
Hantavirus: cos’è? Il punto con l’esperto
PUBBLICATO IL 19 MAGGIO 2026
L’Hantavirus è tornato al centro dell’attenzione nelle ultime settimane dopo i recenti casi di cronaca internazionale legati al focolaio registrato su una nave da crociera e ai controlli attivati anche in Italia su alcuni casi sospetti. Sebbene il rischio per la popolazione generale resti molto basso secondo OMS ed ECDC, il tema ha riacceso l’attenzione su questa infezione zoonotica e sulle possibili complicanze che può comportare.
Per fare chiarezza su cos’è l’Hantavirus, come si trasmette e quali precauzioni adottare, ne parliamo con il Prof. Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio di Milano.
Che cos’è l’Hantavirus?
“L’Hantavirus è un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici, come topi e ratti. Nell’uomo può provocare malattie anche gravi, soprattutto a carico dei polmoni o dei reni, ma resta un’infezione rara”, spiega il Prof. Pregliasco.
Si tratta quindi di una malattia che viene trasmessa dagli animali all’uomo, con varianti che si manifestano in modo differente a seconda della zona geografica:
- nelle Americhe prevalgono le forme respiratorie;
- in Europa e Asia sono più comuni le forme con interessamento renale.
Come si contrae?
Il rischio di contrarre l'Hantavirus è legato principalmente alla frequentazione di ambienti poco salubri. Il contagio avviene per:
- inalazione di particelle contaminate da urine, saliva o feci di roditori, particolarmente pericoloso in ambienti chiusi come cantine o soffitte;
- contatto con superfici contaminate seguito dal contatto con naso o bocca;
- più raramente, morsi di roditori o consumo di alimenti contaminati.
“La trasmissione da persona a persona è eccezionale: è stata documentata quasi esclusivamente per il virus Andes, presente in Sud America, e richiede contatti molto stretti e prolungati” rassicura il Prof. Pregliasco.
Hantavirus: i sintomi
I primi sintomi dell’Hantavirus sono piuttosto aspecifici e possono essere confusi con quelli di un’influenza. Nella fase iniziale compaiono infatti:
- febbre;
- forte stanchezza e dolori muscolari;
- mal di testa;
- nausea, vomito e dolori addominali.
Nelle forme più severe, soprattutto quelle polmonari, possono comparire:
- tosse e difficoltà respiratoria;
- senso di oppressione toracica e insufficienza respiratoria acuta.
In Europa e Asia alcune varianti possono provocare febbre emorragica con interessamento renale, alterazioni della funzione dei reni e disturbi della coagulazione.
Esiste una cura per l’Hantavirus?
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica universalmente efficace contro l’Hantavirus.
Le cure sono soprattutto di supporto e puntano a gestire le complicanze attraverso:
- ossigenoterapia e ventilazione assistita nei casi più gravi;
- monitoraggio cardiaco e respiratorio;
- dialisi in caso di coinvolgimento renale.
“La diagnosi precoce e il ricovero tempestivo, soprattutto in terapia intensiva, migliorano significativamente la prognosi del paziente” evidenzia il dottore.
Come si fa la diagnosi?
La diagnosi dell’Hantavirus si basa su:
- sintomi clinici;
- eventuale esposizione a roditori o a situazioni a rischio;
- esami di laboratorio specifici.
Il Prof. Pregliasco precisa che: “I test più utilizzati sono quelli sierologici per identificare gli anticorpi contro il virus e i test molecolari PCR per rilevare il materiale genetico virale”.
Hantavirus: esiste un vaccino?
Attualmente non esiste un vaccino disponibile in Europa o negli Stati Uniti per la maggior parte degli hantavirus. Alcuni vaccini sono stati sviluppati e utilizzati in Paesi asiatici, come Cina e Corea del Sud, contro specifici ceppi locali, ma non esiste ancora una vaccinazione universale.
Secondo il Prof. Pregliasco, una prospettiva concreta per il futuro “potrebbe essere lo sviluppo di un vaccino utilizzando la piattaforma mRNA utilizzata per il COVID”.
Per quanto tempo sopravvive l’Hantavirus nell’ambiente?
L’Hantavirus può sopravvivere per alcune ore o anche giorni nell’ambiente, soprattutto in luoghi chiusi, umidi e poco esposti alla luce solare. La sopravvivenza dipende da temperatura, umidità e ventilazione.
“Per questo motivo è fondamentale evitare di spazzare o aspirare a secco ambienti contaminati, perché si rischia di disperdere nell’aria particelle infette.
La prevenzione rimane lo strumento più efficace a nostra disposizione”, conclude il Prof. Pregliasco, ricordando le raccomandazioni principali:
- arieggiare bene i locali;
- usare guanti e mascherina;
- pulire le superfici con disinfettanti o soluzioni a base di candeggina;
- evitare il contatto diretto con escrementi di roditori.



