Calcoli biliari: come riconoscerli e quando intervenire chirurgicamente

PUBBLICATO IL 28 AGOSTO 2019

I calcoli alla cistifellea o biliari sono un disturbo molto comune sopra i 40 anni, in particolare in chi è in sovrappeso o obeso. Un’alimentazione troppo ricca di grassi, dimagrimenti repentini, diabete, familiarità sono altri fattori che possono portare alla loro insorgenza. Il dottor Olmi del Policlinico San Marco ci spiega come si fa a capire di esserne affetti, quali sono le cure e quando è necessario intervenire chirurgicamente.

Si stima che i calcoli alla cistifellea (o colecisti) interessino circa l’8% delle persone dopo i 40 anni, con una frequenza che tende ad aumentare con l’età. L’incidenza di tale problema aumenta nei pazienti in sovrappeso o obesi: sovrappeso e obesità, infatti, rappresentano uno dei fattori di rischio per la loro comparsa, insieme a un’alimentazione troppo ricca di grassi, dimagrimenti repentini, diabete, familiarità. Nella maggior parte dei casi i calcoli non danno sintomi e vengono pertanto scoperti casualmente. Come si fa a capire se ne soffre allora? E come si curano? Lo chiediamo al dottor Stefano Olmi, responsabile dell’Unità di Chirurgia generale e oncologica, Centro di laparoscopia avanzata, Centro di chirurgia dell’obesità del Policlinico San Marco.

Dottor Olmi, cosa sono i calcoli della colecisti?

I calcoli della colecisti, detti anche biliari, sono dei piccoli sassolini che si formano nella cistifellea per un eccesso di sali o di colesterolo nella bile, il liquido secreto dal fegato e contenuto nella colecisti che serve per facilitare la digestione dei grassi. Le dimensioni dei calcoli possono variare da pochi millimetri fino a tre centimetri.

Come si riconoscono? Quali sono i campanelli d’allarme? 

Nella maggior parte dei casi rimangono asintomatici oppure danno sintomi “generici” come bruciore di stomaco, pesantezza, gonfiore di stomaco e difficoltà nella digestione. Possono però modificare la loro posizione, andando a infiammare la colecisti o peggio spostandosi dalla colecisti alla via biliare (il canale che mette in comunicazione la colecisti con l’intestino), causandone l’ostruzione con conseguente ittero e pancreatite. 

Che esame serve per diagnosticarli?

Per scoprire l’eventuale presenza di colelistiasi è necessario eseguire un esame diagnostico poco invasivo, l’ecografia dell’addome. Questo accertamento confermerà l’eventuale presenza di calcoli, identificherà lo spessore delle pareti della colecisti, il calibro della via biliare e gli eventuali esiti di pregresse infiammazioni. 

Quali sono le cure? È necessario intervenire chirurgicamente?

L’intervento è indicato in caso di episodi di coliche biliari o vere e proprie colecistiti avvenute in passato. Si rende inoltre assolutamente necessario nel caso in cui i calcoli siano di piccole dimensioni (si parla in questo caso di microlitiasi della colecisti), poiché i calcoli piccoli rischiano non solo di infiammare la colecisti e di dare disturbi, ma soprattutto rischiano di spostarsi a livello della via biliare e causare, come detto, ittero o persino una pancreatite, eventualità rara ma grave. L’intervento chirurgico viene eseguito con tecnica mini-invasiva, in laparoscopia, cioè attraverso quattro piccole incisioni, la maggiore di 1 cm. a livello dell’ombelico. Attraverso queste incisioni il chirurgo separa la colecisti dal fegato e dalla via biliare e la asporta completamente, calcoli compresi. Spesso ci viene rivolta una domanda: perché non togliere solo i calcoli, lasciando la colecisti? Il problema della colelitiasi è la colecisti stessa, che funzionando troppo e male rende la bile così densa da solidificarla, andando quindi a formare i calcoli: è pertanto la colecisti malata, ed i calcoli ne sono la conseguenza. L’intervento, eseguito in laparoscopia e in anestesia generale, è normalmente seguito da una notte di ricovero. La mattina successiva il paziente è dimesso e può tranquillamente tornare alla propria vita normale, seguendo semplicemente una dieta priva di grassi, fritti e alcool per una settimana.
 

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