Ernia cervicale: in quali casi è necessaria la chirurgia

PUBBLICATO IL 23 OTTOBRE 2019

Si parla di ernia cervicale quando essa interessa il tratto superiore, o appunto cervicale, della colonna vertebrale. In Italia circa il 20% della popolazione soffre di dolore cervicale sia in modo sporadico che costante.

Il dott. Paolo Gaetani, Neurochirurgo, Responsabile della U.O. di Chirurgia Vertebrale dell’Istituto di Cura Città di Pavia, dopo aver spiegato nel precedente articolo cos’è l’ernia cervicale e quali sono le cause riprende l’argomento spiegando in quali casi risulta necessario l’utilizzo dei bisturi.

Quando è necessario l’intervento chirurgico

L’intervento per Ernia Cervicale è necessario solo nei casi in cui falliscono le tecniche conservative come spiega lo specialista: “A seconda della posizione dell’ernia, laterale o mediana, si usano approcci chirurgici diversi. L’intervento consiste nell’ eliminare la compressione delle radici o del midollo spinale e nel prevenire la progressione dei sintomi”. 

I diversi approcci chirurgici per l’ernia cervicale 

Il Dott. Paolo Gaetani illustra due opzioni chirurgiche che vengono impiegate efficacemente per la cura e il trattamento dell’ernia cervicale: la discectomia standard (o con fusione intervertebrale) e laminectomia (accesso per via posteriore).

Il trattamento chirurgico viene eseguito in anestesia generale e si avvale di procedure effettuabili per via anteriore, posteriore oppure combinata, a seconda del caso.

Il primo approccio di cui ci parla lo specialista è quello della discectomia standard o con fusione intervertebrale: “Questo metodo è usato soprattutto nei casi di ernia discale e avviene attraverso un’incisione a livello del collo di circa 4-5 centimetri.

Con questa metodica, dopo aver separato la carotide e il doppio condotto esofago-trachea, è possibile raggiungere il piano vertebrale dove si procederà all’asportazione del materiale discale o degli speroni di osso tipici dell’artrosi.

In questo modo sarà possibile decomprimere il midollo spinale e le radici nervose. Si crea inoltre lo spazio per introdurre le cages (vere e proprie gabbiette, ndr) che permettono di riallineare la colonna vertebrale”.

Il secondo approccio è quello, invece, della laminectomia (accesso per via posteriore), spiega il medico: “Questo trattamento chirurgico è riservato ai casi di mielopatia e ha lo scopo di decomprimere il midollo spinale e i forami di congiunzione, fori ossei da cui fuoriescono i nervi.

Lo scopo di questa tecnica è rimuovere la parte posteriore delle vertebre senza danneggiare le faccette articolari, le zone in cui le vertebre si articolano tra loro. La manovra libera la dura madre, posta attorno al midollo spinale e alle radici nervose che non risultano più compresse”.

Se desideri saperne di più sull’argomento, consulta il nostro precedente articolo:

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