Come riconoscere la membrana epiretinica e quando operare

Come riconoscere la membrana epiretinica e quando operare

PUBBLICATO IL 21 MAGGIO 2026

Come riconoscere la membrana epiretinica e quando operare

PUBBLICATO IL 21 MAGGIO 2026

Controlla le disponibilità per una prima visita oculistica specialistica

La membrana epiretinica è una patologia oculare che interessa la superficie della retina, in particolare la macula, la zona centrale responsabile della visione nitida e dei dettagli, e che può causare una progressiva distorsione della vista. Si tratta di una condizione piuttosto frequente, soprattutto con l’avanzare dell’età.

Come si manifesta e quando è necessario intervenire?  Lo chiediamo al dott. Gaspare Monaco, primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Policlinico San Donato.

 

Cos’è la membrana epiretinica

La membrana epiretinica è una pellicola sottile, costituita da tessuto fibroso, che si forma sulla superficie della retina. Viene detta anche “pucker maculare”, ovvero increspatura della macula.

“Si tratta di una sorta di membrana trasparente che cresce sopra la macula e che, contraendosi nel tempo, può creare una trazione sulla retina, deformandola”, spiega il dott. Monaco.

Questa trazione può alterare la normale architettura della macula e compromettere la qualità della visione centrale. Nella maggior parte dei casi si sviluppa lentamente e può rimanere stabile per anni, ma in alcune situazioni tende a peggiorare.

 

Quali sono i sintomi della membrana epiretinica?

La membrana epiretinica può essere inizialmente asintomatica o causare disturbi lievi.
Con il passare del tempo, però, possono comparire alcuni sintomi caratteristici. Si parla di:

  • visione offuscata o meno nitida;
  • metamorfopsie, ovvero distorsione delle immagini;
  • difficoltà nella lettura;
  • percezione alterata delle dimensioni degli oggetti.

“Il sintomo più tipico è la distorsione visiva: le linee dritte appaiono ondulate o irregolari. In alcuni casi, i pazienti riferiscono anche una sensazione di ‘immagini stirate’ o deformate”, sottolinea il dott. Monaco.

A differenza di altre patologie retiniche, la perdita visiva è spesso graduale e raramente improvvisa.

 

Cause e fattori di rischio della membrana epiretinica

Nella maggior parte dei casi, la membrana epiretinica è legata all’invecchiamento e alle modificazioni del vitreo, il gel trasparente che riempie il bulbo oculare.

“Con il passare degli anni, il vitreo tende a distaccarsi dalla retina. Questo processo può stimolare la formazione di cellule sulla superficie retinica, che nel tempo danno origine alla membrana”, spiega il dottore.

Esistono però anche forme secondarie, associate ad altre condizioni oculari o sistemiche. Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • età superiore ai 60 anni;
  • distacco posteriore del vitreo;
  • interventi oculari precedenti;
  • infiammazioni oculari;
  • patologie retiniche (come retinopatie o occlusioni vascolari);
  • traumi oculari. 

 

Come si diagnostica

La diagnosi della membrana epiretinica avviene attraverso una visita oculistica completa. L’esame principale di riferimento è la tomografia a coerenza ottica (OCT), una tecnica non invasiva che permette di ottenere immagini ad alta definizione della retina e di valutarne con precisione eventuali alterazioni.

“L’OCT permette di vedere chiaramente la presenza della membrana e di valutarne l’effetto sulla macula. È fondamentale per decidere se e quando intervenire”, spiega l’oftalmologo Monaco.

Grazie a questo esame è possibile anche monitorare nel tempo l’evoluzione della patologia.

 

Quando operare una membrana epiretinica? 

Non tutte le membrane epiretiniche richiedono un trattamento chirurgico. Nei casi lievi o con sintomi minimi, è possibile adottare un approccio conservativo, con controlli periodici.

“Molti pazienti convivono con una membrana epiretinica senza particolari disturbi. In questi casi è sufficiente il monitoraggio nel tempo”, chiarisce il primario.

L’intervento per la membrana epiretinica viene, invece, preso in considerazione quando:

  • la visione è significativamente ridotta;
  • la distorsione delle immagini compromette le attività quotidiane;
  • la patologia mostra una progressione.

“La decisione di operare non si basa solo sugli esami, ma soprattutto sui sintomi riferiti dal paziente e sull’impatto sulla qualità della vita”, sottolinea il dott. Monaco.

 

L’intervento di vitrectomia con rimozione della membrana

Il trattamento chirurgico della membrana epiretinica è la vitrectomia, spesso associata alla rimozione della membrana stessa (peeling).

“Durante l’intervento si rimuove il vitreo e si elimina delicatamente la membrana dalla superficie della retina, liberando la macula dalla trazione”, spiega il dott. Monaco.

Si tratta di una procedura microchirurgica eseguita con strumenti di alta precisione. In alcuni casi viene rimossa anche una sottile membrana interna della retina (membrana limitante interna) per ridurre il rischio di recidiva.

“La chirurgia è oggi sicura ed efficace, ma va riservata ai casi in cui il beneficio atteso supera i possibili rischi”, precisa il primario.

Recupero visivo dopo l'intervento di vitrectomia

Il recupero della vista dopo l’intervento di vitrectomia è generalmente graduale e può richiedere settimane o mesi.

“Dopo la rimozione della membrana, la retina ha bisogno di tempo per riadattarsi. La visione migliora progressivamente, anche se non sempre torna completamente normale”, sottolinea il dott. Monaco.

Il grado di recupero dipende da diversi fattori:

  • durata della patologia;
  • entità della deformazione maculare;
  • condizioni generali della retina.

Intervenire in una fase non troppo avanzata può favorire risultati migliori.

 

Si può prevenire la membrana epiretinica?

Non esiste una vera e propria prevenzione per la membrana epiretinica, soprattutto nelle forme legate all’invecchiamento, che rappresentano la maggior parte dei casi. Tuttavia, è possibile intervenire precocemente riconoscendo i primi segnali della malattia e monitorandone l’evoluzione:

  • controlli oculistici regolari, in particolare dopo i 60 anni o in presenza di altri fattori di rischio, consentono di individuare eventuali alterazioni della retina anche prima della comparsa di sintomi evidenti;
  • anche l’auto-osservazione gioca un ruolo importante: strumenti semplici come la griglia di Amsler, un reticolo di linee simile a un foglio a quadretti, permettono di accorgersi di eventuali distorsioni visive. Se le linee appaiono ondulate, deformate o interrotte, è consigliabile rivolgersi allo specialista per un approfondimento.

“Prestare attenzione ai cambiamenti della visione e rivolgersi tempestivamente allo specialista è fondamentale per una gestione corretta della patologia”, conclude il dott. Monaco.