina);
  • sospensione di alcune tipologie di farmaci o sostanze (alcol, barbiturici, benzodiazepine, sedativi-ipnoinducenti o alcune tossine);
  • gravidanza

Le patologie che possono essere scambiate per crampi

“La valutazione clinica dei crampi muscolari si concentra sul riconoscimento di cosa può essere trattato. Spesso è già noto il disturbo che contribuisce all'insorgenza dei crampi e di solito si tratta di disturbi più gravi. La fase di valutazione clinica permette inoltre di escludere patologie che simulano e possono essere scambiate per crampi muscolari, ad esempio:

  • la claudicatio intermittentis o ‘sindrome delle vetrine’ che si manifesta con dolore crampiforme durante la deambulazione che obbliga a doversi fermare;
  • le distonie che sono contrazioni e spasmi muscolari involontari, scatti e tremori che portano a posture fisiche anormali o movimenti inconsueti;
  • la sindrome delle gambe senza riposo che provoca sensazione di irrequietezza alle gambe tale da sentire la necessità impellente di muoverle”.

Come si diagnosticano i crampi

Per poter identificare con chiarezza l’origine del disturbo, è necessario registrare tutte le informazioni che possono caratterizzare i crampi, inclusi:

  • durata;
  • frequenza;
  • localizzazione degli episodi;
  • trigger presunti (punti in cui si concentra il dolore) e ogni sintomo associato.

In particolare, è fondamentale tenere conto di tutti quei fattori che possono essere la causa d’insorgenza dei crampi, come ad esempio:

  • rigidità muscolare, debolezza, dolore e perdita di sensibilità, che possono essere correlati a disturbi neurologici o muscolari;
  • vomito, diarrea, esercizio fisico e sudorazione eccessivi, recente dialisi, uso di diuretici che possono comportare disidratazione, sbilanci elettrolitici o dei fluidi corporei;
  • amenorrea o irregolarità mestruale che determinano crampi alle gambe in gravidanza;
  • intolleranza al freddo con aumento di peso ed alterazioni della pelle, che sono sintomo di ipotiroidismo;
  • debolezza che potrebbe essere legata a disturbi di tipo neurologico;
  • dolore o perdita di sensibilità che possono essere sintomo di neuropatie periferiche o radicolopatie.

Inoltre, la valutazione clinica deve tenere conto anche dell’anamnesi farmacologica completa, incluso l'uso o l’abuso di alcol.

Una volta rilevati tutti i sintomi, si procede poi eseguendo l’esame obiettivo che deve includere:

  • la valutazione della pelle, alla ricerca di eventuali stigmate da alcolismo, edemi (gonfiori), perdita delle sopracciglia (indice di ipotiroidismo) e di cambiamenti di umidità/turgore;
  • un esame neurologico, con valutazione dei riflessi tendinei profondi;
  • la misurazione della pressione arteriosa in tutti gli arti: un polso debole o un basso rapporto della pressione arteriosa caviglia-polso possono essere indice di un'ischemia di quell'arto.

In presenza di referti clinici anomali, lo specialista potrà valutare poi se far eseguire ulteriori accertamenti diagnostici”, spiega il neurologo.

Cosa fare in caso di crampi 

 “Se si verifica un crampo, lo stretching dei muscoli interessati spesso può aiutare. Ad esempio, per attenuare una fitta che riguarda il polpaccio, efficace può essere usare una mano per tirare il piede e le dita del piede verso l'alto (dorsiflessione).

Nel caso in cui lo stretching non sia sufficiente o il problema si ripresenti in modo costante, è necessario affidarsi al consulto di uno specialista, il quale suggerirà l’approccio più indicato.

Gli integratori per i crampi muscolari

Il primo rimedio potrebbe essere l’integrazione di:

  • calcio, magnesio e potassio;
  • vitamine del complesso B o della vitamina E.

Nei casi più gravi sarà sempre lo specialista che, valutati attentamente i benefici e gli eventuali effetti collaterali, potrebbe eventualmente decidere di prescrivere alcuni farmaci a seconda dell’origine del crampo (antistaminici, farmaci calcio antagonisti, gabapentin, benzodiazepine, farmaci contenenti chinina) che, sfruttando meccanismi di azione diversi, possono dare benefici”, continua il dottor Bassi.

Come prevenire i crampi

Il neurologo conclude: “In generale, ci sono alcune misure che possono contribuire a prevenire l’insorgenza dei crampi muscolari:

  • evitare di eseguire esercizi fisici subito dopo aver mangiato;
  • prima di un esercizio fisico o di andare a letto, dedicare qualche minuto per eseguire un dolce allungamento dei muscoli.

Molto utile è il cosiddetto stretching del corridore:  la persona deve posizionarsi in piedi con una gamba posta in avanti a ginocchio piegato e l'altra gamba posta dietro a ginocchio esteso, come nella posizione di affondo. Le mani possono essere poste sui fianchi in posizione di equilibrio ed entrambi i talloni devono poggiare sul terreno. Il ginocchio della gamba anteriore deve essere poi progressivamente piegato in avanti fino a quando si avverte un allungamento muscolare lungo la parte posteriore della gamba posta dietro. Quanto maggiore è la distanza tra i due piedi, tanto maggiore sarà l'allungamento muscolare e il beneficio. Questa posizione deve essere mantenuta per 30 secondi e ripetuta 5 volte. Successivamente si può ripetere l’esercizio dall'altro lato.

  • bere molti liquidi, in particolare le bevande che contengono potassio, dopo l'esercizio fisico;
  • limitare il consumo di stimolanti, come caffeina, nicotina, efedrina e pseudoefedrina;
  • evitare di fumare;
  • consumare cibi che diano un buon apporto di magnesio, potassio e calcio (banane, verdure a foglia verde, come broccoli, rucola, spinaci e verze, uova, yogurt, legumi e germe di grano)”.
Cura e Prevenzione