Cos’è la disfunzione microvascolare e perché colpisce soprattutto le donne

Cos’è la disfunzione microvascolare e perché colpisce soprattutto le donne

PUBBLICATO IL 29 MAGGIO 2026

Cos’è la disfunzione microvascolare e perché colpisce soprattutto le donne

PUBBLICATO IL 29 MAGGIO 2026

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La salute del cuore non dipende solo dalle grandi arterie coronarie. Esiste infatti una rete di vasi sanguigni molto piccoli, chiamata microcircolo coronarico, fondamentale per portare ossigeno e nutrienti al muscolo cardiaco. Quando questi piccoli vasi non funzionano correttamente, possono comparire sintomi anche importanti, pur in assenza di ostruzioni evidenti alle coronarie principali.

Si parla in questi casi di disfunzione microvascolare, una condizione ancora poco conosciuta, ma sempre più riconosciuta dalla cardiologia moderna, spesso responsabile di dolore toracico, affanno e ischemia miocardica, soprattutto nelle donne.

Per capire meglio di cosa si tratta, quali sono i sintomi da non sottovalutare e come si arriva alla diagnosi, lo chiediamo alla Dott.ssa Serenella Castelvecchio, Responsabile del Programma di Medicina di Genere e cardiologa del Centro Essentia Donna presso l’IRCCS Policlinico San Donato di Milano.

 

Cos’è la disfunzione microvascolare

“La disfunzione microvascolare è un’alterazione del funzionamento dei piccoli vasi sanguigni del cuore, cioè di quelle arteriole e capillari che regolano il flusso di sangue al miocardio”, spiega la Dott.ssa Castelvecchio.

In condizioni normali, questi vasi si dilatano o si restringono in base alle necessità dell’organismo. Quando questo meccanismo si altera, il cuore può ricevere meno ossigeno, soprattutto durante uno sforzo o in condizioni di stress, provocando sintomi simili a quelli di una malattia coronarica classica.

A differenza della coronaropatia ostruttiva, la disfunzione microvascolare non interessa le grandi arterie e spesso non è visibile con gli esami tradizionali.

 

Quali sono le cause della disfunzione microvascolare

Le cause della disfunzione microvascolare possono essere diverse e spesso coesistono tra loro. Alla base c’è frequentemente una disfunzione endoteliale, cioè un’alterazione dell’endotelio, il sottile rivestimento interno dei vasi sanguigni, che perde la capacità di regolare correttamente la vasodilatazione. 

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • ipertensione arteriosa; 
  • diabete; 
  • colesterolo alto; 
  • fumo; 
  • obesità; 
  • sedentarietà; 
  • infiammazione cronica. 

“Inoltre, i cambiamenti ormonali possono avere un ruolo importante, motivo per cui questa condizione è particolarmente frequente nelle donne, soprattutto dopo la menopausa” aggiunge la cardiologa.

 

Disfunzione microvascolare e donne: perché è più frequente

La disfunzione microvascolare è strettamente legata alla medicina di genere.

“Le donne presentano più frequentemente ischemia miocardica in assenza di stenosi coronariche significative. Questo fenomeno è spesso correlato proprio a una sofferenza del microcircolo” sottolinea la cardiologa.

Dopo la menopausa, la riduzione degli estrogeni può influire negativamente sulla funzione vascolare. “Gli estrogeni esercitano un effetto protettivo sull’endotelio e sulla circolazione. La loro diminuzione può favorire la comparsa di rigidità vascolare e alterazioni del microcircolo”.

Per questo è importante non sottovalutare sintomi cardiaci anche quando gli esami di primo livello risultano normali.

 

Quali sono i sintomi della disfunzione microvascolare

I sintomi possono essere simili a quelli dell’angina pectoris, ma talvolta più sfumati o atipici. Spiega la Dott.ssa Castelvecchio: “I pazienti riferiscono spesso: 

  • dolore o senso di oppressione al petto; 
  • affanno; 
  • affaticamento; 
  • ridotta tolleranza allo sforzo”.

I sintomi della disfunzione microvascolare nelle donne

Nelle donne, i sintomi possono presentarsi in modo meno “classico”, ad esempio, con:

  • nausea; 
  • dolore alla schiena, alla mandibola o alle braccia; 
  • stanchezza intensa; 
  • fiato corto. 

“Questo contribuisce a ritardi diagnostici o a una sottovalutazione del problema”.

 

Come si diagnostica la disfunzione microvascolare

La diagnosi può essere complessa e richiede spesso un percorso specialistico.

“Talvolta l’elettrocardiogramma o il test da sforzo possono suggerire un’ischemia, ma la coronarografia non evidenzia restringimenti significativi delle coronarie” spiega la Dott.ssa Castelvecchio.

Per approfondire, possono essere utilizzati esami specifici come:

  • ecocardiogramma da stress; 
  • risonanza magnetica cardiaca; 
  • PET cardiaca; 
  • TAC coronarica; 
  • studio invasivo del microcircolo. 

“Uno degli strumenti più utili è la valutazione della riserva di flusso coronarico, che consente di capire se il microcircolo risponde correttamente alle richieste del cuore”.

 

È pericolosa la disfunzione microvascolare? 

Anche se spesso sottovalutata, questa condizione non è affatto banale.

“Non si tratta di una patologia ‘benigna’ - precisa la specialista -. Può compromettere la qualità di vita e, in alcuni casi, aumentare il rischio di eventi cardiovascolari nel lungo termine”.

Il paziente può infatti sviluppare:

  • ischemia miocardica ricorrente; 
  • ricoveri ripetuti; 
  • limitazione nelle attività quotidiane; 
  • maggiore rischio cardiovascolare. 

 

Come si cura la disfunzione microvascolare

Il trattamento della disfunzione microvascolare si basa su un approccio personalizzato.

“Il primo passo è correggere i fattori di rischio cardiovascolare e migliorare lo stile di vita” afferma la Dott.ssa Castelvecchio. Le indicazioni includono:

  • alimentazione equilibrata; 
  • attività fisica regolare; 
  • controllo del peso; 
  • stop al fumo; 
  • gestione dello stress. 

Il trattamento farmacologico

Dal punto di vista farmacologico, possono essere prescritti:

  • beta-bloccanti; 
  • calcio-antagonisti; 
  • ACE-inibitori; 
  • statine; 
  • farmaci antianginosi. 

La terapia va cucita sul singolo paziente, in base ai sintomi e alle cause sottostanti.

 

Come si può intervenire: prevenzione e follow-up cardiologico

La prevenzione è possibile agendo precocemente sui fattori di rischio.

“Prestare attenzione ai segnali del corpo e non trascurare sintomi come affanno o dolore toracico, anche se gli esami iniziali sono negativi, è fondamentale” conclude la Dott.ssa Castelvecchio.

Un corretto follow-up cardiologico, soprattutto nelle donne in menopausa o in presenza di familiarità e fattori di rischio, può fare la differenza.

Riconoscere la disfunzione microvascolare significa dare un nome a sintomi spesso inspiegabili e impostare un percorso diagnostico e terapeutico mirato. Una diagnosi precoce può migliorare significativamente la qualità di vita e ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari future.