Polmonite: cause, cura e prevenzione

PUBBLICATO IL 12 NOVEMBRE 2021

In occasione della Giornata Mondiale contro la Polmonite 2021, facciamo il punto della situazione su una delle principali e più diffuse patologie all’apparato respiratorio.

In Italia gli ultimi dati Istat in relazione all’anno 2018, quindi pre-Covid-19, parlano di 13.600 morti per polmonite, con un aumento dell’incidenza con il salire dell’età anagrafica. Anche secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) a disposizione, nel 2016 all’interno dell’UE sono morte di polmonite ben 131.450 persone: circa il 3% di tutti i decessi dell’anno. 

Non è strano se consideriamo che la polmonite, che colpisce a qualsiasi età, rappresenta una minaccia maggiore per la popolazione anziana e costituisce la principale causa infettiva di morte nei bambini di tutto il mondo; responsabile del 15% dei decessi dei bambini al di sotto dei 5 anni, principalmente nei paesi sottosviluppati.

In occasione della Giornata Mondiale contro la Polmonite, il  Prof. Antonio Miadonna, pneumologo internista della Casa di Cura La Madonnina, spiega meglio in cosa consiste questa patologia e quali sono le strategie di cura e prevenzione.

 

Cos’è la polmonite?

“La polmonite è un’infiammazione del tessuto polmonare, generalmente di natura acuta, determinata nella maggior parte dei casi da cause infettive”, spiega il Prof. Miadonna.

Tipi di polmonite

Esistono molteplici classificazioni di questa patologia, che variano a seconda della:

  • sede anatomica interessata:  
    • monolaterale: a un polmone solo;
    • bilaterale: a entrambi i polmoni.

 

  • causa di origine:
    • batterica: fra le più comuni, determinata da batteri che dalle vie aeree superiori giungono nei polmoni, generando un’infezione;
    • virale: provocata da un virus;
    • fungina: originata da funghi e miceti. È una forma rara che interessa soprattutto chi ha un sistema immunitario compromesso come pazienti affetti da HIV;
    • da inalazione/aspirazione (o ab ingestis): per inalazione o ingestione di sostanze intossicanti e/o irritanti aeree, liquide, gassose o succhi gastrici.

 

  • modalità di contagio:
    • acquisita in comunità (CAP): quindi contratta in ambiente comunitario, al di fuori di strutture sanitarie, RSA, strutture di degenza; 
    • ospedaliera: contratta dal paziente in ospedale, dopo il ricovero;
    • da ventilazione meccanica/invasiva: insorta nel paziente dopo essere stato sottoposto a ventilazione meccanica invasiva;
    • nei soggetti immunocompromessi: compare nei pazienti con riduzione dell’attività del sistema immunitario per malattie o terapie.

 

Cause della polmonite

“La polmonite - ricorda il Prof. Miadonna - in genere è originata da agenti patogeni in grado di provocare un’infezione delle vie respiratorie. Questa può risultare particolarmente grave per i soggetti con un sistema immunitario debole, quali anziani, ma anche persone con patologie croniche, alcolisti, fumatori, pazienti oncologici o sottoposti a terapie che possono diminuire l’attività del sistema immunitario”.

I patogeni più noti all’origine della malattia, quando questa non resta idiopatica (con cause ignote, cioè) sono, ad esempio:

  • per la polmonite batterica:
    • pneumococco (streptococcus pneumoniae): è la principale causa della polmonite;
    • haemophilus influenzale (che non ha nulla a che vedere con l’influenza);
    • stafilococco (staphylococcus aureus);
    • moraxella catarrhalis;
    • escherichia coli;
    • pseudomonas aeruginosa;
    • mycoplasma pneumonie;
    • legionella (legionella pneumophila);
    • clamidia (chlamydophila pneumoniae o anche la chlamydophila psittaci)  meno comuni.

 

  • per la polmonite virale:
    • virus respiratorio sinciziale (RSV);
    • virus influenzale A e B;
    • sindrome Respiratoria Acuta Severa (SARS);
    • sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS);
    • Covid-19.  

 

  • per la polmonite fungina: (più frequente nei soggetti immunodepressi) 
    • candida albicans;
    • pneumocystis jirovecii.

 

Sintomi

Fra i sintomi più comuni della polmonite, a volte tipici anche di altre patologie a carico dell’apparato respiratorio vanno indicati:

  • tosse secca o produttiva (con catarro trasparente e non. Più raramente anche con emottisi, ovverosia la presenza di sangue);  
  • difficoltà a respirare (dispnea) e fiato corto;
  • febbre;
  • dolore toracico che peggiora con lo stimolo a tossire; 
  • tachicardia;
  • respirazione accelerata (tachipnea);
  • brividi e sudore.

 

Come si cura

La polmonite in genere, soprattutto nei soggetti non a rischio, se ben curata guarisce nella maggior parte dei casi e viene trattata con:

  • antibiotici, in caso di forma batterica;
  • antimicotici, in caso di polmonite fungina. 

La scelta della terapia antibiotica o antimicotica è molto importante ai fini del decorso della malattia.

Nei casi di polmonite virale, invece, se non si è di fronte a situazioni gravi, si procede generalmente ad una cura basata sul riposo e terapia di supporto.

Nei casi più seri di polmonite, invece, soprattutto relativi alla popolazione più fragile o ai casi di Covid-19 meno semplici, può essere necessario il ricovero ospedaliero per il ricorso alle terapie farmacologiche e strumentali anche invasive. 

 

Rischi della polmonite

Le complicanze della polmonite, se non diagnosticata e curata in tempo possono essere anche molto gravi. Fra queste, vanno ricordate in particolar modo:

  • pleurite: infiammazione della membrana (pleura), che riveste i polmoni e la parete interna del torace, con un conseguente ostacolo alla respirazione;
  • ascesso polmonare: una lesione contenente pus all’interno dei polmoni, che in circa 1 caso su 10 necessita dell’intervento chirurgico per la pulizia e rimozione; 
  • setticemia: se l’infezione progredisce fino al sangue venendo diffusa in tutto l’organismo.

La popolazione più fragile over 65 o affetta da comorbilità quali diabete, malattie cardiovascolari, insufficienza renale, malattie oncologiche può andare incontro ad un quadro clinico più grave con rischio più significativo di ospedalizzazione e, nei casi più gravi, a ventilazione meccanica in rianimazione.

 

Polmonite interstiziale acuta e Covid-19

La polmonite interstiziale acuta si verifica quando la polmonite va a colpire l’interstizio: la parte dei polmoni costituita da tessuto connettivo che forma una sorta di impalcatura su cui sono disposti gli alveoli. Gli alveoli sono delle piccole sacche elastiche in cui avviene lo scambio fra ossigeno introdotto nel sangue e anidride carbonica che viene espulsa. 

Infiammandosi l’interstizio e, talvolta, ispessendosi o, addirittura nei casi più gravi, venendo sostituito da tessuto cicatriziale, si crea una barriera agli alveoli che non possono compiere adeguatamente il lavoro di ossigenazione del sangue e di eliminazione dell’anidride carbonica, determinando un‘insufficienza respiratoria grave.

La polmonite interstiziale è tipica delle infezioni virali per cui caratterizza anche il Covid-19 a causa di un’eccessiva reazione del sistema immunitario che, generando un’infiammazione molto forte, è in grado di danneggiare il tessuto polmonare. 

 

I controlli post polmonite e cabina pletismografica

Dopo un caso di polmonite grave, come ad esempio le polmoniti interstiziali legate al Covid-19 ma non solo, sono opportuni dei controlli nel tempo

  • specialistici e strumentali mediante Rx torace, TAC;
  • prove di funzionalità respiratoria

Queste ultime vengono eseguite in cabina pletismografica, un’apparecchiatura in grado di effettuare in particolare:

  • Spirometria globale: per misurare i volumi polmonari come la quantità d’aria che sono in grado di contenere i polmoni o quanta ne resta al loro interno dopo l’espirazione;
  • Studio della diffusione Alveolo-capillare del Monossido di Carbonio (DLCO): per valutare come avviene lo scambio di ossigeno e anidride carbonica, quindi per evidenziare eventuali deficit di trasmissione dell’ossigeno ai tessuti.

Alcune strutture come la Casa di Cura La Madonnina effettuano un apposito percorso di valutazione a seguito della guarigione da Covid-19.

Oltre a questo, per i pazienti che sono stati a lungo intubati e, quindi, hanno registrato un indebolimento dei muscoli respiratori nonché la perdita dell’automatismo della respirazione, è fondamentale un percorso di riabilitazione per poter ripristinare un funzionale flusso di ossigeno che, non dimentichiamolo, è il carburante del nostro organismo.

 

Il vaccino anti-pneumococco e anti-influenzale

“La vaccinazione anti-pneumococcica  - continua il Prof. Miadonna-  rappresenta uno strumento importante per la prevenzione della polmonite batterica in tutte le fasce di età, ma soprattutto nei bambini e anziani (≥ 65 anni) o chiunque presenti fattori di rischio quali:

  •  malattie croniche;
  •  cardiovascolari;
  • respiratorie;
  •  stati di immuno-compromissione”. 

 Attualmente esistono 2 tipologie di vaccino anti-pneumococcico:

  • vaccino polisaccaridico 23-valente: che contiene 23 tipi di pneumococco ed è utilizzato nei soggetti al di sopra dei 2 anni;
  • vaccino coniugato 13-valente: che protegge contro i 13 ceppi di pneumococco più comuni ed è effettuabile a partire dalle 6 settimane di vita.

Anche il vaccino antinfluenzale, dal canto suo, può rappresentare un aiuto indiretto contro la polmonite, in quanto riducendo le probabilità di contrarre l’influenza stagionale, riduce anche quelle di sviluppare complicanze come, appunto, la polmonite.

Presso la casa di Cura La Madonnina è possibile effettuare la vaccinazione anti-pneumococcica 13 valente e il vaccino antinfluenzale 2021-22

L’importanza della prevenzione

Diverse statistiche dimostrano, ad ogni modo, come la popolazione italiana non sia adeguatamente informata sui rischi e la mortalità legati alla polmonite nonché sulle capacità di prevenirla, ove possibile, grazie alla vaccinazione

La prevenzione risulta particolarmente importante anche a causa della crescente farmaco-resistenza di alcuni batteri alle terapie antibiotiche che si sta verificando in questi ultimi anni e che, quindi, può rendere più complicato il trattamento dell’infezione, soprattutto nei pazienti più fragili.

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