Come riconoscere la disbiosi intestinale e riequilibrare il microbiota

Come riconoscere la disbiosi intestinale e riequilibrare il microbiota

PUBBLICATO IL 05 MAGGIO 2026

Come riconoscere la disbiosi intestinale e riequilibrare il microbiota

PUBBLICATO IL 05 MAGGIO 2026

Consulta il cv del dott. Epifanio

Gonfiore, digestione difficile, stanchezza persistente: disturbi comuni che spesso vengono sottovalutati, ma che possono avere un’origine precisa. In molti casi, possono essere legati a una disbiosi intestinale, cioè un’alterazione del microbiota, l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino.

Si tratta di una condizione sempre più diffusa, che può influire non solo sulla salute dell’apparato digerente, ma anche sul benessere generale dell’organismo.

Ne parliamo con il dottor Gianfranco Epifanio, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna di Villa Erbosa a Bologna.

 

Cos’è la disbiosi intestinale

“La disbiosi intestinale è un’alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale, cioè dell’insieme di batteri, funghi e virus che popolano il nostro intestino e collaborano con l’organismo nelle funzioni digestive, metaboliche e immunitarie”, spiega lo specialista.

Non si tratta di un’eccessiva presenza di batteri cattivi, ma di un cambiamento della composizione e della funzione del microbiota, con una riduzione della diversità e un’alterata produzione di metaboliti, sostanze fondamentali per l’organismo.

La disbiosi può essere transitoria oppure associata a condizioni croniche. Alla base dei sintomi vi è spesso uno stato infiammatorio che indebolisce la barriera intestinale, favorendo il passaggio nel sangue di tossine e batteri e contribuendo a una risposta infiammatoria diffusa.

“Negli ultimi anni è emerso anche il legame tra intestino e cervello: un’alterazione del microbiota può influenzare la produzione di neurotrasmettitori e avere ripercussioni anche sul sistema nervoso”, aggiunge il dottor Epifanio.

 

Le principali cause della disbiosi intestinale

Le cause della disbiosi intestinale sono diverse e spesso possono coesistere. Tra le più comuni troviamo:

  • dieta povera di fibre e ricca di alimenti ultraprocessati;
  • consumo eccessivo di alcol;
  • uso prolungato di farmaci come antibiotici, inibitori della pompa protonica e lassativi;
  • stress prolungato e insonnia;
  • malattie croniche, come celiachia, sindrome dell’intestino irritabile, gastrite, SIBO (sindrome da contaminazione batterica dell’intestino), malattia diverticolare del colon e tumori del colon-retto.

“Si tratta di fattori che, nel tempo, possono alterare profondamente l’equilibrio del microbiota e favorire la comparsa dei sintomi”, sottolinea lo specialista.

 

Quali sono i sintomi della disbiosi intestinale

La disbiosi intestinale può manifestarsi con sintomi differenti, che non riguardano solo l’intestino. Possiamo distinguerli in: 

  • sintomi gastrointestinali;
  • sintomi extraintestinali.

Sintomi gastrointestinali

I sintomi gastrointestinali della disbiosi sono:

  • gonfiore addominale e meteorismo;
  • flatulenza;
  • senso di pienezza precoce;
  • dolori addominali;
  • alterazioni dell’alvo (stipsi, diarrea o alternanza). 

Sintomi extraintestinali

Tra i sintomi extraintestinali della disbiosi troviamo:

  • dermatiti, in particolare acne e psoriasi;
  • steatosi epatica (detta “fegato grasso”);
  • obesità;
  • diabete mellito di tipo 2;
  • dislipidemia (alterazione della quantità di grassi nel sangue);
  • patologie autoimmuni come artrite reumatoide, celiachia, alterata sensibilità al glutine;
  • problematiche ginecologiche come candidosi ricorrenti ed endometriosi; 
  • sintomi neurologici e psicologici, tra cui ansia, depressione, irritabilità, insonnia, cefalea, stanchezza estrema e difficoltà di concentrazione.

“Una flora intestinale alterata non influisce solo sull’intestino, ma può avere effetti su tutto l’organismo, proprio per il ruolo centrale che il microbiota svolge nel mantenimento dell’equilibrio generale”, evidenzia il dottor Epifanio.

 

A chi rivolgersi se si sospetta una disbiosi intestinale

In presenza di sintomi riconducibili a una possibile disbiosi intestinale, è importante evitare l’autodiagnosi e rivolgersi a uno specialista. 

Il primo riferimento è generalmente il medico di medicina generale, che può effettuare una valutazione iniziale e indirizzare verso gli accertamenti più appropriati. “Si dà per scontato che, in caso di sintomi persistenti o non chiaramente inquadrabili, lo specialista venga coinvolto dal curante”, afferma il dottore.

Nella maggior parte dei casi, lo specialista di riferimento è il gastroenterologo, che si occupa delle patologie dell’apparato digerente e può impostare un corretto iter diagnostico e terapeutico.

“A seconda delle necessità, può essere utile anche il coinvolgimento di altre figure professionali, come il nutrizionista o altri specialisti in presenza di sintomi extraintestinali - spiega il dottor Epifanio -. Un approccio multidisciplinare consente di affrontare la disbiosi in modo più completo e personalizzato”.

 

Come si diagnostica: gli esami per la disbiosi intestinale 

Ad oggi non esiste un esame specifico che consenta di diagnosticare correttamente la disbiosi del colon.

“La molteplicità dei sintomi testimonia come sia difficile arrivare a diagnosticare con certezza tale condizione - afferma lo specialista -. Bisogna sempre partire da un’attenta anamnesi e da un esame obiettivo accurato”.

A seconda dei sintomi, possono essere necessari:

  • esami del sangue completi;
  • calprotectina fecale, per determinare la presenza di uno stato infiammatorio intestinale cronico;
  • ecografia addominale;
  • colonscopia con eventuali biopsie, per escludere malattie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, malattia diverticolare e tumori del colon-retto;
  • breath test per le intolleranze al lattosio;
  • esami delle feci per individuare batteri, parassiti e miceti.

“Nei casi più complessi, possono essere utilizzati test avanzati per analizzare la composizione del microbiota, anche attraverso uno studio del DNA”, aggiunge il dottor Epifanio.

 

Come si cura la disbiosi intestinale

Il trattamento dipende dalla causa e deve essere sempre personalizzato.

“Quando è possibile identificare una causa specifica, è fondamentale intervenire direttamente su quella. Negli altri casi, si lavora su più fronti per ristabilire l’equilibrio intestinale”, sottolinea il dottor Epifanio.

Alimentazione per la disbiosi intestinale 

La dieta è uno degli strumenti principali per curare la disbiosi intestinale. “Si consiglia un’alimentazione ricca di fibre e povera di alimenti processati

In alcuni casi può essere utile una dieta low-FODMAP, che riduce temporaneamente i carboidrati fermentabili responsabili di alcuni disturbi intestinali - afferma il dottor Epifanio -. 

Nel trattamento della disbiosi intestinale è quindi sempre più importante la stretta collaborazione tra il gastroenterologo e il nutrizionista”.

Stile di vita

In caso di disbiosi intestinale è importante mantenere uno stile di vita sano con:

  • attività fisica regolare; 
  • sonno adeguato; 
  • gestione dello stress. 

Prebiotici e probiotici per la disbiosi intestinale

I prebiotici sono fibre non digeribili che favoriscono la crescita dei batteri “buoni”. Tra questi rientrano, per esempio, l’inulina (presente in alimenti come cicoria e radicchio) e i FOS (Frutto-OligoSaccaridi), contenuti in aglio e cipolla.

I probiotici, invece, sono microrganismi vivi che contribuiscono a ripristinare l’equilibrio della flora intestinale. “In particolare lattobacilli e bifidi devono essere assunti in quantità e per periodi adeguati, in genere almeno 10 miliardi al giorno per 4-6 settimane - precisa lo specialista -. È importante evitare l’autoprescrizione, anche dei cosiddetti fermenti lattici, e affidarsi sempre al medico per scegliere ceppi validati scientificamente”.

Farmaci per la disbiosi intestinale 

In casi selezionati possono essere utilizzati:

  • antibiotici mirati;
  • farmaci sintomatici;
  • trattamenti che agiscono sull’asse intestino-cervello, come ansiolitici e antidepressivi.

 

L’idrocolonterapia come trattamento di supporto per la disbiosi intestinale

In alcuni pazienti, i disturbi della disbiosi intestinale possono continuare nonostante dieta, probiotici e cambiamenti dello stile di vita. “In queste situazioni può essere utile affiancare approcci integrativi, sempre all’interno di un percorso clinico controllato e personalizzato”, conclude il dottor Epifanio.

Tra le opzioni, può essere presa in considerazione l’idrocolonterapia come trattamento di supporto. La sua azione meccanica può contribuire a migliorare l’ambiente intestinale, in presenza di alcune problematiche legate a un’alterazione del microbiota intestinale.