SOS aneurisma dell’aorta: come trattarlo?

PUBBLICATO IL 26 OTTOBRE 2017

“L’aneurisma dell’aorta - spiega il professor Santi Trimarchi, responsabile dell’U.O. di Chirurgia Vascolare II all’IRCCS Policlinico San Donato - è una patologia dilatativa irreversibile, dell’arteria più grossa del nostro corpo, e colpisce circa il 5% della popolazione. I soggetti maggiormente interessati sono, in primo luogo, le persone di età avanzata al di sopra dei 70 anni anche se, in alcune forme particolari cioè le cosiddette connettivopatie, di origine genetica, può colpire anche persone di età inferiore. 

9 volte su 10, l’aneurisma - continua - si riscontra per pura casualità: ad esempio, in una persona che esegue un’ecografia in addome o una radiografia del torace, è capitato di aver riscontrato questo tipo di formazione prima non nota. A quel punto, si ricorre a esami diagnostici più accurati, come l’ecocardiografia oppure la TAC, i quali sono specifici nel mostrare nel dettaglio la dilatazione e l’estensione dell’arteria malata.

Questa può essere localizzata solamente in addome oppure anche all’interno del torace a livello dell’aorta ascendente, dell’arco, dell’aorta toracica discendente o toraco-addominale. A seconda delle dimensioni e delle caratteristiche morfologiche del vaso, può avere un’indicazione all’intervento, solitamente relativo al diametro dell’arteria. Le dimensioni che oggi vengono tenute in considerazione per un’indicazione all’intervento sono circa 5 cm in aorta addominale e 5.5 cm in aorta toracica. 

L’intervento - conclude il prof. Trimarchi - può essere tradizionale o open, condotto con il classico taglio, oppure, soprattutto in sede toracica discendente e addominale sotto renale, con tecniche endovascolari che consistono nell’inserimento di stent aortici attraverso le arterie femorali all’inguine e che vanno a disporsi internamente ai segmenti aortici dilatati, escludendoli dal contatto col flusso sanguigno. Queste tecniche moderne e mininvasive si associano oggigiorno a ottimi risultati”.

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