La dieta per l’intestino irritabile

PUBBLICATO IL 10 NOVEMBRE 2021

Cosa mangiare e cosa evitare se si ha l’intestino irritabile? La biologa nutrizionista spiega come organizzare la propria dieta. 

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo molto ricorrente e diffuso caratterizzato dal fastidio e dolori addominali frequenti, associati a una difficoltà alla defecazione che può andare dalla stipsi (stitichezza) alla diarrea. Non è ancora chiara la causa, ma si pensa ci possa essere anche un’influenza psicosomatica, ovvero lo stress, ma anche di diversi fattori come, ad esempio, il regime alimentare oppure i farmaci. 

Sicuramente, vi è un’aumentata sensibilità intestinale con una motilità arretrata sulle quali influiscono sia fattori genetici, sia ambientali, ma anche, in particolare l’ingestione di cibi ad alto contenuto di oligosaccaridi, monosaccaridi e disaccaridi fermentabili (polialcoli) che si trovano ad esempio nei dolcificanti e anche in diversi tipi di frutta e verdura come legumi, il kiwi, gli spinaci, ecc. 

La dottoressa Chiara Boscaro, biologia nutrizionista presso l’Istituto Clinico San Siro, gli Istituti Clinici Zucchi e Smart Clinic, spiega l’importanza di una dieta corretta e come moderare (o evitare!) l’assunzione di alcuni cibi. 

 

Gli effetti dell’intestino irritabile 

“Oltre ad aspetti alimentari e farmacologici, la problematica dell’intestino irritabile si lega anche a eventuali disturbi d’ansia, somatizzazione, fattori psicosociali. 

Anche la disbiosi fa parte di questi: ciò vuol dire che l’intestino, in questi casi, spesso non ha più un equilibrio della flora batterica (microbiota) che va quindi ripristinata attraverso l’utilizzo dei probiotici adeguati - spiega la dott.ssa Boscaro -.

Questa sindrome provoca inoltre sintomi extra intestinali come:

  • stanchezza/affaticabilità;
  • disturbi del sonno;
  • cefalea;
  • fibromialgia;
  • intolleranza al lattosio o al glutine, spesso correlate. 

Una volta che il disturbo viene esacerbato, bisogna comunque prestare attenzione, perché non si guarisce mai del tutto. 

È importante mantenersi attivi, con una costante attività fisica che aiuta anche ad allontanare l’ansia, a facilitare la peristalsi, quindi anche a regolarizzare lo stile di vita e anche l’intestino. 

Se si mangia in modo sano, si assumono i probiotici, allora si riesce a mantenere sotto controllo il rischio di irritazione dell’intestino. Se si continua, invece, a condurre una vita molto stressante, sedentaria, mangiando junk food (cibo spazzatura), allora l’alvo (intestino) rimane sempre un po’ irregolare”. 

 

I benefici dei probiotici

Per affrontare al meglio il disturbo, la sinergia tra gastroenterologo e nutrizionista è fondamentale: il primo specialista valuterà un’eventuale terapia farmacologica (anche antibiotica), mentre il secondo imposterà un corretto piano alimentare.

“In caso, il paziente si sottoponga all’utilizzo di antibiotici, è consigliabile l’integrazione con un ciclo di probiotici almeno per 2-3 settimane, con un effetto specifico (es. bifidobatteri che sono molto efficaci).

Molti probiotici vanno tenuti in frigorifero, soprattutto quelli venduti in capsule, che contengono probiotici liofilizzati e sono gastro-protetti; se vengono aperti, infatti, il contenuto perde di efficacia e i microrganismi muoiono perché sono anche sensibili all’ossigeno e alla temperatura in generale (temperatura ottimale 4-10 gradi)”, continua la specialista. 

 

Il consumo di Kefir e yogurt bianco

“Vengono in aiuto del nostro benessere anche alcuni alimenti come il kefir, il latte fermentato, e lo yogurt bianco, due elementi eccezionali per regolarizzare l’intestino. Sono gli unici prodotti che mantengono la flora batterica in stato ottimale, sono spesso risolutivi nei pazienti con la Sindrome del colon irritabile - aggiunge l’esperta -

Attenzione, però, ai prodotti che scegliamo: quelle boccette che si trovano nel banco frigo e che dovrebbero contenere i probiotici, spesso contengono solamente elevate quantità di zuccheri. 

I probiotici sono reperibili in farmacia. Quindi come alimento si può scegliere il kefir, come probiotico in aggiunta per fare dei cicli, bisogna rivolgersi alla farmacia sotto il consiglio del medico, del nutrizionista”.

Nel momento in cui si segue il piano alimentare prescritto dal nutrizionista, la possibilità di reintrodurre man mano i cibi ‘che scatenano il disturbo’ è sempre presente. Se si cerca di mantenere l’intestino il più sano possibile, seguendo la dieta, non si esclude una reintroduzione di alcuni alimenti per far riabituare l’organismo. Le feci devono comunque sempre essere formate. 

 

Cosa mangiare e cosa non mangiare in base alla fase del disturbo

La dieta per l’intestino irritato può variare in base alla fase del disturbo: 

  • fase acuta;
  • fase cronica;
  • fase di recupero. 

Fase acuta

“Nella fase acuta della malattia - afferma la biologa nutrizionista - si consiglia di:

  • evitare latte e formaggi freschi;
  • inserire moderate quantità di latte e latticini senza lattosio o stagionati come il Grana padano e il Parmigiano reggiano;
  • evitare verdure e frutta fresca e sostituirle con centrifugati e spremute d’agrumi filtrate utili a mantenere un introito di liquidi e sali minerali adeguato”. 

Fase cronica

“Successivamente - continua l’esperta - in fase cronica, sono indicate quantità ridotte di verdure quali:

  •  carote;
  •  sugo di pomodoro;
  •  foglie della bietola;
  • cuore del carciofo e del finocchio lessato;
  •  gemme degli asparagi, zucchine e fagiolini”. 

Fase di recupero

Infine, completa la specialista: “Nella fase di recupero:

  • la frutta può essere sostituita da succhi di frutta e frullati (senza latte);
  • la frutta non deve essere superiore a 2 porzioni al giorno e deve essere sempre sbucciata. Si può scegliere tra: mela, pera, albicocche, agrumi, melone. La banana deve assunta in piccole quantità. 
  • Il succo di mela o arancia è permesso purché centrifugato e senza zucchero;
  • evitare la frutta secca oleosa, le castagne, sciroppata o disidratata, fichi, uva, ciliegie, prugne, kiwi”.

I consigli della nutrizionista

Attenzione agli alimenti integrali - sottolinea ancora la dott.ssa Boscaro -. In caso di colon irritabile vanno consumati con moderazione, cautela e gradualità. Bisogna trovare il giusto compromesso perché le fibre devono essere apportate, ma introdotte in modo costante senza esagerare con le quantità. 

È utile introdurre 1 tipo di verdura diversa per volta e saggiarne la tollerabilità individuale.

Non esagerare con il caffè e il tè perché caffeina e teina possono influenzare. Prediligere il caffè d’orzo o un tè leggero deteinato. Lo stesso vale per il cioccolato (teobromina).

L’idratazione è imprescindibile. Bisogna sempre bere tutti i giorni, nell’arco della giornata, almeno 1 litro e mezzo di acqua, anche eventualmente per combattere il meteorismo e i gonfiori. Dopo i pasti, una valida alternativa potrebbe essere la tisana al finocchio.

Carne e pesce magri vanno sempre bene cotti in padella o al forno, mentre è meglio utilizzare i legumi decorticati

Anche con le spezie non bisogna esagerare: le erbe aromatiche sono ottimali (es. basilico, rosmarino, salvia, ecc.) ma, ad esempio, spezie come curry o peperoncino sono molto irritanti se consumate in grandi quantità. Per condire l’olio extravergine di oliva è l’ideale”, conclude la biologa nutrizionista.

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