Quando arrivar primo non vale un premio…

PUBBLICATO IL 16 AGOSTO 2019

Secondo le stime l’eiaculazione precoce colpisce il 20% degli uomini italiani tra i 18 e i 70 anni influendo notevolmente sulla qualità di vita e generando ansia, scarsa autostima, imbarazzo, rassegnazione e frustrazione. E, come se non bastasse, determinando effetti negativi anche sul rapporto di coppia e sulla vita della partner. 

L’eiaculazione precoce consiste nel presentarsi, persistente o occasionale, di eiaculazione in seguito a stimolazione sessuale anche minima, oppure prima, durante o poco dopo la penetrazione e comunque prima di quando il soggetto desidererebbe. Come ci ha spiegato il Dott. Danilo Zani, Responsabile dell’U.O. di Urologia dell’Istituto Clinico Città di Brescia, “non esiste un criterio preciso, né sintomi chiaramente identificabili, per definire quand’è che si possa parlare di vera e propria eiaculazione precoce perché non esiste un tempo stabilito a priori in cui un uomo dovrebbe “durare”. L’eiaculazione precoce può essere secondaria a cause organiche quali anomalie anatomiche del frenulo, stati infiammatori, uretriti, vescicoliti, prostatiti, sclerosi multipla, tumori midollari, stress o ipertiroidismo ma, nella maggior parte dei casi, non è riscontrabile una causa precisa se non quella psicogena”.

Cosa fare in questi casi?

“La terapia comportamentale è indirizzata alla coppia e implica una serie di esercizi da eseguire insieme al partner. La cura farmacologica dell’eiaculazione precoce si basa su farmaci antidepressivi serotoninergici. Può essere utile associare alla terapia farmacologica un percorso di terapia comportamentale che preveda una graduale riduzione e sospensione del farmaco non appena il soggetto acquisisce un maggior senso di auto-controllo”.

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