Spasmo coronarico: come riconoscerlo e quando rivolgersi allo specialista

Spasmo coronarico: come riconoscerlo e quando rivolgersi allo specialista

PUBBLICATO IL 08 GIUGNO 2026

Spasmo coronarico: come riconoscerlo e quando rivolgersi allo specialista

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Lo spasmo coronarico, noto anche come spasmo cardiaco, è una condizione spesso sottovalutata che può provocare episodi di dolore toracico anche intenso

Pur essendo generalmente transitorio, può mimare i sintomi di patologie più gravi come, per esempio, l’infarto miocardico acuto. Riconoscerlo e inquadrarlo correttamente è, dunque, fondamentale per una gestione adeguata. Ne parliamo con la dottoressa Serenella Castelvecchio, cardiologa e responsabile del programma di Medicina di genere presso l'IRCCS Policlinico San Donato.

 

Cos’è lo spasmo coronarico

Lo spasmo coronarico è una contrazione improvvisa e transitoria delle arterie coronarie, ovvero i vasi che trasportano sangue e ossigeno al muscolo cardiaco. In condizioni normali, le coronarie mantengono un calibro adeguato per garantire un flusso costante; durante lo spasmo, invece, si verificano: 

  • un restringimento temporaneo del vaso;
  • una conseguente riduzione dell’apporto di ossigeno al cuore.

“Questo fenomeno determina una condizione di ischemia transitoria, cioè una sofferenza temporanea del tessuto cardiaco che può manifestarsi con dolore toracico anche intenso - spiega la specialista -. 

Non dipende da un’ostruzione fissa, ma da un’alterazione temporanea del funzionamento dei vasi sanguigni che riduce momentaneamente l’afflusso di sangue al cuore. In alcuni casi può comunque associarsi a una malattia aterosclerotica già presente, rendendo il quadro clinico più complesso”.

Proprio per la varietà delle possibili cause è importante distinguerlo da altre forme di dolore toracico, come quelle di origine muscoloscheletrica o gastroesofagea. 

Come distinguere lo spasmo coronarico da altre forme di dolore toracico

La distinzione tra spasmo coronarico e altri dolori al torace si basa soprattutto su:

  • le caratteristiche del dolore, tipicamente oppressivo e improvviso; 
  • la sua comparsa a riposo;
  • gli esami cardiologici, come ECG e coronarografia, che permettono di identificare un coinvolgimento delle arterie coronarie.

 

Cause dello spasmo coronarico

Le cause non sono sempre univoche, ma diversi fattori possono contribuire alla sua comparsa, tra cui: 

  • disfunzione endoteliale;
  • stress e fattori emotivi;
  • fumo, farmaci e sostanze vasocostrittrici;
  • predisposizione cardiovascolare.

Vasocostrizione delle arterie coronarie dovuta a disfunzione endoteliale

Il meccanismo principale è una vasocostrizione improvvisa delle arterie coronarie, che può verificarsi anche in vasi apparentemente sani, ma più frequentemente in presenza di disfunzione endoteliale, un’alterazione del normale funzionamento dell’endotelio, il sottile strato di cellule che riveste internamente i vasi sanguigni.

Stress e fattori emotivi

Lo stress psicologico intenso, l’ansia e le emozioni forti possono attivare il sistema nervoso autonomo, favorendo la contrazione delle arterie coronarie.

Fumo, farmaci e sostanze vasocostrittrici

Il fumo di sigaretta è uno dei principali fattori di rischio. Anche sostanze come cocaina o amfetamine, così come alcuni farmaci vasocostrittori, possono aumentare il rischio di spasmo.

Predisposizione cardiovascolare

Alcuni pazienti presentano una maggiore reattività vascolare, spesso associata a fattori genetici o a condizioni cardiovascolari preesistenti.

 

Spasmo coronarico: i sintomi da non sottovalutare

I sintomi dello spasmo coronarico possono essere molto simili a quelli di altre condizioni cardiache, motivo per cui è importante riconoscerli correttamente. I principali segnali includono:

  • dolore toracico improvviso, intenso e costrittivo;
  • sensazione di oppressione al petto, spesso descritta come una morsa;
  • irradiazione del dolore al braccio sinistro, mandibola, collo o schiena;
  • comparsa a riposo, tipica dello spasmo coronarico.

Gli episodi possono durare pochi minuti e risolversi spontaneamente, ma questo non deve indurre a sottovalutarli. Anche quando il dolore scompare è sempre consigliabile una valutazione cardiologica.

 

Come si diagnostica lo spasmo coronarico

La diagnosi di spasmo coronarico può essere complessa, soprattutto quando l’episodio non è in corso al momento della valutazione. Per questo è fondamentale una valutazione specialistica cardiologica, utile anche a distinguere questa condizione da altre patologie, in particolare dalla sindrome coronarica acuta.

L’inquadramento diagnostico si basa su una serie di esami strumentali che consentono di documentare eventuali alterazioni transitorie del flusso coronarico ed escludere la presenza di ostruzioni significative. Tra i principali troviamo:

  • elettrocardiogramma (ECG) e monitoraggio cardiaco (Holter);
  • test da sforzo;
  • coronarografia, con eventuale utilizzo di test provocativi in casi selezionati.

Elettrocardiogramma e monitoraggio cardiaco Holter

“L’elettrocardiogramma eseguito durante l’episodio di dolore può mostrare modificazioni compatibili con ischemia transitoria – indica la specialista -. Nei casi in cui i sintomi siano intermittenti o non presenti al momento della visita, il monitoraggio Holter consente di registrare l’attività cardiaca per un periodo prolungato, aumentando la possibilità di intercettare eventuali episodi”.

Test da sforzo

Qualora occorresse un’indagine ulteriori, il test da sforzo valuta la risposta del cuore all’attività fisica e può fornire indicazioni indirette su una possibile riduzione dell’apporto di sangue al miocardio. 

Coronarografia

La coronarografia permette di visualizzare direttamente le arterie coronarie ed escludere o confermare la presenza di stenosi significative. In situazioni selezionate, possono essere eseguiti anche test provocativi in ambiente controllato, utili a evidenziare la predisposizione delle coronarie allo spasmo”, definisce la dottoressa.

 

Terapia e gestione dello spasmo coronarico

Il trattamento dello spasmo coronarico si basa su terapia farmacologica e controllo dei fattori di rischio.

Calcio-antagonisti e nitrati

I calcio-antagonisti sono la terapia di prima scelta perché riducono la reattività delle arterie coronarie. I nitrati possono essere utilizzati per il controllo rapido dei sintomi durante un episodio acuto.

Controllo dei fattori di rischio

È fondamentale eliminare fattori scatenanti come il fumo e l’uso di sostanze vasocostrittrici, oltre a gestire correttamente eventuali patologie cardiovascolari associate.

Stile di vita e prevenzione

Uno stile di vita sano gioca un ruolo centrale: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e gestione dello stress contribuiscono a ridurre la frequenza degli episodi.

 

Quando rivolgersi al cardiologo

È importante rivolgersi a un cardiologo quando si verificano:

  • episodi ricorrenti di dolore toracico, anche se transitori;
  • sintomi improvvisi a riposo, soprattutto se intensi;
  • presenza di fattori di rischio cardiovascolare associati.

“Una valutazione cardiologica tempestiva consente di escludere condizioni più gravi e impostare una terapia adeguata”, conclude la dottoressa Castelvecchio.