Come prevenire le piaghe da decubito

PUBBLICATO IL 23 LUGLIO 2019

La prevenzione e il trattamento delle lesioni da decubito rappresentano, in ambito domiciliare e ospedaliero, un rilevante problema di assistenza sanitaria, che richiede un notevole impegno gestionale in termini di risorse umane, materiali e tecnologie. “Per ulcera o lesione da decubito - spiega il dottor Claudio Rossi, medico presso l’Unità operativa di Medicina Generale, Attività di Cure Sub-Acuti (diretto dalla dottoressa Doris Mascheroni) all’Istituto Clinico Villa Aprica - si intende una lesione che interessa la cute, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, il muscolo, la cartilagine e l’osso. Il fenomeno è causato da una prolungata e/o eccessiva pressione esercitata tra piano d’appoggio e superficie ossea tale da provocare uno stress meccanico sui tessuti e una alterazione della circolazione del sangue locale. Numerosi sono i fattori di rischio implicati nell’insorgenza delle lesioni da decubito, fattori intrinseci (legati al paziente) ed estrinseci (legati all’ambiente). Clinicamente, le lesioni si osservano in sedi particolarmente predisposte, come le prominenze ossee, e insorgono in seguito al decubito prolungato in posizione obbligata; i pazienti immobilizzati e gli anziani allettati rappresentano le categorie più esposte”. “A questo proposito - continua - vengono messi in atto sistemi di prevenzione come materassini antidecubito e mobilizzazione del paziente ogni tre ore. La presenza di malattie tra cui il diabete mellito, l’insufficienza renale, l’immunodepressione e i disturbi circolatori costituisce un’ulteriore aggravante. La malnutrizione e la disidratazione devono essere corrette con un adeguato fabbisogno proteico, vitaminico ed energetico. Si devono osservare quotidianamente le condizioni della cute del paziente, mantenendola pulita ed evitando l’uso di detergenti sgrassanti o soluzioni alcoliche, e applicazioni di talco. Affrontare i molteplici aspetti della cura delle piaghe da decubito, compresi quelli emotivi, richiede un approccio multidisciplinare: gli operatori coinvolti sono infermieri, medici di famiglia, chirurghi vulnologi, internisti, nutrizionisti e magari anche assistenti sociali e fisioterapisti. Le nuove tecnologie hanno fornito agli operatori medicazioni straordinarie, che possono essere lasciate in sede anche per alcuni giorni, ma in realtà le ulcere guariscono solo se si adottano tutte le misure del caso. Anche se impiega qualche tempo, la maggior parte delle piaghe al primo e al secondo stadio guarisce entro alcune settimane: solitamente è sufficiente rimuovere la causa scatenante, posizionare correttamente il paziente e applicare creme idratanti previa detersione con soluzione fisiologica. Al contrario, per le piaghe al terzo o al quarto stadio, per le quali è più improbabile la guarigione spontanea, può rivelarsi necessario l’intervento chirurgico o comunque il prolungarsi delle medicazioni e delle toilette locali. Il dolore purtroppo è spesso presente soprattutto quando si ha la sovrapposizione di infezioni oppure se l’ulcera è molto profonda e coinvolge i tessuti sottostanti (tendini, fasci nervosi, ossa): l’infezione comunque è considerata la complicanza più grave (qualora la lesione sia gestita male o le condizioni generali del paziente siano molto peggiorate), per la quale bisogna intervenire drasticamente onde evitare gravi danni anche letali”. 
“Inoltre - conclude Rossi - l’elevato impatto socioeconomico ha fatto sì che uno degli obiettivi della sanità italiana e internazionale sia la riduzione dei fattori di rischio e la prevenzione delle ulcere da decubito negli anziani a domicilio e nei pazienti ospedalizzati”.
 

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