Quali esami fare dopo un infortunio sportivo?

Quali esami fare dopo un infortunio sportivo?

PUBBLICATO IL 06 NOVEMBRE 2026

Quali esami fare dopo un infortunio sportivo?

PUBBLICATO IL 06 NOVEMBRE 2026

Scopri tutti i servizi per gli sportivi dell’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

Una caviglia che cede durante una partita di calcetto, una fitta alla coscia a metà corsa, un ginocchio che dopo una caduta in bicicletta non si muove più come prima. Dopo un infortunio sportivo le domande sono quasi sempre le stesse: che esame devo fare? Radiografia, ecografia o risonanza? Va fatta subito? E soprattutto, a chi mi rivolgo? 

Ne parliamo con il professor Luca Maria Sconfienza, Responsabile della Radiologia Diagnostica e Interventistica dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e professore ordinario di Diagnostica per immagini e Radioterapia all’Università degli Studi di Milano.

 

Infortunio sportivo: prima la visita specialistica, poi gli esami di diagnostica

Il primo passo è il medico. “L’esame di imaging non sostituisce la visita, la completa - spiega il professor Sconfienza -. Raccontare bene cosa è successo, come e dove fa male permette al medico di scegliere l’esame più appropriato ed evitare accertamenti non necessari o eseguiti nel momento sbagliato”.

Il medico di famiglia è un punto di riferimento per essere indirizzati allo specialista più adatto. A seconda del problema, la visita può essere effettuata: 

  • dall’ortopedico o dal traumatologo, per fratture e lesioni di legamenti, menischi e tendini; 
  • dal medico dello sport, che valuta l’infortunio in rapporto all’attività praticata; 
  • dal fisiatra, soprattutto per i dolori da sovraccarico e per il recupero. 

Non tutti gli infortuni richiedono esami di imaging: un trauma lieve può essere valutato anche con la sola visita. Quando l’esame è necessario, la scelta dipende da ciò che si sospetta di aver danneggiato: osso, muscolo, tendine, legamento, cartilagine.

 

Radiografia, ecografia o risonanza magnetica? 

La radiografia è in genere il primo esame quando si sospetta un problema osseo, come una frattura o una lussazione. È rapida e utilizza basse dosi di radiazioni, ma ci da informazioni limitate e indirette su eventuali lesioni di muscoli, tendini e legamenti e, nei primi giorni, può non evidenziare fratture molto piccole o senza scomposizione.

L’ecografia è spesso l’esame di prima scelta per i tessuti molli superficiali. “Permette di valutare in tempo reale, anche mentre la persona muove l’articolazione - sottolinea il medico -. Questo spesso è molto utile, poiché durante l’esame l’operatore visita il paziente ed esamina la regione maggiormente interessata”. Inoltre, non utilizza radiazioni ionizzanti e questo la rende ripetibile più volte anche durante il recupero.

La risonanza magnetica è l’esame più completo in ambito muscoloscheletrico, perché studia tutte le strutture con un singolo esame: legamenti crociati, menischi, cartilagine, edema dell’osso. Non utilizza radiazioni e richiede tempi più lunghi; prima dell’esame è necessario segnalare pacemaker, protesi o altri dispositivi metallici.

 

Gli infortuni sportivi più frequenti: quale esame serve

Non esiste un esame valido per tutti: la scelta dipende dalla dinamica dell’infortunio e dai sintomi. Il professor Sconfienza individua alcuni esempi tra le situazioni di infortunio più frequenti nello sport; per ogni caso sottolinea che la scelta dell’esame spetta sempre al medico.

  • Distorsione di caviglia: si esegue una radiografia se non si riesce ad appoggiare il piede o se il dolore è localizzato sull’osso; l’ecografia valuta i legamenti ed i tendini; la risonanza si riserva ai casi in cui il dolore persiste oltre 3-4 settimane.
  • Trauma al ginocchio: la radiografia permette di escludere una frattura. Se l’articolazione rimane gonfia, cede o si blocca, la risonanza può chiarire se sono coinvolti legamenti, menisco o cartilagine.
  • Strappo muscolare: l’ecografia rappresenta spesso l’esame di primo livello, soprattutto per la rapidità di accesso all’esame. Tuttavia nelle lesioni di modesta entità l’ecografia spesso non è in grado di riconoscere adeguatamente le lesioni. La risonanza è utile nello studiare più accuratamente le lesioni o quando occorre stimare i tempi di recupero.
  • Caduta sulla spalla: la radiografia esclude frattura o lussazione, l’ecografia studia i tendini della cuffia dei rotatori e la risonanza valuta l’instabilità.
  • Dolore da sovraccarico a tibia, piede o anca nel runner: si comincia con la radiografia, mentre l’approfondimento viene eseguito con la risonanza. L’ecografia è utile solo per andare a valutare alcune strutture superficiali in modo mirato. 

Quando fare gli esami

Anche i tempi contano. “In passato, si diceva che fosse più opportuno aspettare qualche tempo dal trauma per la diagnostica radiologica. Attualmente, si tende sempre più ad eseguire gli esami appena possibile. Questo perché avere una diagnosi precoce aiuta a pianificare più rapidamente una terapia adeguata”.

 

Cosa fare dopo un infortunio sportivo

Dopo un infortunio è opportuno sospendere l’attività: continuare ad allenarsi “per vedere se passa” può peggiorare il problema. Nelle prime ore possono essere utili:

  • riposo;
  • ghiaccio mai a contatto diretto con la cute;
  • arto sollevato;
  • se necessario, una fasciatura leggermente compressiva. 

Sono indicazioni generali, da adattare a quanto stabilito dal medico.

Alla visita è utile portare gli esami già eseguiti, anche datati, e l’elenco dei farmaci assunti.

Quando andare al Pronto Soccorso

È opportuno rivolgersi tempestivamente al Pronto Soccorso in presenza di: 

  • dolore intenso e improvviso; 
  • deformità evidente; 
  • impossibilità di appoggiare o muovere l’articolazione; 
  • gonfiore molto rapido; 
  • formicolio o perdita di sensibilità; 
  • ferita aperta.

“Un infortunio inquadrato bene fin dall’inizio permette di scegliere il percorso di cura più appropriato - conclude il professor Sconfienza -. Serve l’esame adatto, al momento adatto”.

 

Il percorso dello sportivo infortunato all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

Il percorso inizia con una visita specialistica, in cui si ricostruisce la dinamica del trauma e si stabilisce quali accertamenti prescrivere. 

Le immagini sono valutate da radiologi specialisti nell’apparato muscolo-scheletrico; si arriva così alla diagnosi e alla scelta tra trattamento conservativo e, quando necessario, intervento chirurgico. 

In alcuni casi l’ecografia è anche uno strumento di cura: la radiologia interventistica prevede trattamenti mirati guidati dalle immagini.

Superata la fase acuta, fisiatri e fisioterapisti definiscono un programma riabilitativo personalizzato in base a sport praticato, età e obiettivi, lavorando su mobilità, forza, coordinazione e propriocezione. 

Prima del rientro all’attività, test funzionali verificano la tenuta dei tessuti e contribuiscono a ridurre il rischio di recidive.

Esami e modalità di accesso

All’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio è possibile eseguire radiografia, ecografia muscolo-scheletrica, risonanza magnetica e Tac, sia in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, sia in regime privato. 

Visite ortopediche, di medicina dello sport e fisiatriche sono prenotabili con le stesse modalità.