
Malnutrizione nell'anziano: come si previene?
PUBBLICATO IL 26 OTTOBRE 2026
Con l'avanzare dell'età, mangiare a sufficienza non basta più: il rischio di malnutrizione nell'anziano è spesso silenzioso e può passare inosservato ai familiari per settimane. Riconoscere per tempo i segnali di allarme e capirne le cause è il primo passo per proteggere la salute e l'autonomia delle persone in età avanzata. Ne parliamo con la Dott.ssa Michela Colombu, geriatra presso l'Unità Operativa di Medicina Generale e Subacuti dell'Istituto Clinico Villa Aprica di Como.
"La malnutrizione nell'anziano non è quasi mai una scelta, ma il risultato di più fattori che si sommano nel tempo: per questo va cercata attivamente, non aspettata", spiega la dott.ssa Colombu.
I segnali da riconoscere
Il rischio di malnutrizione nell'anziano si manifesta quasi sempre in modo graduale, con segnali che da soli possono sembrare poco significativi ma che, insieme, meritano una valutazione medica tempestiva. Vale la pena osservare con attenzione:
- calo di peso involontario, anche di pochi chili, in 1-3 mesi;
- riduzione dell'appetito e dei pasti consumati durante la giornata;
- vestiti, protesi dentarie o anelli che diventano improvvisamente larghi;
- stanchezza persistente, debolezza muscolare e maggiore rischio di cadute;
- guarigione lenta delle ferite, infezioni ricorrenti o lesioni da pressione;
- cambiamenti dell'umore, apatia o difficoltà di concentrazione.
Nessuno di questi segnali, preso singolarmente, è una diagnosi: è però un buon motivo per parlarne con il medico di famiglia o con un geriatra.
Le cause più comuni della malnutrizione negli anziani
Nell'anziano la malnutrizione ha quasi sempre un'origine multifattoriale, in cui aspetti fisici, psicologici e sociali si intrecciano e si rinforzano a vicenda. Difficoltà di masticazione o deglutizione, protesi dentarie non più adeguate e la naturale riduzione di gusto e olfatto rendono il cibo meno invitante, mentre patologie croniche come demenza, tumori o insufficienza d'organo possono aumentare il fabbisogno energetico proprio nel momento in cui l'appetito diminuisce.
A questo si aggiunge spesso la polifarmacia, cioè l'uso contemporaneo di 5 o più farmaci diversi da parte di una stessa persona, che può interferire con l'appetito e con l'assorbimento dei nutrienti, così come fattori più propriamente sociali: la solitudine, l'isolamento - frequente dopo un lutto - e la ridotta autonomia nel fare la spesa o preparare i pasti.
"Spesso la malnutrizione emerge dopo un evento acuto, come un ricovero o un'infezione: il corpo ha meno riserve e recupera più lentamente, mentre la famiglia può accorgersene solo quando il calo di peso è già significativo", sottolinea la dott.ssa Colombu.
Come prevenire la malnutrizione nelle persone in terza età
La prevenzione della malnutrizione nell'anziano si basa su una valutazione nutrizionale periodica, che permette di intercettare il problema prima che diventi conclamato, e su un piano alimentare costruito sulle esigenze specifiche della persona: pasti frazionati in più momenti della giornata, con un adeguato apporto di proteine per contrastare la perdita di massa muscolare, e una corretta idratazione, spesso trascurata perché con l'età si riduce lo stimolo della sete.
Quando necessario, la consistenza dei cibi va adattata alle difficoltà di masticazione o deglutizione, e solo su indicazione medica si può ricorrere a una supplementazione nutrizionale orale.
In sintesi, i punti fermi di un percorso di prevenzione sono:
- Visite di controllo e screening nutrizionale periodico (es. test MNA);
- pasti frazionati, ricchi di proteine e ben idratati;
- adattamento della consistenza dei cibi quando serve, sotto guida medica.
"Una corretta gestione nutrizionale non significa mangiare di più a tutti i costi, ma mangiare meglio: privilegiare alimenti densi di nutrienti e coinvolgere, quando serve, il geriatra e il dietista in un percorso personalizzato", precisa la dott.ssa Colombu.
Consigli pratici per pazienti e familiari
Oltre al percorso clinico, alcuni accorgimenti quotidiani possono fare una reale differenza nella prevenzione della malnutrizione e nel benessere generale della persona anziana, a partire da piccole abitudini facili da introdurre in famiglia:
- pesare la persona una volta al mese e segnalare al medico un calo superiore al 5% in 30 giorni;
- favorire i pasti in compagnia, a tavola, evitando distrazioni come la televisione;
- variare colori e consistenze dei piatti per stimolare l'appetito, tenendo a disposizione snack nutrienti tra i pasti;
- controllare periodicamente lo stato di denti e protesi dentarie;
- non sostituire un pasto con il solo consumo di liquidi o bevande zuccherate.
E, soprattutto, coinvolgere subito il medico di famiglia o il geriatra ai primi segnali di calo dell'appetito, senza aspettare che la situazione si aggravi.
"Ai familiari consiglio di osservare, più che di insistere: un piatto lasciato a metà per 2 settimane di fila è un'informazione clinica preziosa quanto un esame del sangue", aggiunge la dott.ssa Colombu.
Il percorso per pazienti anziani presso l'Istituto Clinico Villa Aprica
L'Unità Operativa di Medicina Generale e Subacuti dell'Istituto Clinico Villa Aprica a Como affianca alla valutazione clinica generale un approccio geriatrico multidisciplinare, con attenzione allo stato nutrizionale, funzionale e cognitivo del paziente anziano, in stretto raccordo con dietisti e altri specialisti quando necessario.
Il percorso è disponibile tramite Servizio Sanitario Nazionale, su prescrizione del medico curante per valutazioni ed eventuali percorsi di ricovero, e in regime privato o convenzionato.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata all’Unità Operativa di Medicina Generale e Subacuti o verificare le disponibilità per una visita geriatrica privata.

