Elettromiografia: in che cosa consiste questo esame e quando è richiesto

PUBBLICATO IL 27 DICEMBRE 2018

Formicolio, intorpidimento e debolezza muscolare? L’elettromiografia potrebbe svelare la natura di questi sintomi perché è un esame che permette di diagnosticare le malattie neuromuscolari, verificando il corretto funzionamento dei muscoli e dei nervi periferici. Utilizzato nel campo della Neurofisiologia clinica, questo esame viene eseguito da un medico neurologo/neurofisologo coadiuvato da un tecnico di neurofisiopatologia. Ne parliamo con il dott. Teodoro Altavilla, neurologo presso l’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano

Quando viene prescritta l’elettromiografia e in cosa consiste?

“L’esame, prescritto su richiesta dello specialista (neurologo, ortopedico, fisiatra o reumatologo) o del medico curante, consiste in una doppia valutazione tecnica, elettroneurografica (ENG) ed elettromiografica (EMG), sullo stato del sistema nervoso periferico e muscolare. Grazie a queste valutazioni, è possibile diagnosticare patologie primarie neurodegenerative, periferiche e del midollo spinale (motoneurone, polineuropatie eredo-genetiche, patologie muscolari infiammatorie o degenerative) ma anche patologie secondarie ad altre malattie. L’EMG prevede l’utilizzo di alcuni elettrodi di superficie o ad ago e di un elettromiografo che è in grado di registrare, tramite stimolazione, i segnali elettrici del nervo periferico e del muscolo in modo qualitativo e quantitativo.” 

Quali i sintomi tipici del paziente che si sottopone a questo esame? 

“Il paziente a cui viene prescritto questo tipo di esame strumentale può lamentare parestesie (tipo formicolio), intorpidimento, dolore irradiante, urente, debolezza e algie, crampi/spasmi muscolari, ma anche la paralisi di uno o più arti.”

E’ un esame doloroso?

La procedura di tipo mininvasivo, non è particolarmente dolorosa e si effettua in attività ambulatoriale. La percezione del dolore è comunque soggettiva e può dipendere da diversi fattori, come ad esempio dallo stato emotivo del paziente durante lo svolgimento dell’esame.  In base alla patologia che si sta cercando di diagnosticare, si fa un studio diverso, più o meno invasivo.” 

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