Influenza 2021: cosa ci aspetta

PUBBLICATO IL 05 OTTOBRE 2021

Il ritorno ad una ‘quasi’ normalità e l’allentamento delle prescrizioni da Covid, favorite dal buon andamento della campagna vaccinale, quest’anno potrebbero favorire il ritorno dell’influenza. Come sarà l’influenza 2021-2022? Ne parliamo con il prof. Pregliasco

Lo scorso anno l’influenza e le infezioni respiratorie acute sono state piuttosto blande, e questo grazie agli interventi di quelle che sono state le restrizioni del lockdown e l’uso massivo della mascherina e del nuovo Galateo.

Complice anche la massiva campagna vaccinale, si prevede ci sarà un leggero allentamento nelle prescrizioni in luce anche della ripresa lavorativa in presenza, quindi meno smart working, andando incontro a tutta una serie di situazioni (come ad esempio gli sbalzi termici tipici), terreno fertile per le infezioni respiratorie.

La riduzione dell’influenza, inoltre, ha dimostrato l’efficacia della mascherina e di tutte le disposizioni (igienizzazione continua delle mani, distanza interpersonale, ecc.) perché ha limitato, in un certo senso, un’ulteriore diffusione del covid-19, ma nonostante ciò non bisogna mai abbassare la guardia, a maggior ragione del fatto che si stia ritornando a una vita più o meno normale.

 

Le caratteristiche dell’influenza

Dal punto di vista del virus, sono state individuate 2 varianti A, H1N1 e H3N2, diverse rispetto a quelle che hanno circolato nel passato; in questo senso, la potenzialità del virus, potrebbe essere quello di una stagione di media intensità, dai 4 ai 6 milioni di casi.

I sintomi sono i più tradizionali:

  • la presenza di almeno un sintomo respiratorio (es. naso che cola/chiuso, starnuti, mal di gola, ecc.);
  • l’innalzamento brusco della temperatura corporea da almeno 38°C;
  • la presenza di almeno un sintomo sistemico generale, come, ad esempio: brividi, spossatezza, dolori articolari, ecc.

 

Chi può vaccinarsi

La vaccinazione antinfluenzale va assolutamente ribadita e rimarcata, dal punto di vista della campagna vaccinale che già lo scorso anno è stata la più ampia della storia passata, dove c’erano adesioni non ancora sufficientemente soddisfacenti. Rappresenta in ogni caso un’efficace strategia di protezione.

Vaccinazione sì raccomandata soprattutto agli anziani (60-64 anni) e ai soggetti a rischio, ma che rappresenta altresì un’opportunità nei soggetti sani per evitare l’assenteismo legato alla malattia e soprattutto la diagnosi differenziale con il covid. 

Questo perché la variante Delta ha perso un po’ quella peculiarizzazione della sintomatologia di perdita di gusto e olfatto, assomigliando sempre di più a una malattia simil-influenzale.

I soggetti che possono vaccinarsi, secondo le direttive del Ministero della Salute, sono:

  • bambini dai 6 mesi in sù;
  • adolescenti;
  • giovani dai 18 anni in sù;
  • anziani di pari età o over 65 anni;
  • donne in gravidanza e nel periodo postpartum;
  • soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza (es. malattie respiratorie croniche gravi, malattie cardiocircolatorie, diabete mellito e altre malattie metaboliche, insufficienza renale/surrenale cronica; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; persone affette da tumori e/o in corso di trattamento chemioterapico; malattie che provocano carenze di anticorpi o che portano a immunosoppressione o a HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali; patologie che prevedono
     

importanti interventi chirurgici; patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie; epatopatie croniche);

  • bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
  • individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti;
  • familiari e contatti di soggetti ad alto rischio di complicanze (indipendentemente dal fatto che il soggetto a rischio sia stato o meno vaccinato)
  • medici e personale sanitario di assistenza in strutture che, attraverso le loro attività, sono in grado di trasmettere l’influenza a chi è ad alto rischio di complicanze influenzali
  • forze di polizia, Vigili del fuoco e altre categorie socialmente utili che potrebbero avvantaggiarsi della vaccinazione, per motivi vincolati allo svolgimento della loro attività lavorativa; a tale riguardo, la vaccinazione è raccomandata ed è facoltà delle Regioni/PP.AA. definire i principi e le modalità dell’offerta a tali categorie
  • personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani: allevatori, addetti all’attività di allevamento, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari pubblici e libero-professionisti
  • donatori di sangue.

 

È sufficiente 1 sola somministrazione (solitamente nel deltoide) per tutti i soggetti a eccezione dei bambini al di sotto dei 9 anni: se non si sono mai sottoposti a una vaccinazione, devono effettuare 2 dosi, l’una a distanza di almeno 4 settimane dall’altra.

 

La co-somministrazione di vaccino anti-influenzale e vaccino anti-covid

Da qualche giorno, il Ministero della Salute ha diffuso una circolare in cui conferma la possibilità della co- somministrazione nella stessa seduta, in due siti diversi, sia del vaccino antinfluenzale, sia del vaccino anti- covid. Questa disposizione, già discussa in altre nazioni e sostenuta sulla base di alcune valutazione e studi in corso, rappresenta un’opportunità utile per quella quota parte di cittadini e anziani che devono sottoporsi alla terza dose (o cittadini che cominciano il ciclo o che sono alla seconda somministrazione).

“In questo modo - afferma - si semplificherebbe l’aspetto organizzativo e gestionale di entrambe le tipologie di vaccino, garantendo anche una protezione dall’influenza che, come ogni anno, deve essere rinnovata per tutti i soggetti, senza correre il rischio di trovarci impreparati. 

Sicuramente, quest’anno, fattori come le riaperture e la ripresa di lavoro e scuola in presenza hanno favorito l’aumento della probabilità di rischio di contagio senza, però, poter più contare su interventi più restrittivi non farmacologici dello scorso anno (come il lockdown) per azzerare completamente il rischio di influenza.

Inoltre, come già detto, la variante Delta ha modificato leggermente la propria sintomatologia assomigliando molto a quella dell’influenza, per questo l’opportunità di una doppia copertura è senz’altro da cogliere!”.

 

Come richiedere il doppio vaccino

Ma come farà il paziente a comunicare la volontà di due inoculi contestuali? “Nessuna richiesta speciale, sarà il Centro Vaccinale stesso a prospettare ai pazienti la possibilità di un doppio inoculo nella stessa seduta” specifica l’esperto.

Per quanto riguarda eventuali effetti collaterali dovuti alla somministrazione del doppio vaccino, a oggi, non si è riscontrata nessuna reazione particolare, né in termini di riduzione di efficacia, né in termini di aumento degli effetti collaterali. Un esempio di co-somministrazione, che viene effettuata ormai da molti anni, è quella del vaccino antinfluenzale e del vaccino anti-pneumococcico.

“Ma non è tutto - conclude Pregliasco - si sta pensando, in un prossimo futuro, anche alla possibilità di una co-somministrazione.

Attualmente, l’azienda Moderna si sta attivando nella sperimentazione di un vaccino combinato con una sola iniezione, la cosiddetta ‘one shot’, anche se ovviamente è ancora una ipotesi che valutata e studiata molto attentamente”.

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