
Scompenso cardiaco: come riconoscerlo e trattarlo con le nuove terapie
PUBBLICATO IL 19 GIUGNO 2026
Lo scompenso cardiaco rappresenta oggi una delle patologie cardiovascolari più diffuse e complesse, in particolare nella popolazione anziana. L’invecchiamento demografico, la maggiore sopravvivenza dopo eventi cardiovascolari acuti come l’infarto e la crescente diffusione di fattori di rischio quali ipertensione, diabete e obesità hanno contribuito a un progressivo aumento della sua incidenza negli ultimi anni.
Oggi lo scompenso cardiaco deve essere considerato una sindrome clinica che richiede diagnosi precoce, percorsi terapeutici personalizzati e un monitoraggio costante.
Il professor Marco Metra, Responsabile delle Unità Operative di Cardiologia Clinica e di Cardiologia Interventistica ed Emodinamica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Cardiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, spiega come i progressi della ricerca e le nuove terapie oggi disponibili consentano di migliorare in modo significativo la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti, soprattutto quando la malattia viene riconosciuta e trattata nelle fasi iniziali.
Cos’è lo scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco è una sindrome clinica in cui il cuore non riesce più a pompare sangue in quantità sufficiente per soddisfare le richieste dell’organismo oppure riesce a farlo solo con pressioni di riempimento elevate all’interno delle cavità ventricolari. Non è, quindi, una singola malattia, ma il punto di arrivo comune di numerose patologie cardiache.
“In Italia, interessa circa il 2% della popolazione adulta, con una prevalenza che supera il 10% oltre i 70 anni, rappresentando una delle principali cause di ricovero ospedaliero – spiega il prof. Metra -. Lo scompenso cardiaco è una condizione cronica complessa, ma oggi disponiamo di terapie molto più efficaci rispetto al passato”.
Quali sono le cause
Le cause più frequenti dello scompenso cardiaco sono:
- la cardiopatia ischemica, soprattutto dopo un infarto miocardico;
- l’ipertensione arteriosa di lunga durata;
- le valvulopatie;
- le cardiomiopatie;
- le aritmie persistenti (es. fibrillazione atriale).
A queste, si aggiungono condizioni meno frequenti, ma clinicamente rilevanti, tra cui miocarditi, malattie infiltrative come l’amiloidosi cardiaca, cardiotossicità da chemioterapici e abuso cronico di alcol. Spesso, più fattori coesistono nello stesso paziente, contribuendo alla progressiva compromissione della funzione cardiaca.
Come si manifesta lo scompenso cardiaco: i sintomi a cui fare attenzione
Alcuni sintomi, come la dispnea (la cosiddetta ‘fame d’aria’), possono essere avvertiti da chiunque durante uno sforzo intenso. Nel paziente con scompenso cardiaco, però, attività prima ben tollerate diventano progressivamente troppo faticose.
I sintomi più tipici dello scompenso cardiaco sono quindi:
- dispnea inizialmente sotto sforzo e poi anche a riposo o da sdraiati;
- facile affaticamento;
- gonfiore a caviglie e gambe;
- rapido aumento di peso dovuto alla ritenzione di liquidi;
- tosse notturna.
Nei casi più avanzati possono comparire:
- inappetenza;
- difficoltà digestive;
- senso di gonfiore addominale dovuto alla congestione epatica.
“Molti pazienti tendono a sottovalutare sintomi iniziali come stanchezza o fiato corto - osserva il professor Metra -. In realtà, questi segnali meritano attenzione soprattutto nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare.
Il quadro clinico può svilupparsi gradualmente nel corso di mesi oppure presentarsi in modo acuto, richiedendo un accesso urgente in ospedale”.
Il rischio di sviluppare scompenso cardiaco, inoltre, aumenta con l’età, ma sono particolarmente esposti i pazienti con pregresso infarto, ipertensione mal controllata, diabete, obesità, malattia renale cronica e apnee notturne. Anche la fibrillazione atriale, alcune terapie oncologiche cardiotossiche e gravidanze complicate, come nella cardiomiopatia peripartum, rappresentano condizioni a rischio.
Come si diagnostica lo scompenso cardiaco
La diagnosi dello scompenso cardiaco parte da una visita cardiologica, comprensiva di anamnesi ed esame obiettivo, integrati dal dosaggio dei peptidi natriuretici (BNP o NT-proBNP), marker molto sensibili di sofferenza cardiaca.
L’esame chiave è l’ecocardiogramma, che consente di valutare la funzione di pompa del cuore, la frazione di eiezione, le dimensioni delle camere cardiache e lo stato delle valvole.
A seconda del sospetto clinico possono essere necessari ulteriori approfondimenti, tra cui:
- elettrocardiogramma;
- risonanza magnetica cardiaca;
- coronarografia;
- test cardiopolmonare da sforzo;
- indagini genetiche o scintigrafiche per le forme infiltrative, in casi selezionati.
Come trattare lo scompenso cardiaco
Negli ultimi anni, il trattamento dello scompenso cardiaco ha conosciuto una vera trasformazione. La cosiddetta terapia dei 4 pilastri (composta da sacubitril/valsartan o, meno spesso, ACE inibitori o sartani, beta-bloccanti, antialdosteronici e SGLT2-inibitori) ha ridotto in modo significativo mortalità e ricoveri nei pazienti con bassa frazione d’eiezione. Nei pazienti con frazione d’eiezione normale, gli SGLT2 inibitori, finerenone e, nei pazienti obesi, le incretine hanno migliorato qualità di vita e prognosi.
“Oggi, possiamo cambiare concretamente la storia naturale della malattia - evidenza lo specialista -. L’aspetto fondamentale è iniziare precocemente le terapie corrette e seguire il paziente in modo continuativo”.
A queste terapie, si affiancano nuovi farmaci come vericiguat e trattamenti specifici per alcune forme particolari, come tafamidis o, più recentemente, acoramidis o vutrisiran, nell’amiloidosi da transtiretina, e mavacamten nella cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.
Sul fronte interventistico, oggi sono disponibili:
- defibrillatori impiantabili;
- sistemi di resincronizzazione cardiaca;
- riparazione percutanea delle valvole mitrale e tricuspide;
- procedure di rivascolarizzazione coronarica;
- nei casi più avanzati, assistenza ventricolare meccanica e trapianto cardiaco.
La gestione multidisciplinare all’interno delle Heart Failure Unit rappresenta, ormai, lo standard di cura per ottimizzare i percorsi terapeutici e migliorare i risultati clinici.
Come prevenire lo scompenso cardiaco
In molti casi, lo scompenso cardiaco può essere prevenuto:
- controllando pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia;
- mantenendo un peso adeguato;
- praticando regolare attività fisica;
- evitando il fumo;
- limitando il consumo di alcol, per ridurre in maniera significativa il rischio cardiovascolare.
Anche il trattamento precoce di condizioni come fibrillazione atriale e valvulopatie può prevenire l’evoluzione verso lo scompenso.
“La prevenzione resta l’arma più efficace – conclude Metra -. Intervenire prima che il danno cardiaco diventi irreversibile significa offrire al paziente prospettive decisamente migliori”.


