Occlusione coronarica totale cronica? Il trattamento percutaneo è la soluzione

PUBBLICATO IL 06 GIUGNO 2018

"L’occlusione cronica totale (CTO) - spiega il dottor Maurizio Tespili responsabile dell’U.O. di Cardiologia interventistica del Centro Cardio-Toracico all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio - consiste in un segmento coronarico occluso totalmente da almeno 3 mesi. Piuttosto frequenti nei pazienti sottoposti a coronarografia, con un prevalenza che varia dal 15% al 20%, si tratta del sottotipo di lesione coronarica più complessa da trattare per cui sono necessarie tecniche e materiali dedicati non sempre disponibili. Tre sono le ragioni fondamentali per sottoporre un paziente a procedura percutanea di ricanalizzazione di CTO: migliorare i sintomi nei soggetti con angina o dispnea da sforzo che limitano le attività quotidiane o, nei pazienti asintomatici o con sintomi modesti, ridurre l’entità dell’ischemia miocardica riscontrata con test di imaging non invasivi (RM cardiaca da stress, eco-stress, scintigrafia miocardica); migliorare la dispnea o i segni di scompenso in pazienti con funzione sistolica ventricolare sinistra depressa, aumentando la contrazione dei segmenti vascolarizzati dalla coronaria occlusa; migliorare la prognosi in pazienti in cui la progressione della patologia a livello dei vasi coronarici liberi può causare ischemia globale irreversibile”.

“Grazie all’esperienza della nostra équipe e i moderni materiali utilizzati durante la procedura - conclude il dottor Tespili - è possibile ottenere percentuali di successo intorno all’80%, in linea con quelli ottenuti da Centri dedicati”.

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