
L’utilizzo della robotica nella chirurgia protesica: cosa sapere
PUBBLICATO IL 31 DICEMBRE 2025
Oggi, nelle sale operatorie, la robotica sta assumendo un ruolo sempre più centrale, in particolare per quanto riguarda la chirurgia protesica. Inoltre, l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale permette di valutare quali possono essere i risultati di determinati trattamenti condividendo con i pazienti una previsione di rischi e benefici.
Massima precisione e minimo margine d’errore sono le prerogative di questo approccio di cui parliamo con il dott. Giovanni Bonaspetti, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia sez. II dell’Istituto Clinico S. Anna di Brescia.
Che cos’è la chirurgia robotica in ambito protesico
La chirurgia robotica è una tecnica chirurgica computer-assistita. Si tratta di un braccio meccanico che, nel caso di protesi al ginocchio, attraverso dei sensori posizionati su tibia e femore, consente al chirurgo di avere una visione globale dell’articolazione indicando dove tagliare l’osso e posizionare la protesi.
Non si prefigge di insegnare al chirurgo come applicare una protesi, ma è straordinariamente utile per farla inserire nel miglior modo possibile (sfruttando la tridimensionalità) al fine di rispettare i vettori di forza e i carichi soggettivi scongiurando l’usura.
Per quali interventi protesici si utilizza la robotica
Attualmente la robotica è applicata in particolare nella:
- chirurgia protesica del ginocchio, sia monocompartimentale (quando si sostituisce una sola porzione del ginocchio) sia totale;
- chirurgia protesica dell’anca;
- chirurgia protesica della spalla.
Gli interventi eseguiti con il supporto della robotica oggi sono aumentati a fianco dell’attività chirurgica tradizionale.
I punti di forza della robotica nella chirurgia protesica
L’utilizzo del robot conferisce al gesto chirurgico una precisione difficilmente conseguibile con altre tecniche. Stando comodamente seduti alla consolle, la robotica consente di:
- compiere movimenti nello spazio con più gradi di libertà;
- eseguire rotazioni con ampiezza superiore al polso del chirurgo.
La chirurgia protesica, in particolare quella articolare, è una chirurgia che si avvale di un navigatore: attraverso questo navigatore il computer percepisce la posizione dell’articolazione e, sulla base dei dati rilevati, fornisce:
- i gradi di angolazione di un ginocchio durante il movimento;
- le deviazioni assiali che presenta;
- il range di movimento e di stabilità della protesi inserita;
- gli assi dell’articolazione protesizzata.
Una protesi messa bene non vuol dire necessariamente che il paziente stia bene, ma posizionarla bene è certamente il primo passo verso un risultato finale soddisfacente.
I limiti e i rischi della robotica
Il limite più significativo è che si tratta di una tecnologia operatore-dipendente. Il robot non sostituisce il chirurgo dal momento che è quest’ultimo a impostare il navigatore e conseguentemente a decidere dove posizionare una protesi. Il robot si limita a eseguire.
Se dunque le impostazioni registrate dal chirurgo fossero sbagliate, potrebbero esserci delle complicanze:
- a breve termine (rari): rischi emorragici, fratture, instabilità;
- a medio e lungo termine: rischio infettivo.
Chi sono e come si formano gli specialisti in chirurgia protesica robotica
“La chirurgia protesica robotica la possono fare tutti gli specialisti in seguito a uno specifico percorso di formazione teorico e pratico, che io ho svolto in Scozia, a Glasgow (centro di riferimento mondiale per questo tipo di chirurgia) e in Inghilterra.
Il programma costituisce un valido aiuto per quei chirurghi esperti e chirurghi in formazione che decidono di inserire la chirurgia robotica nel proprio bagaglio di competenze. Solitamente viene proposto in 3 fasi:
- apprendimento individuale pre-clinico;
- apprendimento tramite simulazione;
- formazione clinica in sala operatoria”.
Una volta appresa la teoria si passa alla pratica. Le esercitazioni pratiche sono fondamentali. “Ricordo di aver eseguito numerosi interventi ad Arezzo in uno dei cadaver lab (addestramento chirurgico su cadaveri, ndr) più noti del nostro Paese.
Ma non solo: è opportuno mantenersi aggiornati perché parliamo di una tecnologia in continua evoluzione”.
Verso un’ortopedia sempre più personalizzata?
Prima di arrivare a uno scenario di assoluta personalizzazione è bene standardizzare il più possibile alcuni processi. La medicina è un’arte che, sia pur illuminata dalla scienza, resta manuale: il robot traduce i movimenti del chirurgo in modo intuitivo, ma è lo specialista ad azionare la macchina.
La piattaforma robotica utilizzata all’Istituto Clinico S. Anna
La piattaforma robotica in uso all’Istituto Clinico S. Anna di Brescia assiste il chirurgo offrendo un significativo contributo:
- durante le procedure di resezione ossea;
- nella valutazione dello stato dei tessuti molli.
Il dispositivo è costituito da 2 unità, posizionate rispettivamente su ciascun lato del tavolo operatorio:
- un’unità robotica composta da un braccio robotico compatto e da un touchscreen;
- un’unità ottica dotata di un altro touchscreen.
Si tratta di un sistema robotico estremamente avanzato, grazie al quale pianificare al meglio un intervento chirurgico e costruire un modello anatomico tridimensionale a misura di paziente.
Come per qualsiasi altra innovazione tecnologica, rimane prioritaria la competenza dello specialista (che deve essere in possesso di un attestato specifico per l’utilizzo di questo rivoluzionario sistema), ma, di certo, l’impiego sempre più frequente della chirurgia robotica garantirà un'assoluta precisione degli interventi, riducendo al minimo il margine di errore chirurgico.


