Che cos’è l’anedonia?

Che cos’è l’anedonia?

PUBBLICATO IL 25 AGOSTO 2026

Che cos’è l’anedonia?

PUBBLICATO IL 25 AGOSTO 2026

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Con il termine anedonia si indica una riduzione della capacità di provare piacere, interesse o coinvolgimento verso esperienze e attività che, in precedenza, erano vissute come gratificanti e soddisfacenti.

Non ogni periodo di disinteresse, minore entusiasmo o ridotto coinvolgimento, tuttavia, è riconducibile all’anedonia. Queste esperienze possono, infatti, rientrare nella normale variabilità della vita quotidiana. La condizione assume rilevanza clinica quando rappresenta un cambiamento persistente rispetto al proprio funzionamento abituale e interferisce con la vita della persona.

La dottoressa Valentina Fazio, psichiatra presso il Centro dei Disturbi dell’Umore all’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro, spiega come riconoscerla, diagnosticarla e trattarla nella maniera più efficace.

 

Le forme di anedonia

“L’anedonia può essere descritta secondo 2 principali prospettive - spiega la dott.ssa Fazio -.

La prima, più utilizzata in ambito neuropsicologico e psicopatologico, riguarda la componente del sistema della gratificazione maggiormente coinvolta. Da questo punto di vista si distinguono:

  • anedonia consumatoria, cioè la riduzione della capacità di provare piacere durante un’esperienza o un’attività;
  • anedonia anticipatoria, che riguarda invece la difficoltà a immaginare o prevedere un’esperienza futura come piacevole o gratificante.

Un secondo modo di descrivere l’anedonia consiste nel considerare gli ambiti della vita in cui si manifesta. In questo caso si distinguono, senza una separazione rigida: 

  • anedonia sociale; 
  • anedonia fisica; 
  • anedonia sessuale. 

Queste forme possono presentarsi singolarmente, sovrapporsi tra loro oppure comparire all’interno di un quadro clinico più ampio”.

Anedonia sociale

L’anedonia sociale consiste nella riduzione del piacere e dell’interesse verso le relazioni interpersonali, rispetto a quanto avveniva in precedenza.

“Può manifestarsi come una minore voglia di incontrare altre persone, conversare o condividere momenti di vicinanza con familiari e amici. In alcuni casi, la persona continua a frequentare gli altri, a rispondere ai messaggi o a partecipare ad attività sociali, ma senza il coinvolgimento emotivo o l’attesa positiva che aveva in passato. In altri casi, può comparire un progressivo isolamento - afferma -.

L’anedonia sociale non deve essere confusa con l’introversione, la riservatezza o la preferenza per una cerchia ristretta di relazioni: queste caratteristiche possono infatti essere associate a una vita affettiva soddisfacente”.

Anedonia fisica

L’anedonia fisica riguarda la riduzione del piacere associato alle esperienze sensoriali e corporee.

Può coinvolgere, per esempio, il piacere del cibo, della musica, del movimento, del contatto fisico, della natura, di una passeggiata, dell’attività sportiva o di altri piccoli stimoli quotidiani che in passato contribuivano al benessere personale.

“È importante, tuttavia, non interpretare ogni cambiamento come un segnale di anedonia. La capacità di provare piacere può ridursi temporaneamente per molte ragioni, tra cui stanchezza, stress, preoccupazioni, dolore fisico, insonnia, assunzione di farmaci, cambiamenti ormonali, condizioni mediche o periodi particolarmente impegnativi della vita - continua la specialista -.

L’aspetto clinicamente significativo non è quindi un calo occasionale del piacere, ma la sua persistenza nel tempo, la sua intensità e l’impatto sul funzionamento quotidiano”.

Anedonia sessuale

L’anedonia sessuale riguarda la riduzione della capacità di vivere la sessualità come esperienza piacevole, desiderabile o emotivamente significativa.

Può coinvolgere diversi aspetti dell’esperienza sessuale, tra cui il desiderio, l’anticipazione del piacere, la gratificazione durante il rapporto, il senso di intimità o il piacere associato all’orgasmo.

Si tratta di un ambito particolarmente complesso, perché la sessualità è influenzata dall’interazione tra numerosi fattori: 

  • salute mentale;
  • condizioni fisiche;
  • relazione di coppia;
  • farmaci;
  • ormoni;
  • storia personale;
  • contesto di vita.

Per questo motivo, l’anedonia sessuale non coincide automaticamente con una riduzione del desiderio sessuale o con la presenza di una disfunzione sessuale, anche se può sovrapporsi a questi fenomeni.

Come per le altre forme di anedonia, assume rilevanza clinica quando rappresenta un cambiamento persistente rispetto alla propria esperienza abituale oppure quando provoca sofferenza personale o difficoltà nella relazione. 

In questi casi, è importante parlarne con il medico o con uno specialista, affrontando il tema senza vergogna e considerando la complessità dei possibili fattori coinvolti.

 

Differenze tra anedonia, apatia e abulia

“Anedonia, apatia e abulia sono condizioni diverse, anche se possono presentarsi contemporaneamente - sottolinea la dr.ssa Fazio -.

L’apatia riguarda una riduzione del coinvolgimento emotivo e della motivazione verso le attività quotidiane. Chi ne soffre può descrivere una diminuzione della normale varietà di emozioni e sentimenti, fino a sperimentare una sensazione di indifferenza o di distacco emotivo percepita come estranea rispetto al proprio modo abituale di essere.

L’abulia, invece, riguarda una compromissione della spinta volitiva, cioè della capacità di iniziare azioni, prendere decisioni e mantenere l’iniziativa. La persona può sentirsi bloccata, con difficoltà ad avviare anche attività semplici e una riduzione della spontaneità.

Anedonia, apatia e abulia possono comparire insieme, ma la presenza di uno di questi sintomi non implica necessariamente la presenza degli altri”.

Correlazione tra anedonia e depressione

L’anedonia è uno dei sintomi principali della depressione.

Nel contesto di un episodio depressivo maggiore, la diagnosi richiede la presenza di un insieme di sintomi per almeno 2 settimane, associati a un cambiamento rispetto al precedente funzionamento della persona. Tra i sintomi fondamentali vi sono l’umore depresso e la perdita di interesse o piacere.

Questo significa che, in alcune persone, la depressione può manifestarsi soprattutto attraverso una riduzione dell’interesse, della motivazione e della capacità di provare piacere, anche quando la tristezza non rappresenta il sintomo più evidente.

La letteratura scientifica mostra che l’anedonia è frequente nei disturbi depressivi e può associarsi a:

  • una maggiore complessità del quadro clinico;
  • una maggiore compromissione del funzionamento quotidiano;
  • una risposta meno completa ai trattamenti, in alcuni casi;
  • una persistenza di alcuni, cosiddetti, sintomi residui dopo il miglioramento del tono dell’umore.

Questi aspetti non devono essere interpretati in modo allarmistico; l’anedonia può migliorare e rappresenta un elemento che merita una valutazione specifica all’interno di un percorso di cura. Se, dopo un trattamento, la tristezza diminuisce ma persistono disinteresse, perdita di piacere, difficoltà a riprendere attività significative o altri tra i sintomi depressivi, è importante parlarne con il proprio medico.

 

Anedonia: sintomi e cause

L’anedonia può manifestarsi in modi diversi. Alcune persone descrivono la perdita di piacere verso attività che in passato erano importanti, come trascorrere tempo con familiari e amici, lavorare, dedicarsi ai propri interessi o coltivare hobby. Altre riferiscono: 

  • una riduzione della curiosità; 
  • la sensazione di svolgere le attività “in automatico”;
  • la difficoltà a immaginare che qualcosa possa farle stare meglio.

“In alcuni casi, la difficoltà riguarda soprattutto l’esperienza vissuta: la persona continua a svolgere un’attività, incontrare qualcuno o dedicarsi a qualcosa che in passato apprezzava, ma non prova più la gratificazione attesa – approfondisce la psichiatra -. In altri casi, è maggiormente compromessa la fase precedente all’esperienza, con una riduzione del desiderio, dell’aspettativa positiva o della motivazione a cercare situazioni piacevoli.

L’origine dell’anedonia è complessa e multifattoriale. Possono contribuire diversi elementi, tra cui fattori psicologici, biologici, ambientali, relazionali e medici”.

Dal punto di vista clinico, l’anedonia può comparire in diversi contesti, tra cui:

  • disturbi dell’umore, come la depressione maggiore e gli episodi depressivi del disturbo bipolare;
  • disturbi d’ansia;
  • disturbo post-traumatico da stress;
  • schizofrenia e disturbo schizofreniforme;
  • disturbi da uso di sostanze.

Anche alcune condizioni mediche, come patologie neurologiche, dolore cronico, disturbi del sonno, alterazioni ormonali, l’assunzione di alcuni farmaci e condizioni infiammatorie o metaboliche possono influenzare i meccanismi coinvolti nella percezione del piacere.

Per questo motivo, una valutazione adeguata deve considerare la persona nella sua globalità e non concentrarsi esclusivamente sul singolo sintomo.

 

Le conseguenze dell’anedonia sulla vita quotidiana

L’anedonia può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, perché modifica il rapporto della persona con ciò che normalmente contribuisce a dare senso, energia e continuità alle giornate.

Può influenzare diversi ambiti, tra cui le relazioni familiari e sociali, la cura di sé, il lavoro, lo studio, gli interessi personali e la capacità di progettare il futuro.

Una delle conseguenze più frequenti è il progressivo ridursi delle attività e delle occasioni di coinvolgimento. Quando un’esperienza non viene più percepita come gratificante, la persona può tendere a evitarla o a dedicarvi meno tempo. Questo comporta una minore possibilità di sperimentare momenti positivi e può contribuire a creare un circolo vizioso in cui la quotidianità diventa progressivamente più limitata.

Nelle relazioni, l’anedonia può generare una sensazione di distanza dagli altri, anche quando il legame affettivo rimane presente. Può, inoltre, creare incomprensioni: dall’esterno, chi ne soffre può apparire disinteressato, freddo, poco disponibile o privo di iniziativa. In realtà, non si tratta di una scelta volontaria, ma della difficoltà a percepire quella spinta emotiva e quella gratificazione che in passato rendevano naturale il coinvolgimento.

Anche il lavoro e lo studio possono risentirne, a causa della riduzione della motivazione, dell’iniziativa e della soddisfazione personale. Inoltre, può diventare più difficile mantenere alcune abitudini favorevoli al benessere, come l’attività fisica regolare, un’alimentazione equilibrata o una corretta routine del sonno.

Si può guarire dall’anedonia?

Il trattamento dell’anedonia è complesso e non può essere ricondotto alla scelta di un unico intervento mirato a ripristinare piacere o motivazione.

La terapia farmacologica, così come eventuali strategie di potenziamento farmacologico, cronobiologico o neuromodulatorio, deve essere definita dallo specialista sulla base di una valutazione complessiva della persona. Sono importanti diversi elementi, tra cui: 

  • la diagnosi;
  • il quadro clinico generale;
  • la gravità dei sintomi;
  • la presenza di altre condizioni psichiatriche, psicologiche o mediche;
  • i farmaci eventualmente assunti;
  • la storia individuale.

Le evidenze scientifiche indicano, inoltre, che il solo trattamento farmacologico non sempre è sufficiente a recuperare completamente tutti i processi coinvolti nella capacità di provare piacere e interesse.

“Per questo motivo, quando l’anedonia rappresenta un aspetto clinicamente rilevante, è importante integrare il trattamento medico con interventi psicoterapeutici strutturati – conclude Fazio -. Tra questi vi è, ad esempio, la terapia di attivazione comportamentale, un approccio che aiuta gradualmente a ricostruire il legame tra comportamento, esperienze positive e motivazione”.

 

Domande e risposte sull’anedonia

Qual è il significato di anedonia?

Avere l’anedonia non significa diventare improvvisamente e volontariamente pigri, freddi o disinteressati verso gli altri. 

L’anedonia è un cambiamento involontario nella capacità di provare piacere, interesse e coinvolgimento, che può essere associato a sofferenza emotiva e frustrazione per la propria condizione. È collegata ad alterazioni dei processi neurobiologici e cognitivi coinvolti nella percezione della gratificazione.

Nel caso della depressione, questi cambiamenti possono contribuire anche alla comparsa di pensieri negativi e a una visione più pessimistica del futuro, alimentando un circolo che può mantenere i sintomi depressivi e che richiede un approccio terapeutico integrato.

Come riconoscere l’anedonia?

Un elemento importante è il cambiamento rispetto al proprio funzionamento abituale.

Non è necessario confrontarsi con un ideale di entusiasmo o di socialità: ciò che conta è osservare se è cambiato il proprio modo di vivere il piacere, l’interesse e il coinvolgimento nelle attività quotidiane.

Se questa condizione persiste nel tempo, provoca sofferenza o interferisce con la vita personale, relazionale o lavorativa, può essere utile parlarne con un professionista.

Qual è la differenza tra anedonia e depressione?

Nel linguaggio comune, il termine depressione può riferirsi sia a uno stato emotivo caratterizzato da umore depresso, sia a un disturbo psichiatrico caratterizzato dalla presenza di diversi sintomi.

L’anedonia è uno dei possibili sintomi della depressione intesa come patologia psichiatrica, e può comparire insieme ad altri aspetti, come alterazioni del sonno o dell’appetito, stanchezza, difficoltà di concentrazione, senso di colpa, rallentamento psicomotorio o pensieri di morte.

Tuttavia, la presenza di anedonia non significa automaticamente soffrire di depressione. Questo sintomo infatti può comparire anche in altre condizioni, come alcuni disturbi d’ansia, il disturbo post-traumatico da stress, la schizofrenia, i disturbi da uso di sostanze o alcune condizioni mediche.

Per questo motivo, l’anedonia deve essere sempre valutata all’interno della storia complessiva della persona.

Esistono test per la diagnosi di anedonia?

La valutazione dell’anedonia si basa principalmente sul colloquio clinico. Attraverso il confronto con il paziente, lo specialista può comprendere se la riduzione del piacere, dell’interesse o della motivazione rappresenti un cambiamento significativo rispetto al funzionamento abituale, da quanto tempo sia presente, in quali ambiti si manifesti e quale impatto abbia sulla vita quotidiana.

Esistono questionari specifici sviluppati dalla ricerca scientifica per approfondire le diverse componenti dell’anedonia. Questi strumenti possono essere utilizzati come supporto alla valutazione clinica, ma non rappresentano test diagnostici in grado di identificare autonomamente la presenza del disturbo o le sue cause.

I risultati devono sempre essere interpretati da uno specialista considerando la storia personale, il quadro clinico complessivo, le condizioni mediche, i farmaci assunti e il contesto di vita della persona.

Penso di soffrire di anedonia: cosa fare?

Il primo passo è parlarne con un professionista.

Si può iniziare dal medico di medicina generale, che può valutare la presenza di altri sintomi, eventuali condizioni mediche o farmaci che potrebbero contribuire al problema e, se necessario, indirizzare verso una valutazione specialistica.

Se la persona è già seguita da uno psichiatra, psicologo o psicoterapeuta, è importante condividere questi cambiamenti, anche quando possono sembrare difficili da descrivere o da spiegare.