
Parasonnie: quali sono i disturbi del sonno e come gestirli
PUBBLICATO IL 09 GENNAIO 2026
Le parasonnie sono disturbi del sonno caratterizzati da comportamenti insoliti che si manifestano durante la notte e possono comparire sia nelle fasi di sonno non REM, sia durante il sonno REM, dando luogo a episodi molto diversi tra loro. Tra le forme più comuni rientrano il pavor notturno e il sonnambulismo, disturbi più frequenti nei bambini, legati al sonno profondo non REM, facilitati da condizioni che lo aumentano. I sogni terrifici e il disturbo comportamentale del sonno REM avvengono invece nelle fasi di sonno REM: i primi si verificano a qualunque età, mentre il secondo solo negli adulti.
Riconoscere tempestivamente le parasonnie permette di intervenire correttamente e capire quando rivolgersi a uno specialista. Ne parliamo con il professor Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro e Professore Ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Parasonnia: cos’è e come si manifesta
“Con il termine ‘parasonnie’ si indica un insieme di disturbi del sonno caratterizzati da comportamenti anomali che si verificano durante il sonno, spesso accompagnati da movimenti inconsueti - spiega il prof. Ferini Strambi -.
La loro manifestazione varia a seconda della fase del sonno in cui compaiono, da cui deriva la distinzione in 2 macro-categorie:
Parasonnie legate al sonno profondo non REM
Il sonno profondo non REM, tipico delle prime ore della notte, è caratterizzato da un’attività cerebrale molto rallentata e da un generale stato di ipometabolismo, cioè una riduzione del metabolismo del glucosio nel cervello. È proprio in questo contesto che si verificano i cosiddetti disturbi dell’arousal (attivazione), tra cui:
- pavor notturno;
- sonnambulismo.
Queste parasonnie sono molto più frequenti nei bambini rispetto agli adulti.
Pavor notturno dei bambini
“Il pavor notturno interessa circa il 20% dei bambini tra i 2 e i 3 anni e il 10% tra i 6 e i 7. Non va confuso con i brutti sogni, perché non è legato all’attività onirica: il bambino non sta sognando, poiché il fenomeno si presenta in fase non REM - continua lo specialista -. Durante un episodio, il bambino:
- si sveglia bruscamente
- piange in modo inconsolabile
- presenta tachicardia e respirazione accelerata
- non è contattabile, perché il cervello si trova in uno stato di ipometabolismo e non risponde agli stimoli esterni.
Dopo l’episodio, il bambino si riaddormenta rapidamente e al mattino non ricorda nulla.
Sonnambulismo nei bambini
Lo stesso accade nel sonnambulismo, fenomeno che coinvolge il 5% dei bambini e circa l’1% degli adulti. Durante un episodio, il soggetto può camminare, sedersi sul letto, parlare o compiere gesti più o meno complessi, per poi tornare a dormire senza alcun ricordo dell’accaduto. Questo succede perché l’ippocampo, responsabile della memoria, è temporaneamente ipoattivo.
Alcuni fattori come scarsa qualità del sonno la notte precedente, febbre o infezioni che aumentano la percentuale di sonno profondo non REM, incrementano la probabilità che si verifichino questi episodi.
Anche la familiarità gioca un ruolo importante: spesso un genitore ha sofferto degli stessi disturbi da bambino”.
Parasonnie legate al sonno REM
Tra le parasonnie del sonno REM troviamo:
Sogni terrifici
“I sogni terrifici compaiono nella seconda parte della notte, quando prevale il sonno REM. Chi si sveglia da un sogno spaventoso è immediatamente vigile e ricorda chiaramente il contenuto onirico”, afferma lo specialista.
Disturbo comportamentale del sonno REM (RBD)
Il disturbo comportamentale del sonno REM (RBD) è tipico degli adulti, soprattutto dopo i 50 anni. In questa fase, normalmente, il corpo è come se fosse paralizzato; nei soggetti con RBD, invece, il tono muscolare rimane attivo.
La persona ‘agisce’ i sogni con movimenti bruschi, calci o pugni, spesso legati a sogni di aggressione o difesa. Ciò può rappresentare un rischio anche per il partner che gli dorme a fianco”.
Questo disturbo è di particolare interesse clinico perché può precedere, di anni, l’insorgenza di alcune patologie neurodegenerative chiamate alfa-sinucleinopatie, tra cui la malattia di Parkinson, la demenza a corpi di Lewy e l’atrofia multisistemica.
Sintomi delle parasonnie: come riconoscerli
Le parasonnie si manifestano principalmente con episodi di agitazione notturna:
- se avvengono nella prima parte della notte, è più probabile che si tratti di parasonnie non REM come, ad esempio, il pavor notturno o il sonnambulismo;
- se compaiono nella seconda parte, è più probabile sia un disturbo legato al sonno REM, come un sogno terrifico o il disturbo comportamentale in REM.
Cause delle parasonnie
“Le cause dell’insorgenza delle parasonnie - aggiunge - possono essere molteplici:
- fattori genetici, soprattutto per pavor notturno e sonnambulismo;
- fattori ambientali che aumentano il sonno profondo non REM: privazione di sonno, febbre, infezioni;
- stress o eventi traumatici, che possono favorire sogni terrifici;
- farmaci che modificano la struttura del sonno REM, facilitando episodi onirici intensi o disturbati”.
Diagnosi delle parasonnie
Il primo esame indicato è la video-polisonnografia notturna, che registra contemporaneamente:
- movimenti;
- attività cerebrale;
- parametri fisiologici;
- immagini video per osservare gli episodi.
Si tratta dell’esame fondamentale per distinguere con precisione il tipo di parasonnia.
Come si curano le parasonnie
“Per le parasonnie non REM, come pavor notturno e sonnambulismo, la gestione è prevalentemente comportamentale - specifica il neurologo - come:
- evitare la privazione di sonno;
- correggere eventuali fattori favorenti.
In caso di episodi frequenti, è necessario un consulto specialistico e, se indicato, una video-polisonnografia.
Per il disturbo comportamentale del sonno REM, esistono terapie sintomatiche come melatonina o clonazepam, utili a controllare i comportamenti notturni. La ricerca mira a sviluppare in futuro trattamenti preventivi per ridurre il rischio di evoluzione verso malattie neurodegenerative”.
Parasonnie: quando è necessario rivolgersi a uno specialista
“È opportuno consultare uno specialista quando gli episodi diventano più frequenti, intensi o potenzialmente pericolosi - conclude Ferini Strambi -. Lo specialista può valutare la storia clinica, proporre esami specifici e formulare una diagnosi accurata.
Nei casi ricorrenti, l’esame notturno è indispensabile per definire il disturbo e impostare il trattamento più adeguato”.



