
All’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano una nuova terapia eviterebbe l’amputazione del piede diabetico in 1 caso su 3
PUBBLICATO IL 10 APRILE 2026
All’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano, il professor Carmine Gazzaruso, responsabile del Servizio di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari e del Centro di Ricerca Clinica (Ce.R.C.A.), insieme al dottor Pietro Gallotti e alla dottoressa Adriana Coppola hanno condotto uno studio pilota per la cura di una delle forme più gravi di piede diabetico: la neuro-osteoartropatia acuta di Charcot. Si tratta di una complicanza della patologia che altera rapidamente i tessuti molli, le articolazioni e le ossa del piede e della caviglia.
I risultati sono stati presentati in una lettera di ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Endocrine da parte dei 3 specialisti. Al centro dello studio, la combinazione di:
- prednisone, corticosteroide sintetico ad azione antinfiammatoria;
- clodronato, farmaco della famiglia dei bifosfonati in grado di inibire il riassorbimento osseo.
Il mix di queste 2 sostanze è risultato efficace nel trattamento della neuroartopatia acuta di Charcot. È una terapia innovativa, che potrebbe incrementare significativamente l’efficacia del trattamento standard.
Cos’è la neuroartopatia di Charcot
“La neuro-osteoartropatia acuta di Charcot è una forma grave di piede diabetico, spesso confusa con altre patologie e per questo identificata solo in uno stadio avanzato. Il gonfiore del piede può indurre a pensare che si tratti di conseguenze di traumi oppure di infezioni superficiali.
In realtà, è espressione di una grave infiammazione già attiva, che coinvolge tutte le strutture del piede, ossa comprese, e può costituire solo la prima fase di una deformazione irreversibile - afferma il professor Gazzaruso -. In poco tempo, la struttura anatomica dell’arto inferiore subisce un cambiamento radicale, che si manifesta con:
- sprofondamento della pianta del piede, su cui possono formarsi ulcerazioni;
- fratture multiple;
- rischio altissimo di amputazione”.
La nuova terapia per il piede diabetico e la neuroartopatia di Charcot
Precedenti studi condotti hanno valutato l’impiego di cortisone o bifosfonati assunti singolarmente, utili nel controllo dell’infiammazione e della prevenzione del riassorbimento osseo, ma non migliorativi nel decorso della neuro-osteoartropatia acuta di Charcot. L’Istituto Clinico Beato Matteo è il primo a impiegarli contemporaneamente.
L’osservazione clinica condotta su un gruppo ristretto di pazienti ha infatti evidenziato che la combinazione dei 2 farmaci può ridurre significativamente i tempi di guarigione della neuro-osteoartropatia acuta di Charcot, insieme a:
- un controllo mirato della glicemia;
- trattamento delle condizioni cliniche concomitanti (incluse ulcerazioni e infezioni);
- mantenimento dell’ingessatura del piede secondo la terapia standard.
Questa somministrazione combinata risulta importante perché conduce:
- alla riduzione dell’infiammazione;
- alla salvaguardia dell’osso da un possibile indebolimento osseo indotta dal cortisone.
Si tratta di un approccio nuovo alla malattia, che rappresenterebbe una possibilità per i pazienti affetti da questa condizione invalidante ad alto rischio di deformazione dell’anatomia del piede e di amputazione dell’arto.
“La combinazione di prednisone e clodronato potrebbe contrastare la rapida progressione della patologia a carico del piede. Tale approccio terapeutico è in grado di migliorare in modo significativo l’outcome di quei pazienti che diversamente sarebbero destinati a convivere con una grave compromissione della mobilità o andrebbero incontro a un’amputazione, con conseguenze significative sulla qualità della vita.
I risultati preliminari ottenuti incoraggiano l’estensione delle attività di ricerca a una casistica più ampia, al fine di consolidare le evidenze relative all’efficacia del trattamento” conclude il professor Gazzaruso.



