
Cos'è l'ecografia intravascolare IVUS e quando è necessaria
PUBBLICATO IL 13 OTTOBRE 2026
L'innovazione tecnologica ha contribuito in modo significativo all'evoluzione della cardiologia interventistica, mettendo a disposizione degli specialisti strumenti sempre più avanzati per pianificare ed eseguire procedure complesse come l'angioplastica coronarica.
Tra questi vi è l'IVUS (Intravascular Ultrasound), un sistema di ecografia intravascolare che consente di visualizzare l'interno delle arterie coronarie durante l'intervento e di ottenere informazioni preziose per guidare il posizionamento dello stent, una piccola struttura metallica che mantiene aperta l'arteria per ripristinare un adeguato flusso di sangue al cuore.
Ma quali sono i vantaggi di questa metodica? Viene utilizzata in tutti i pazienti? E cosa ci dicono oggi le più recenti evidenze scientifiche sul suo impiego? Lo chiediamo al dott. Luca Testa, cardiologo delle unità di Cardiologia Clinica, Interventistica e Terapia Intensiva Coronarica dell’IRCCS Policlinico San Donato, dirette dal Dott. Francesco Bedogni, nelle quali riveste il ruolo di referente dell’Interventistica Coronarica e della Ricerca Clinica.
Il dottor Testa è anche coordinatore dello studio internazionale OPTIMAL, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha valutato il ruolo dell'IVUS nel trattamento della stenosi del tronco comune della coronaria sinistra.
Che cos'è l'ecografia intravascolare IVUS e quando è utilizzata
L'IVUS (Intravascular Ultrasound) è una tecnica di diagnostica per immagini che utilizza una mini-sonda ecografica introdotta all'interno delle arterie coronarie attraverso un sottile catetere.
IVUS e coronarografia
In caso di utilizzo nella coronarografia, le informazioni fornite dall'ecografia intravascolare completano quelle ottenute con la coronarografia. La coronarografia mostra il decorso delle arterie coronarie e l'eventuale presenza di restringimenti, l'IVUS, invece, consente di osservarle da dentro.
L'integrazione di queste informazioni aiuta il cardiologo a pianificare la procedura e a verificarne il risultato finale.
“L'IVUS rappresenta uno strumento importantissimo per noi cardiologi interventisti. L’angiografia coronarica non è sempre in grado di fornire informazioni sufficienti. In molte situazioni questo supporto può essere utile per guidare l'intervento con maggiore precisione, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad anatomie particolarmente complesse”, afferma Testa.
IVUS e angioplastica
Durante l'angioplastica l’IVUS permette di ottenere immagini ad alta definizione delle pareti interne dei vasi sanguigni, consentendo di valutare:
- la composizione della placca aterosclerotica che li occlude;
- il diametro dell'arteria;
- il corretto posizionamento dello stent.
L'ecografia intravascolare è particolarmente utile quando l'intervento è più complesso, ad esempio, in caso di:
- stenosi del tronco comune della coronaria sinistra, ovvero il restringimento del tratto principale che porta il sangue a gran parte del cuore;
- lesioni calcifiche, ovvero placche molto indurite dalla presenza di calcio;
- biforcazioni coronariche, quando il restringimento si trova nel punto in cui un'arteria si divide in 2 rami.
Tuttavia, la scelta di utilizzarla non è automatica, ma deriva da una valutazione clinica complessiva che tiene conto delle caratteristiche del paziente, della complessità anatomica della lesione e dell'esperienza dell'équipe che esegue la procedura.
Lo studio OPTIMAL sull’IVUS coordinato dal Policlinico San Donato
Per comprendere se l'impiego sistematico dell'IVUS comportasse un miglioramento degli esiti clinici rispetto alla sola angiografia, è stato realizzato lo studio internazionale OPTIMAL, coordinato dall'IRCCS Policlinico San Donato insieme all'Oxford Heart Centre.
Lo studio ha coinvolto 806 pazienti trattati in 28 centri europei, confrontando 2 diverse strategie di trattamento:
- angioplastica guidata dall'IVUS;
- angioplastica guidata dalla sola angiografia.
Dopo un follow-up mediano di circa 3 anni, non sono emerse differenze significative tra i 2 gruppi per quanto riguarda morte, infarto miocardico, ictus o necessità di una nuova rivascolarizzazione. Anche il profilo di sicurezza è risultato sovrapponibile.
“Il messaggio più importante dello studio non è che l'IVUS non sia utile. Al contrario, il nostro lavoro conferma che la tecnologia deve essere utilizzata quando è realmente in grado di offrire un beneficio aggiuntivo per quel determinato paziente. L'appropriatezza rimane uno dei principi fondamentali della medicina basata sulle evidenze”, spiega il dottor Testa.
Tecnologia ed esperienza: un approccio complementare
I risultati dello studio sottolineano come la qualità delle cure non dipenda esclusivamente dalla disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate, ma anche dalla loro corretta integrazione nel processo decisionale clinico.
Nei centri con elevata esperienza e operatori altamente qualificati, la scelta della strategia più appropriata deriva dalla valutazione del singolo caso e dall'applicazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili.
“La ricerca serve proprio a questo: verificare in maniera rigorosa quali strumenti migliorino realmente gli esiti clinici e in quali contesti. L'innovazione rappresenta una grande opportunità, ma deve sempre essere accompagnata dall'esperienza dell'operatore e da una valutazione personalizzata del paziente”, conclude il medico.


