
Al Policlinico San Marco innovativo intervento con TPLA per il tumore della prostata
PUBBLICATO IL 29 LUGLIO 2026
È stato eseguito con successo al Policlinico San Marco uno dei primi interventi in provincia di Bergamo di terapia focale con TPLA (Transperineal Laser Ablation) applicata al trattamento di un tumore della prostata. La procedura, generalmente utilizzata per l’ipertrofia prostatica benigna, è stata effettuata su un paziente di 44 anni affetto da una neoplasia prostatica localizzata.
Ma in cosa consiste questo intervento? E quali vantaggi offre? Ne parliamo con l’équipe dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico San Marco.
Che cos’è e in che cosa consiste la TPLA
La TLPA è una tecnica mini-invasiva, senza incisioni chirurgiche, che rientra nelle cosiddette terapie focali che hanno come obiettivo colpire selettivamente il tumore preservando il tessuto sano circostante
“La procedura utilizza fibre laser sottili introdotte nella prostata per via transperineale (attraverso il perineo, l’area tra scroto e ano) sotto guida ecografica e fusion imaging. Una volta posizionate, le fibre trasmettono energia laser che genera calore localizzato, inducendo:
- necrosi coagulativa del tessuto bersaglio;
- distruzione delle cellule tumorali;
- risparmio delle strutture vicine responsabili di continenza urinaria ed erezione.
Il trattamento viene eseguito in day surgery, in anestesia locale con lieve sedazione”.
La TPLA contro il tumore alla prostata
Il tumore della prostata rappresenta oggi una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile. Grazie alla diagnosi precoce mediante PSA, risonanza magnetica multiparametrica e biopsie mirate, però, sempre più spesso la malattia viene identificata in fase iniziale, cioè quando è ancora confinata alla ghiandola prostatica.
La moderna urologia distingue i tumori in base alla stratificazione del rischio: basso rischio, rischio intermedio e alto rischio, considerando parametri come PSA, Gleason Score e stadio clinico.
“Per le forme aggressive, la chirurgia di riferimento rimane la prostatectomia radicale robot-assistita, tecnica oggi largamente diffusa che consente l’asportazione completa della prostata con elevata precisione.
Tuttavia, nei tumori a basso rischio, la tendenza, supportata anche da studi scientifici internazionali, è quella di ridurre l’impatto terapeutico, preservando qualità di vita e funzionalità urinaria e sessuale. È in questo scenario che si inserisce la TPLA, nata inizialmente per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, che negli ultimi anni ha trovato indicazione anche in alcune forme di tumore prostatico” spiegano gli specialisti.
Per chi è indicata la TPLA
La TPLA viene proposta a pazienti selezionati:
-
con tumore a basso rischio localizzato;
- che desiderano un’alternativa alla sorveglianza attiva, strategia che prevede controlli periodici, ma che spesso comporta un importante carico psicologico legato alla convivenza con la diagnosi oncologica.
È importante comunque sottolineare che questo approccio richiede una selezione accurata e una valutazione personalizzata del singolo caso.
I vantaggi della TPLA
Dal punto di vista clinico, la TPLA offre diversi vantaggi, tra i quali:
- minima invasività;
- tempi di recupero più brevi;
- preservazione nella maggior parte dei casi della continenza urinaria e della funzione erettile;
- possibilità di tornare rapidamente alle normali attività quotidiane poiché, nella maggior parte dei casi, non richiede il posizionamento di un catetere vescicale alla dimissione.
L’esperienza del Policlinico San Marco in urologia oncologica
L’utilizzo di questa tecnica mini-invasiva si inserisce nel percorso della cosiddetta “urologia di precisione”, in cui il trattamento viene personalizzato sul singolo paziente e sulle caratteristiche biologiche della malattia. Non sostituisce la chirurgia tradizionale nei tumori aggressivi, ma amplia le opzioni terapeutiche disponibili per pazienti con neoplasie iniziali che desiderano un approccio meno invasivo.
“L’introduzione di procedure innovative come la TPLA rappresenta un ulteriore passo avanti nell’ambito delle tecniche mini-invasive dedicate all’urologia oncologica, con l’obiettivo di offrire trattamenti sempre più mirati, soprattutto in pazienti selezionati e in presenza di neoplasie localizzate - sottolinea l’équipe di Urologia -. Oggi grazie a queste nuove tecniche possiamo trattare molte patologie urologiche, non solo il tumore, con tempi di ripresa più brevi e interventi più conservativi rispetto alla chirurgia tradizionale”.
L’esperienza del Policlinico San Marco conferma come innovazione tecnologica, selezione accurata dei pazienti e multidisciplinarietà possano oggi offrire nuove prospettive nella cura del tumore della prostata, con un obiettivo sempre più centrale nella medicina moderna: curare bene, ma preservando al massimo la qualità della vita.



