
Sostituzione delle protesi al seno: quando fare l’intervento?
PUBBLICATO IL 29 GIUGNO 2026
Uno dei dubbi più comuni che emergono nelle pazienti dopo una mastoplastica additiva è legato alla durata delle protesi mammarie e alla necessità, o meno, di sostituirle.
La risposta è meno semplice di quanto si possa pensare. Le moderne protesi mammarie sono dispositivi estremamente affidabili, progettate per durare a lungo nel tempo, ma non possono essere considerate definitive. Con il passare degli anni possono verificarsi modificazioni dell’impianto oppure cambiamenti anatomici del seno che rendono opportuna una rivalutazione specialistica. Approfondiamo l’argomento insieme al Dott. Matteo Maria Marino, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio.
La sostituzione delle protesi non rappresenta necessariamente un’urgenza né una procedura da programmare automaticamente dopo un determinato numero di anni. È una decisione che deve basarsi sullo stato dell’impianto, sulla qualità dei tessuti e sulle esigenze della paziente.
“La mastoplastica additiva è uno degli interventi più eseguiti e con il più alto grado di soddisfazione in chirurgia plastica. Negli ultimi anni le protesi si sono evolute notevolmente, diventando sempre più sicure e performanti. Questo non significa però che non debbano essere controllate nel tempo”, spiega il chirurgo.
Quando è necessario sostituire le protesi mammarie
Non esiste una scadenza uguale per tutte le pazienti. La necessità di sostituire le protesi può dipendere da diversi fattori:
- usura o rottura dell’impianto;
- spostamento della protesi (dislocazione protesi);
- contrattura capsulare;
- cambiamenti del seno legati all’età, alle gravidanze o alle variazioni di peso.
In alcuni casi è la paziente stessa a desiderare una modifica del risultato ottenuto anni prima, scegliendo un volume diverso o una forma più adatta alle nuove caratteristiche del proprio corpo.
"Con il passare del tempo non cambia soltanto la protesi: cambiano anche i tessuti. La pelle può perdere elasticità e il seno può modificare la propria posizione. Per questo motivo, quando valutiamo una revisione, analizziamo sempre il seno nel suo complesso e non esclusivamente l’impianto”, sottolinea il Dott. Marino.
Le protesi di generazione meno recente possono richiedere una rivalutazione dopo circa 10-15 anni dall’intervento, ma non si tratta di una regola assoluta. Sono i controlli clinici e gli eventuali esami strumentali a guidare la decisione.
Dislocazione protesi seno: cosa significa e cause più comuni
Dopo l’inserimento di una protesi, l’organismo crea naturalmente una capsula fibrosa attorno all’impianto che contribuisce a mantenerlo stabile nella posizione prevista.
Nel corso degli anni questa stabilità può ridursi. I tessuti possono cedere, la pelle può perdere tonicità e la protesi può progressivamente spostarsi rispetto alla posizione originaria. Le cause più frequenti includono:
- l’invecchiamento dei tessuti;
- le gravidanze;
- importanti variazioni di peso;
- il cedimento cutaneo;
- più raramente, microtraumi ripetuti o attività sportive ad alto impatto praticate per molti anni.
La dislocazione può alterare la forma del seno e compromettere il risultato estetico ottenuto con l’intervento.
Spostamento protesi seno: i sintomi da riconoscere
È consigliabile richiedere una valutazione specialistica quando si osservano cambiamenti.Tra i segnali più frequenti vi sono:
- comparsa di una nuova asimmetria;
- seno più alto o più basso rispetto al passato;
- percezione di uno spostamento della protesi;
- variazioni della forma del décolleté;
- modificazioni della consistenza del seno;
- dolore o fastidio persistente.
"Qualsiasi alterazione della forma, del volume o della consistenza del seno merita un controllo specialistico. Nella maggior parte dei casi non si tratta di situazioni urgenti, ma è importante comprenderne la causa e valutare il percorso più appropriato”, spiega il Dott. Marino.
Protesi mammaria rotta o usurata: quali sono i sintomi?
Una protesi che presenta segni di deterioramento può manifestarsi con:
- cambiamenti della consistenza al tatto;
- comparsa di asimmetrie;
- variazioni del volume;
- fastidi localizzati.
In particolare, una paziente dovrebbe sottoporsi a un controllo specialistico quando percepisce che il seno è diventato improvvisamente più duro, più morbido o comunque differente rispetto al passato. Le moderne protesi in silicone contengono gel altamente coesivi che, anche in caso di rottura dell’involucro esterno, tendono a mantenere la propria forma senza disperdersi nei tessuti come un liquido.
"Una protesi rotta non rappresenta necessariamente un’emergenza chirurgica, ma è una condizione che deve essere valutata e gestita in tempi adeguati, a evitare complicazioni e pianificare correttamente l’intervento di revisione”, precisa il chirurgo.
Cosa fare se si sospetta una protesi spostata o rotta
In caso di sospetta protesi rotta o usurata, è importante rivolgersi ad uno specialista per una valutazione accurata. Questa parte sempre con una visita di chirurgia estetica specialistica durante la quale vengono analizzati:
- la forma del seno;
- la posizione dell’impianto;
- la consistenza dei tessuti;
- l’eventuale presenza di alterazioni cliniche.
Quando necessario, possono essere richiesti esami di approfondimento come l’ecografia mammaria o la risonanza magnetica senza mezzo di contrasto, che rappresenta l’esame più accurato per lo studio delle protesi mammarie.
L’obiettivo è comprendere non solo lo stato dell’impianto, ma anche le condizioni dei tessuti circostanti e l’eventuale presenza di alterazioni che possano richiedere un trattamento.
Intervento di revisione mastoplastica additiva: come avviene
La chirurgia di revisione viene pianificata in modo personalizzato, in base alle condizioni dell’impianto, alle caratteristiche anatomiche della paziente e al risultato che si desidera ottenere. Nei casi più semplici è sufficiente sostituire le vecchie protesi con impianti di ultima generazione, spesso utilizzando la stessa cicatrice del primo intervento.
Quando invece il seno ha subito importanti modificazioni nel tempo, può essere necessario associare procedure complementari, come una mastopessi, per correggere il rilassamento dei tessuti e ripristinare forma, proporzioni e simmetria del seno.
“Se le condizioni lo consentono, l’intervento può limitarsi alla semplice sostituzione delle protesi. In altre situazioni è necessario intervenire anche sui tessuti mammari per ottenere un risultato armonioso e stabile nel tempo”, spiega il Dott. Marino.
L’obiettivo non è semplicemente sostituire una protesi, ma ottenere un risultato naturale, equilibrato e coerente con l’evoluzione del corpo della paziente.
Tempi di recupero della mastoplastica correttiva
I tempi di recupero dopo un intervento di revisione del seno possono variare in base alla complessità della procedura eseguita.
Quando è necessaria la sola sostituzione delle protesi, il decorso post-operatorio è generalmente più rapido e paragonabile, in molti casi, a quello di una mastoplastica additiva primaria. Se invece alla sostituzione dell’impianto vengono associate procedure aggiuntive, come una mastopessi o la correzione dei tessuti mammari, il recupero può richiedere tempi più lunghi.
Dopo l’intervento è importante:
- seguire attentamente le indicazioni fornite dal chirurgo;
- indossare il reggiseno contenitivo quando prescritto;
- limitare gli sforzi fisici e i movimenti ampi delle braccia nelle prime settimane;
- rispettare il calendario dei controlli post-operatori.
Un corretto decorso post-chirurgico rappresenta infatti un elemento fondamentale per favorire la guarigione dei tessuti e contribuire alla stabilità del risultato nel tempo.
L’importanza dei controlli post-operatori
Le moderne protesi mammarie offrono elevati standard di sicurezza e affidabilità. Tuttavia, il monitoraggio periodico rimane fondamentale per verificare l’integrità dell’impianto e l’evoluzione del seno negli anni.
Individuare precocemente eventuali segni di usura o alterazioni consente spesso di programmare il trattamento nelle condizioni migliori, evitando interventi più complessi.
Per questo motivo, qualsiasi cambiamento della forma, della posizione o della consistenza del seno dovrebbe sempre essere valutato attraverso una visita specialistica dedicata.
La revisione delle protesi mammarie all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio
Presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, il percorso diagnostico e terapeutico dedicato alle pazienti che necessitano di una revisione delle protesi mammarie è affidato all’équipe di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, diretta dal Dott. Matteo Marino.
La valutazione viene effettuata attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge, quando necessario, anche l’Unità Operativa di Radiologia Diagnostica e Interventistica, consentendo un inquadramento completo dello stato delle protesi e dei tessuti circostanti.
Il percorso è disponibile sia in regime SSN sia in regime solvente, sulla base dell’indicazione clinica e della valutazione specialistica:
- in presenza di specifiche problematiche documentate, in particolare di natura oncologica o ricostruttiva, il trattamento può essere effettuato nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.
- nei casi con finalità prevalentemente estetiche, l’accesso avviene generalmente in regime solvente.
Per maggiori informazioni o per prenotare una visita specialistica è possibile consultare la pagina dedicata all’Unità Operativa di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio.


