
Nuove strategie sperimentali contro la malattia IgG4-correlata
PUBBLICATO IL 14 LUGLIO 2026
Nuove strategie sperimentali contro la malattia IgG4-correlata
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, coordinato dal Professor Emanuel Della Torre, reumatologo, allergologo e immunologo dell'IRCCS Ospedale San Raffaele, ha testato un nuovo farmaco, obexelimab, per prevenire le recidive della Malattia IgG4-correlata.
Lo studio, che annovera tra gli autori anche il Professor Lorenzo Dagna, primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare (UNIRAR) del San Raffaele, ha coinvolto circa 200 pazienti in oltre 15 paesi ed è il più ampio condotto finora su questa patologia.
Cos'è la Malattia IgG4-correlata e quali sono le opzioni terapeutiche
La Malattia IgG4-correlata è una patologia infiammatoria cronica che, per cause non ancora chiarite, provoca lesioni simil-tumorali a carico di vari tessuti corporei.
Ad oggi, sono solo 2 le opzioni terapeutiche per chi soffre di questa malattia:
- cortisonici: efficaci, ma gravati da importanti effetti indesiderati;
- farmaci biologici come rituximab e inebilizumab: agiscono eliminando i linfociti B, ovvero le cellule responsabili della malattia, ma che espongono i pazienti a rischi infettivi e richiedono ripetute infusioni endovenose in ospedale.
Lo studio in oggetto suggerisce che vi sia una terza possibilità. I ricercatori hanno infatti dimostrato come obexelimab riduca significativamente il rischio di recidiva di malattia rispetto al placebo usando dosi di cortisone molto più basse. Obexelimab viene, inoltre, somministrato con un’iniezione sottocutanea, consentendo una maggiore flessibilità del trattamento, ad esempio, in caso di febbre o prima di un intervento chirurgico, quando è necessario sospendere temporaneamente la terapia.
Come agisce il farmaco Obexelimab, nel dettaglio
La Malattia IgG4-correlata dipende dall'attività dei linfociti B, le cellule del sistema immunitario che producono gli anticorpi IgG4, coinvolti nella patologia. Le terapie ad oggi disponibili agiscono eliminando completamente questi linfociti dalla circolazione. Obexelimab, invece:
- si lega alla loro superficie;
- ne attenua la capacità di produrre anticorpi, senza distruggerli.
Questa differenza ha una conseguenza pratica importante: l'effetto di obexelimab si esaurisce più rapidamente una volta interrotta la somministrazione, perché la sua emivita, il tempo necessario perché la sua concentrazione nel sangue si dimezzi, è più breve. È per questo che risulta più semplice sospendere temporaneamente la terapia quando necessario, ad esempio, in presenza di un'infezione, mentre con le terapie biologiche disponibili l'effetto immunosoppressivo si protrae più a lungo, con un rischio infettivo che può aumentare nel tempo.
“La nuova molecola aiuta a rispondere a bisogni finora insoddisfatti delle persone con Malattia IgG4-correlata: previene le recidive, si somministra più facilmente e riduce la necessità di ricorrere al cortisone”, spiega Emanuel Della Torre.
I ricercatori stanno ora lavorando per confermare i benefici di obexelimab su un periodo di tempo più lungo.
IgG4-RD Clinic: l’ambulatorio del San Raffaele dedicato alla malattia IgG4-correlata
L’Ospedale San Raffaele è stato il primo centro in Italia a dedicarsi specificamente alla Malattia IgG4-correlata, istituendo la Clinica dedicata alla Malattia IgG4-correlata (IgG4-RD Clinic) coordinata dal Professor Della Torre, all’interno dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare.
Data la natura sistemica della malattia, l’ambulatorio coordina un gruppo multidisciplinare di specialisti in:
- gastroenterologia;
- epatologia;
- otorinolaringoiatria;
- oculistica;
- pneumologia;
- neurologia;
- chirurgia pancreatica, epatobiliare e toracica.
Tutti i casi vengono discussi nel corso di riunioni periodiche dedicate, con l’obiettivo di definire il percorso diagnostico-terapeutico più appropriato e personalizzato per ciascun paziente.
L’ambulatorio offre ai pazienti la possibilità di:
- ottenere l’esenzione per malattia rara;
- accedere a progetti di ricerca clinica e traslazionale;
- partecipare a studi clinici e sperimentazioni con terapie innovative;
- contribuire allo sviluppo di linee guida e documenti finalizzati a migliorare la qualità di vita delle persone affette da IgG4-RD.



