Stenosi carotidea: cos’è e come affrontarla

PUBBLICATO IL 18 MARZO 2019

Le arterie carotidi decorrono nel collo e sono responsabili dell’apporto sanguigno celebrale. Si parla di stenosi carotidea quando a causa delle placche aterosclerotiche si verifica un restringimento del lume dell’arteria, limitando il flusso sanguigno. Affrontiamo questo argomento con il dott. Giovanni Bonalumi, responsabile della U.O. di Chirurgia Vascolare dell’Istituto di Cura Città di Pavia.     

Quando e perché avviene la stenosi carotidea

“L’aterosclerosi è una malattia sistemica che coinvolge tutte le arterie del corpo. Le cause più frequenti che determinano la formazione di placche ateromatose sono: 

fumo, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, dislipidemia, obesità, alcool.   

Le placche aterosclerotiche si formano in maniera diffusa in tutto il letto arterioso del nostro corpo. L’ostruzione carotidea si sviluppa lentamente e nella prima fase può passare inosservata fino a quando il paziente non verrà colpito da una patologia importante come per esempio ictus cerebrale o di un attacco ischemico transitorio (TIA)".

Come e quando intervenire? 

“La prevenzione è molto importante e consente di limitare i danni. L’esame che solitamente viene eseguito per primo è l’Eco-color-doppler in quanto non è invasivo ed è ripetibile a distanza di tempo. Eventuali approfondimenti verranno decisi dallo specialista che potrebbe far sottoporre il paziente ad Angio-Rm o Angio-tac. La stenosi carotidea va trattata anche in assenza di sintomi se la stenosi è superiore al 70% del diametro. È un intervento delicato, ma estremamente rapido (45 minuti) e nel mio reparto viene effettuato in anestesia loco-regionale. Il trattamento endovascolare consiste nel posizionamento di uno stent all’interno dell’arteria che riapre la carotide stessa.”

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