Laser ad eccimeri: ad ognuno la sua tecnica

PUBBLICATO IL 22 AGOSTO 2019

Il laser ad eccimeri può essere impiegato con due diverse metodiche: la prima, più di superficie, chiamata PRK, e la seconda, più profonda, conosciuta con il termine Lasik o Femtolasik quando associata ad un altro tipo di laser, quello a femtosecondi. 

Ognuna delle due tecniche, la PRK introdotta negli anni ’80 mentre la Lasik una decina d’anni più tardi, sono valide e presentano vantaggi e svantaggi. Abbiamo chiesto al Dott. Renato Valeri, Responsabile dell’U.O. di Oculistica dell’Istituto Clinico San Rocco di Ome, pro e contro della PRK. “La PRK è una tecnica ormai molto standardizzata, facile da eseguire e con bassissimi rischi chirurgici: il risultato conseguibile con questa tecnica è molto soddisfacente e stabile nel tempo. Lo svantaggio è rappresentato dai tempi di recupero: ci vogliono 10/15 giorni di tempo per tornare ad avere una vista accettabile e può essere doloroso, sia pur in una percentuale ridotta (20%), il primo giorno post intervento”. I pro e contro, invece, della Lasik o meglio della sua evoluzione, la Femtolasik? “La Lasik e la sua evoluzione, la Femtolasik, si differenziano per un particolare ben preciso: non si procede più meccanicamente al taglio della cornea, cosa che avveniva con la Lasik, ma lo si esegue con il laser a femtosecondi. In questo modo la cornea viene sezionata e, in seguito alla creazione di una sorta di sportellino, viene ribaltata. Con l’impiego del laser ad eccimeri si esegue il trattamento all’interno dello spessore corneale e, successivamente, lo sportellino viene richiuso: ciò favorisce il recupero immediato da parte del paziente operato (il cosiddetto effetto wow), l’assenza di dolore nella fase post operatoria e un ritorno pressoché immediato alle attività del quotidiano. Lo svantaggio è che, in una piccola percentuale di pazienti, possono subentrare col tempo delle regressioni: andando a scavare gli strati più profondi della cornea, infatti, si può correre il rischio di intaccare la parte più strutturale della cornea stessa e se il paziente non è stato ben selezionato prima dell’intervento e/o presenta una cornea non troppo spessa, può andare incontro a questo genere di problematica. Un altro aspetto da non trascurare è che si tratta di una tecnica chirurgica più complessa rispetto a quella descritta in precedenza che può comportare delle complicanze nell’esecuzione del lembo (definito in gergo flap): si possono, infatti, creare delle pieghe o delle infezioni piuttosto invalidanti all’interno dello stroma”.

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