Ipertensione in gravidanza: riconoscerla e gestirla per la salute di mamma e bambino

Ipertensione in gravidanza: riconoscerla e gestirla per la salute di mamma e bambino

PUBBLICATO IL 27 LUGLIO 2026

Ipertensione in gravidanza: riconoscerla e gestirla per la salute di mamma e bambino

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L’ipertensione in gravidanza (o pressione alta in gravidanza) è una condizione clinica che può insorgere durante la gestazione oppure essere già presente prima del concepimento. Si tratta di un quadro che richiede attenzione e un monitoraggio regolare, perché una diagnosi precoce e una corretta gestione consentono, nella maggior parte dei casi, un’evoluzione favorevole della gravidanza.

Ne parliamo con la dottoressa Serenella Castelvecchio, cardiologa e responsabile del Programma di Medicina di Genere presso l’IRCCS Policlinico San Donato.

 

I valori della pressione alta in gravidanza 

Si definisce ipertensione in gravidanza quella condizione in cui la pressione arteriosa (PA) sistolica è uguale o superiore a 140 mmHg e/o la PA diastolica è uguale o superiore a 90 mmHg, misurate mediante misurazioni ripetute in ambulatorio o in ospedale in 2 occasioni separate o a distanza di almeno 15 minuti. 

L'ipertensione severa è definita quando i valori pressori sono uguali o superiori a 160/110 mmHg

 

La classificazione dell’ipertensione in gravidanza

In gravidanza si distinguono diverse forme di ipertensione, che hanno implicazioni differenti sia in termini di monitoraggio sia di gestione:

  • ipertensione gestazionale, che compare dopo la 20ª settimana, senza segni di danno d'organo, e che di solito si risolve entro 6 settimane dal parto. È associata a un aumentato rischio di preeclampsia, parto pretermine, distacco di placenta e future malattie cardiovascolari;
  • ipertensione cronica, presente prima della gravidanza o diagnosticata precocemente;
  • ipertensione cronica con sovrapposizione di complicanze;
  • preeclampsia, forma più complessa che coinvolge anche altri organi.

“La corretta classificazione è, quindi, essenziale per definire il livello di rischio e impostare il percorso più adeguato” spiega la dottoressa Castelvecchio.

 

Perché viene l'ipertensione in gravidanza: le cause

Durante la gravidanza il corpo della donna si modifica in modo significativo per garantire al feto un adeguato apporto di sangue attraverso la placenta. In questo processo anche il sistema cardiovascolare si adatta, e nella maggior parte dei casi lo fa senza problemi. In alcune donne, però, questi meccanismi di adattamento non funzionano in modo ottimale e questo può favorire un aumento della pressione arteriosa.

“Tra i fattori più frequentemente associati troviamo: 

  • una predisposizione individuale su base genetica;
  • la prima gravidanza;
  • una gravidanza gemellare. 

Anche l’età materna, molto giovane o più avanzata, e la presenza di condizioni come obesità, diabete o malattie renali possono aumentare il rischio - spiega la specialista -. 

In una parte dei casi, tuttavia, non è possibile identificare una causa precisa”.

 

Sintomi della pressione alta in gravidanza e segnali da riconoscere

L’ipertensione in gravidanza può rimanere a lungo silente, senza dare alcun sintomo. Proprio per questo, la misurazione della pressione durante le visite ostetriche è fondamentale e rappresenta uno degli strumenti principali di prevenzione.

Quando i sintomi sono presenti, possono manifestarsi in diversi modi, tra cui:

  • mal di testa persistente e diverso dal solito;
  • disturbi della vista, come visione offuscata o lampi luminosi;
  • gonfiore improvviso a viso, mani o gambe;
  • dolore nella parte alta dell’addome;
  • aumento di peso rapido e non giustificato;
  • riduzione dei movimenti del bambino.

“La comparsa anche di uno solo di questi segnali richiede una valutazione medica tempestiva” sottolinea la cardiologa.

 

Rischi dell’ipertensione per la madre e per il feto

Se non adeguatamente controllata, l’ipertensione in gravidanza può comportare rischi sia materni sia fetali.

Per la madre aumenta la probabilità di: 

  • preeclampsia severa; 
  • distacco di placenta; 
  • coinvolgimento di organi come reni e fegato. 

Inoltre, rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare anche a lungo termine.

Per il feto i principali rischi includono, invece: 

  • ridotta crescita intrauterina;
  • parto pretermine;
  • basso peso alla nascita;
  • sofferenza fetale.

“È importante sottolineare che, con una diagnosi precoce e un monitoraggio appropriato, nella maggior parte dei casi l’esito della gravidanza è positivo” chiarisce la dottoressa.

La preeclampsia, tra le complicanze più importanti

La preeclampsia è una delle complicanze più rilevanti dell’ipertensione in gravidanza. Insorge generalmente dopo la 20ª settimana e può interessare diversi organi oltre al sistema cardiovascolare. “Si tratta di una condizione sistemica che può coinvolgere reni, fegato e sistema ematologico” spiega la dottoressa Castelvecchio.

Oltre all’aumento dei valori pressori, possono essere presenti:

  • proteinuria (presenza di proteine nelle urine);
  • alterazioni della funzionalità epatica o renale;
  • riduzione del numero delle piastrine;
  • sintomi neurologici come cefalea intensa o disturbi visivi.

Nei casi più severi può evolvere in eclampsia, una condizione caratterizzata da convulsioni o perdita di coscienza, non causata da altri disturbi neurologici, e che può presentare tutti i segni e i sintomi della preeclampsia. Si tratta di un'emergenza medica che può portare al coma e alla morte. 

 

Diagnosi e monitoraggio

La diagnosi si basa su misurazioni ripetute della pressione arteriosa e su accertamenti clinico-laboratoristici che permettono di valutare le condizioni materne e fetali, tra cui:

  • esami del sangue; 
  • analisi delle urine; 
  • ecografie ostetriche per il monitoraggio della crescita fetale;
  • valutazioni del benessere del bambino. 

In alcuni casi può anche essere indicato il monitoraggio domiciliare della pressione arteriosa.

 

Gestione clinica dell’ipertensione in gravidanza

La gestione dell’ipertensione in gravidanza viene personalizzata in base alla gravità del quadro clinico.

Nelle forme lievi può essere sufficiente un monitoraggio ravvicinato materno-fetale. Nei casi in cui sia necessario un trattamento farmacologico, vengono utilizzati farmaci antipertensivi compatibili con la gravidanza, scelti sulla base di sicurezza ed efficacia.

Accanto alla terapia farmacologica, possono essere indicati interventi sullo stile di vita, come: 

  • una dieta equilibrata;
  • la riduzione del consumo di sale;
  • una moderata attività fisica; 
  • una corretta gestione dello stress, sempre sotto controllo medico.

Nei casi più complessi può rendersi necessario il ricovero ospedaliero per un monitoraggio intensivo.

Il momento del parto

La pianificazione del parto viene definita caso per caso, tenendo conto di:

  • condizioni materne e fetali; 
  • gravità dell’ipertensione;
  • epoca gestazionale.

“In alcune situazioni può essere indicato anticipare il parto per ridurre i rischi, sempre con l’obiettivo primario di garantire la sicurezza di madre e bambino” afferma la dottoressa Castelvecchio.

 

Prevenzione e controlli

Non sempre è possibile prevenire l’insorgenza dell’ipertensione in gravidanza, ma una gestione attenta dei fattori di rischio e un controllo precoce possono contribuire a ridurre le complicanze.

Rappresentano elementi fondamentali di prevenzione secondaria: 

  • il controllo della pressione prima del concepimento; 
  • la gestione delle patologie croniche;
  • l’aderenza ai controlli prenatali.

 

Quando rivolgersi al cardiologo 

È importante contattare il medico cardiologo in presenza di valori pressori elevati ripetuti o sintomi come cefalea persistente, disturbi visivi, dolore epigastrico, gonfiore improvviso o riduzione dei movimenti fetali.

“La tempestività della valutazione è un elemento chiave per la sicurezza della gravidanza” conclude la dottoressa Serenella Castelvecchio.

 

L’importanza del follow-up

È noto che i disturbi ipertensivi della gravidanza, in particolare la preeclampsia, sono associati al successivo sviluppo di cardiomiopatia e insufficienza cardiaca

Per prevenire l'insufficienza cardiaca, le donne dovrebbero mantenere uno stile di vita sano in previsione di una gravidanza e durante la medesima, ed essere consapevoli che un controllo regolare dei fattori di rischio cardiovascolare, come l'aumento della pressione arteriosa, l'ipercolesterolemia e il diabete, e una terapia tempestiva, sono cruciali per ridurre il rischio cardiovascolare a lungo termine.

 

La visita cardiologica all’IRCCS Policlinico San Donato

Presso l’IRCCS Policlinico San Donato è possibile effettuare una valutazione cardiologica per l’ipertensione in gravidanza, sia in regime SSN sia in regime privato.