Sindrome da allettamento: la complicanza rischiosa di una lunga degenza a letto

Sindrome da allettamento: la complicanza rischiosa di una lunga degenza a letto

PUBBLICATO IL 01 LUGLIO 2026

Sindrome da allettamento: la complicanza rischiosa di una lunga degenza a letto

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La sindrome da allettamento, conosciuta anche come sindrome da immobilizzazione, è un insieme di alterazioni a carico di tutti gli organi e apparati, causata da una prolungata immobilità. 

Insieme al Dott. Giovanni Bua, Responsabile dell’Unità operativa di Riabilitazione e rieducazione funzionale dell’Istituto Clinico San Rocco di Ome, vicino a Brescia, conosciamo più da vicino questa patologia. 

 

Che cos’è la sindrome da allettamento?

La sindrome da allettamento, o da immobilizzazione, è una condizione clinica che colpisce diversi organi ed apparati di una persona quando è costretta all’immobilità per un lungo periodo (sostanzialmente a letto). 

Chi è più a rischio e perchè?

La sindrome da allettamento si presenta prevalentemente nelle persone anziane, in quanto sono loro i soggetti più esposti a una maggiore fragilità, a un minor grado di recupero dalle condizioni di allettamento e, soprattutto, a una serie di fattori predisponenti che favoriscono l’insorgenza di questa sindrome. Le persone più in là con gli anni, infatti, presentano solitamente:

  • riserve funzionali ridotte;
  • patologie croniche (cardiache e respiratorie) che aggravano la condizione di immobilizzazione; 
  • un quadro più o meno severo di sarcopenia, ovvero la perdita di massa muscolare, molto frequente tra gli anziani.

 

Le cause della sindrome da allettamento 

Il fattore predisponente della sindrome da allettamento è l’isolamento sociale, ovvero l’eventualità per cui le persone anziane si ritrovano in una condizione di solitudine tale da non disporre nemmeno di un supporto familiare che possa sostenere e consentire loro di superare quelle che sono le barriere architettoniche, e le molteplici difficoltà che l’anziano può presentare nel recuperare da una condizione di allettamento.

Questa sindrome può, inoltre, essere scatenata da diverse cause. Le più frequenti sono:

  • patologie neurologiche, come ictus e morbo di Parkinson;
  • patologie respiratorie acute (polmonite) e croniche (BPCO);
  • problematiche cardiache, come infarto e scompenso cardiaco;
  • traumi ortopedici, come fratture del femore o degli arti inferiori.

Fratture e sindrome da immobilizzazione: un circolo vizioso

Le fratture sono favorite dalle stesse condizioni che, a loro volta, determinano la sindrome da immobilizzazione, ovvero: 

  • la sarcopenia e l’osteoporosi; 
  • l’abitudine alla sedentarietà; 
  • i problemi di equilibrio; 
  • gli scarsi supporti familiari e relazionali; 
  • le barriere architettoniche;
  • la solitudine e la riduzione della partecipazione alla vita sociale. 

Queste condizioni favoriscono lo sviluppo di fratture e cadute, oltre a portare all’instaurarsi di un circolo vizioso che alimenta questa sindrome.

 

Le conseguenze della sindrome da allettamento  

Questa condizione viene molto spesso sottovalutata ma, in realtà, è molto grave perché tende ad autoalimentarsi e a coinvolgere sempre più organi ed apparati. Le complicanze più frequenti e rilevanti della sindrome da allettamento riguardano: 

  • l’apparato respiratorio, con una riduzione della capacità di ventilazione e di espansione dei polmoni e, quindi, la possibilità di sviluppare delle infezioni polmonari cosiddette da stasi;
  • l’apparato cardiocircolatorio, con alterazioni della regolazione della pressione arteriosa e un più elevato rischio di sviluppare delle trombosi a livello degli arti inferiori; 
  • il peggioramento della sarcopenia con un’ulteriore perdita di massa muscolare e osteoporosi
  • le alterazioni dell’apparato digerente con la possibilità di avere un rallentamento della funzione intestinale e quindi la possibilità di sviluppare una stipsi importante; 
  • le lesioni da decubito che si possono verificare quando ci sono delle prolungate pressioni su alcune parti del corpo;
  • la sfera psicologica, poiché l’isolamento sociale, che può conseguire alla condizione di allettamento, provoca ripercussioni anche sull’umore con sindromi depressive secondarie.


Il trattamento della sindrome da allettamento all’Istituto Clinico San Rocco

Il trattamento di questa condizione clinica è molto importante ed è fondamentale, soprattutto, cercare di prevenire le complicanze che possono subentrare in conseguenza dell’immobilità prolungata. 

“All’interno dell’Unità Operativa di Riabilitazione dell’Istituto Clinico San Rocco - ci ha raccontato il Dott. Bua - abbiamo sviluppato un programma di prevenzione e di riabilitazione dalla sindrome da immobilizzazione, per i pazienti ricoverati e per coloro che hanno superato la fase acuta della malattia che ha causato la sindrome”.  

Il Servizio di riabilitazione per i pazienti ricoverati

I pazienti ricoverati nelle unità per acuti, in Medicina, in Traumatologia, in Chirurgia e in Terapia intensiva vengono presi in carico dal Servizio di riabilitazione già nei primi giorni dall’insorgenza della condizione, per mettere in atto una serie di trattamenti mirati alla prevenzione delle complicanze dell’immobilità, come per esempio cambi posturali, attività di mobilizzazione articolare e di carico precoce. Gli obiettivi, in questa fase, sono principalmente:

  • eseguire una mobilizzazione e progressiva per ridurre al minimo tutte le complicanze secondarie della sindrome da immobilizzazione; 
  • prevenire le lesioni secondarie all’allettamento, facendo mantenere una buona espansione polmonare e una buona clearance bronchiale; 
  • favorire la verticalizzazione, per mantenere la capacità di adattare la pressione ai cambi di postura, di stare in piedi e di attivare i muscoli. Questo permette di non perdere tono, forza muscolare e propriocettività, cioè la capacità di mantenere l’equilibrio in stazione eretta.
     

La riabilitazione in fase di guarigione

Quando il paziente ha superato la fase acuta della condizione che ha determinato l’immobilità, l’obiettivo della riabilitazione è recuperare le autonomie che il paziente aveva prima dell’evento acuto; si cerca, quindi, di recuperare: 

  • la forza
  • l’articolarità;
  • la capacità del paziente di eseguire i passaggi di posizione sempre con maggior autonomia; 
  • la capacità di deambulare sempre con maggiore autonomia e in sicurezza, magari iniziando con adeguati ausili, come roller o deambulatori. 

In ogni caso è fondamentale rendere il paziente sempre più autonomo e favorirne il reinserimento nel proprio tessuto sociale per una migliore partecipazione sociale possibile. Necessario in questo senso sarà la collaborazione con i servizi territoriali (Medici di Medicina Generale e assistenti sociali) e con i familiari del paziente.

 Questa fase si può svolgere sia da ricoverato presso il nostro Reparto, sia in regime ambulatoriale. 

 

I tempi di guarigione

La durata del trattamento dipende principalmente dalla condizione clinica del paziente e dalla condizione generale preesistente. Nel caso in cui il paziente sia ricoverato, la degenza si protrae per un periodo sufficiente a consentirgli un rientro al domicilio nelle migliori condizioni possibili e, soprattutto, in sicurezza, nel senso che dobbiamo prevedere un rientro che escluda il più possibile l’insorgenza di ulteriori complicanze da allettamento o una ricaduta in una condizione di immobilità. 

Per il paziente che accede al nostro servizio in regime ambulatoriale, invece, in genere eseguiamo dei cicli di una decina di sedute con una frequenza bi-trisettimanale. 

 

La fisioterapia per ridurre il rischio di cadute

È opportuno ricordare, infine, quanto sia importante prevenire le condizioni di allettamento nelle persone anziane per scongiurare cadute. A tal fine spesso, previa una visita fisiatrica, vengono consigliate ai pazienti con fragilità e condizioni predisponenti delle sedute di fisioterapie con l’obiettivo di:

  • migliorare e mantenere una buona forza e massa muscolare allo scopo di prevenire l’osteoporosi;
  • migliorare la coordinazione motoria e le reazioni di equilibrio;
  • aiutare i soggetti anziani a mantenere una buona socialità.