Tiroidite di Hashimoto: cos’è e come si cura

PUBBLICATO IL 01 LUGLIO 2021

L’endocrinologo spiega quali sono i meccanismi che provocano la tiroidite di Hashimoto, malattia autoimmune che può essere curata, anche in gravidanza. 

 

Dottore, ho la tiroide, quella giapponese. È capitato a molti endocrinologi di sentire questa frase in ambulatorio. Si potrebbe sorridere se non ci fosse nelle parole della paziente la preoccupazione per una malattia dal nome così esotico e che riguarda un organo ritenuto così importante.

 

Stiamo parlando della tiroidite di Hashimoto, malattia autoimmune molto frequente nella popolazione, tanto che ne è affetta circa 1 persona su 20, con una spiccata prevalenza per il sesso femminile (circa 9 casi su 10). 

 

In alcuni casi le pazienti hanno già una lunga storia clinica, ma restano in apprensione per il livello di questi fastidiosi anticorpi anti tiroide, che rimangono sempre alti, con i loro asterischi che spiccano sui referti delle analisi. Spesso la paziente esprime tutti i suoi timori per la terapia ormonale che dovrà iniziare, soprattutto se in è gravidanza o se ne sta programmando una”. 

 

Chi parla è il dottor Marcello Filopanti, endocrinologo del Policlinico San Marco e di Smart Clinic. Lo abbiamo incontrato per conoscere un po’ più da vicino la tiroidite di Hashimoto, malattia autoimmune descritta per la prima volta nel 1912 dal medico giapponese Hakaru Hashimoto (da cui il nome) che inizialmente la chiamò struma lymphomatosal.

 

Cos’è la tiroidite di Hashimoto

“La tiroidite di Hashimoto è un’infiammazione cronica della tiroide, piccola ghiandola a forma di farfalla posta nella parte anteriore del collo, e provocata dal sistema immunitario stesso della persona - spiega il dottor Filopanti -. 

Si tratta quindi di una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario reagisce in modo anomalo attaccando e distruggendo i tessuti sani del nostro organismo, in questo caso la ghiandola tiroidea, riconoscendoli come estranei per errore

Si presenta frequentemente insieme ad altre malattie autoimmuni, ad esempio:

 

Cosa succede alla tiroide

“Il tessuto tiroideo è fatto di follicoli, piccoli sacchetti, che contengono colloide, una sostanza dall’aspetto simile alla colla dalla quale le cellule tiroidee ricavano gli ormoni tiroidei veri e propri, ovvero il T4 e, in misura minore, il T3. 

Al microscopio questo tessuto è simile all’acciottolato delle vie delle nostre città medievali: vario e armonico.

In caso di tiroidite, invece, si notano molti linfociti, i globuli bianchi, piccole cellule tutte identiche e disposte in blocchi compatti, che si infiltrano fra i follicoli tiroidei distruggendoli e rovinando struttura e funzione della ghiandola”, illustra l’endocrinologo. 

 

Fattori che favoriscono la malattia

“Come spesso accade con questo genere di patologie, è presente anche una forte familiarità. Non è raro infatti che a soffrirne siano anche i genitori, i nonni e i fratelli.

Un altro fattore che favorisce la malattia è la carenza di iodio, un elemento indispensabile per il buon funzionamento della tiroide. Nelle aree geografiche con ridotto apporto di iodio, infatti, questo genere di tiroidite risulta più frequente. 

Paradossalmente però  - continua lo specialista - anche l’eccesso favorisce la malattia, come nel caso di:
 

  • elevato consumo di alghe;
  • assunzione di farmaci come l’Amiodarone (un antiaritmico). 

 

La tiroidite di Hashimoto è particolarmente frequente, infine, nelle persone con sindrome di Down e nelle donne giovani, soprattutto con comparsa di:

  • stanchezza;
  • calo del tono dell’umore;
  • stipsi”. 


 

Chi fa la diagnosi

“Capita spesso che il primo riscontro di malattia avvenga:

 

  •  negli ambulatori dei medici di base;
  • specialisti che hanno in cura soprattutto pazienti donne, come i ginecologi
  • da specialisti che trattano patologie autoimmuni, come reumatologi e allergologi

 

Sempre più comune inoltre è la diagnosi di tiroidite a seguito dell’esecuzione di pacchetti clinici di check-up generale

Dall’endocrinologo, specialista nel trattamento delle patologie a carico della tiroide, si arriva di solito per la valutazione clinica e la diagnosi definitiva”, aggiunge il medico.

 

Gli esami per scoprirla

La tiroidite di Hashimoto può essere diagnosticata ambulatorialmente dallo specialista che, per prima cosa, esegue l’esame del collo

Nella maggior parte dei casi, in caso di malattia, la tiroide appare:
 

  •  di dimensioni aumentate;
  •  con una consistenza disomogenea;
  • irregolare al tatto.

 

In seguito, se non ancora eseguite, lo specialista potrà richiedere di effettuare delle analisi per verificare il TSH, ovvero l’ormone che indica la funzionalità tiroidea. 

 

La misurazione degli anticorpi ‘anti-tiroide’

Inoltre, vengono misurati i valori degli anticorpi anti tireoglobulina (AbTG) e anti tireoperossidasi (AbTPO), i cosiddetti anticorpi “anti-tiroide” prodotti in modo anomalo dal sistema immunitario e responsabili dell’insorgenza della patologia. Spesso risultano decine di volte superiori al limite massimo di normalità

 

A proposito di questi anticorpi, l’esperto ricorda: “La scoperta di questi due indicatori risale al 1956 da parte di un gruppo di ricerca che pubblicò i risultati nel 1962 sulla prestigiosa rivista medica Lancet. In calce all’articolo scientifico c’era un ritratto del dottor Hakaru Hashimoto, il primo a descrivere la tiroidite. Fu un omaggio postumo, perché Hashimoto morì di febbre tifoide nel 1934, a cinquantadue anni. Da quella pubblicazione in poi si diffuse il termine tiroidite di Hashimoto”

 

L’ecografia tiroidea

Ai fini della diagnosi, può essere richiesta anche l’ecografia tiroidea che, in genere mostra, una ghiandola infiammata e molto vascolarizzata. 

“La presenza di noduli tiroidei veri e propri, non deve essere collegata invece a una tiroidite”, chiarisce il dottor Filopanti. 

 

Ipotiroidismo Hashimoto

“L’insorgenza della patologia, nelle fasi iniziali, non comporta un malfunzionamento della tiroide. In genere, infatti, i valori del TSH risultano nella norma. 

È solo quando la ghiandola è nettamente danneggiata dall’infiammazione che gli ormoni tiroidei liberi, T4 e T3, iniziano a ridursi

 

Ed è a questo punto che la storia della tiroidite si intreccia con quella dell’ipotiroidismo, malattia in cui appunto la ghiandola tiroidea produce un’insufficiente quantità di ormoni”, spiega ancora lo specialista. 

 

La cura

“Un vero e proprio trattamento specifico per la tiroide di Hashimoto, ad oggi, non esiste - avverte Filipanti -. Poiché in buona parte dei casi però la malattia sfocia in un ipotiroidismo, la terapia prevede l’assunzione di ormone tiroideo (Levotiroxina) che, spesso, va preso per sempre. 

Se assunto nelle dosi adeguate, valutate in base alle necessità del singolo, però non ha effetti collaterali, perché del tutto analogo a quello naturale. 

 

Utile per tenere sotto controllo l’andamento della patologia è poi il monitoraggio terapeutico, che generalmente andrebbe effettuato annualmente”. 

 

Tiroidite e gravidanza

“Particolare attenzione va posta, infine, sulle donne che soffrono di tiroidite e vorrebbero diventare mamme, perché spesso intimorite dal fatto di non riuscire ad affrontare la gravidanza e che la malattia possa compromettere la salute del bambino”, sottolinea l’endocrinologo. 

 

È opportuno a questo punto dire che questa malattia non costituisce di per sé una controindicazione. Molte pazienti alla diagnosi di tiroidite, infatti, mostrano una funzione tiroidea normale o minimamente alterata e, se asintomatiche, non necessitano in genere di terapia

 

Indispensabile però è che le donne alla ricerca di un figlio si sottopongano a un regolare monitoraggio, perché il quadro può evolvere in ipotiroidismo nel corso del tempo. 

 

Inoltre, affinché la gravidanza possa procedere senza rischi, è opportuno che le analisi di funzione tiroidea siano normali, sia in corso di terapia ormonale, sia senza. Nel corso della gravidanza, è fondamentale poi che i controlli diventino più frequenti, soprattutto nel primo trimestre, quando l’embrione non ha ancora sviluppato la propria tiroide.

 

Fondamentale è infine rassicurare le donne con tiroidite di Hashimoto che sono alla ricerca di un bambino riguardo alla possibilità che la loro malattia possa danneggiare anche la tiroide del nascituro. Con controlli periodici prima e durante la gravidanza e un’adeguata terapia, è possibile infatti limitare i rischi d’insorgenza di queste complicanze”, conclude lo specialista. 

Cura e Prevenzione