Protesi d’anca mininvasiva: recupero rapido e cicatrici meno visibili

PUBBLICATO IL 16 APRILE 2021

La protesi d’anca mininvasiva ha molti vantaggi e benefici per il paziente. Parola al chirurgo ortopedico del centro di Chirurgia Mininvasiva Anteriore d’Anca dell’Istituto Clinico San Siro.

All’Istituto Clinico San Siro, nasce il Centro di Chirurgia Mininvasiva Anteriore d’Anca (CAMA) diretta dal dottor Pierantonio Gardelin, un punto di riferimento per la chirurgia di anca mininvasiva sia per il paziente sportivo (che vuole ritornare alle proprie attività), sia per il paziente che vuole tornare a camminare e a vivere al meglio la propria quotidianità.

Ma quali sono i benefici, oltre a un veloce recupero e a una riduzione delle complicanze post operatorie? Lo abbiamo chiesto proprio al responsabile, il dottor Gardelin.

Protesica d’anca: cosa è cambiato

“In questi ultimi anni - spiega il dott. Gardelin - la protesica d’anca come intervento chirurgico ha raggiunto standard molto elevati in termini di:

  • rischi durante l’intervento;
  • recupero post intervento.

Anche la durata dell’impianto, che una volta era mediamente valutata verso i 15 anni, grazie ai nuovi materiali, alle nuove conoscenze e alle nuove tecniche operatorie, si può ben presagire che il prossimo step di revisione (e quindi di sostituzione), si aggiri addirittura ai 30-40 anni, anche se vi sono dei fattori che purtroppo non si possono ignorare.

Il chirurgo deve aver numerose accortezze durante l’intervento: non solo prestare attenzione a garantire la massima sicurezza in sala operatoria, ma anche essere il meno invasivi possibili con un occhio di riguardo anche al lato estetico, senza dimenticare l’onnipresente possibilità di un fallimento dell’intervento stesso”. 

I vantaggi della protesi d’anca mininvasiva

La tecnica mininvasiva rappresenta un’alternativa valida per il paziente per tante ragioni:

  • garantire un recupero veloce;
  • risultato funzionale e visivo che soddisfi appieno le aspettative del paziente;
  • riduzione delle complicanze come, ad esempio, infezioni (0,3% dei casi di protesi di anca e ginocchio), soprattutto in presenza di fattori di rischio (diabete, obesità, immunodepressione, abuso di alcol o fumo di sigaretta).

L’intervento mininvasivo con accesso per via anteriore

Questa tecnica, conosciuta come AMIS (Anterior Minimally Invasive Surgery) ovvero chirurgia per via anteriore mininvasiva, viene utilizzata abitualmente all’Istituto Clinico San Siro presso l’Unità dedicata, Centro di Chirurgia Mininvasiva Anteriore d’Anca (CAMA), diretta proprio dal dottor Gardelin.

A differenza della chirurgia tradizionale, la chirurgia per via anteriore si distingue per:

  • mininvasività: il chirurgo accede all’articolazione danneggiata attraverso un piccolo taglio, senza ricorrere a un’aggressività muscolare;
  • risparmio del tessuto muscolare e osseo: grazie alla presenza in sede della muscolatura originale, la via anteriore è la procedura che presenta percentuali basse di lussazione (<1%), cioè fuoriuscita della protesi dalla sede;
  • taglio osseo: attraverso questa procedura, viene impiantato all’interno del femore uno stelo corto che in una potenziale revisione futura permetterà al chirurgo di beneficiare del precedente lavoro per impiantare una nuova protesi senza difficoltà.

Bikini: la tecnica preferita per le donne

“Un’ulteriore variante alle vie d’accesso è quella anteriore per via smussa che prevede un’incisione inguinale, quindi su di un tratto cutaneo già preesistente (come quello, appunto, dell’inguine) e coperto, che rende la cicatrice meno visibile e facilmente nascondibile con il costume da bagno - continua il chirurgo ortopedico -.

Ed è proprio per questa caratteristica, che la tecnica prende il curioso nome di Bikini, molto apprezzata dalla popolazione femminile!

A livello di tipologia, vi sono però alcune controindicazioni per determinati soggetti:

  • nella paziente obesa per non accrescere le difficoltà durante l’intervento;
  • nell’uomo perché, avendo massa muscolare più sviluppata, ci potrebbe essere un aumento delle complicanze perioperatorie portando il chirurgo a optare per un’incisione longitudinale classica, per via anteriore”.

Questa variante, la Bikini, viene utilizzata solo da pochissimi chirurghi proprio per le difficoltà che l’intervento comporta.

Consigli per il recupero post-operatorio

A seguito di intervento con tecnica AMIS, è prevista:

  • la deambulazione con le stampelle per i primi giorni, da 1 a 3 settimane, finché il paziente non ritrova la postura più corretta durante la camminata;
  • si procede in seguito con un carico totale sulla gamba operata senza nessun limite di mobilità dettato dal rischio di una possibile lussazione.

Nei momenti in cui si abbandonano le stampelle (nel giro di una settimana o di 10 giorni), il paziente se è in grado può riprendere a guidare.

Per chi è indicato l’intervento di protesi d’anca mini invasivo

“Tanti sono i giovani sportivi (40-50 anni) che operiamo con la tecnica mininvasiva anche se, normalmente, il target di pazienti candidabili a questo tipo di intervento si aggirano intorno ai 65-70 anni - conclude Gardelin -.

Io consiglio la tecnica AMIS anche ai soggetti più anziani: non solo perché sarebbero rimessi in piedi in prima giornata senza rischi, con l’ausilio di un fisioterapista, ma sfaterebbe quel mito per cui tecniche troppo innovative non possano essere applicate a pazienti over 70, a causa della loro avanzata età.

Per quanto riguarda l’attività sportiva, questa rappresenta uno dei motivi più frequenti per il quale operiamo i nostri pazienti: alcuni di loro non si accontentano di essere operati solo per poter riprendere a camminare bene, ma anche, e soprattutto, per ritornare a praticare le performance sportive di un tempo.

Potenzialmente, il paziente è in grado di riprendere qualsiasi tipo di sport che preveda anche cambi di direzioni, salti, corsa, nuoto; è comunque consigliabile per preservare una maggior durata dell’impianto protesico negli anni evitare gli sport ad alto impatto come calcio, arti marziali, soprattutto se praticati in maniera agonistica”, conclude l’esperto. 

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