Allergia al polline: come affrontarla?

PUBBLICATO IL 04 MAGGIO 2021

Come scoprire se si è allergici al polline? Quali sono le terapie più efficaci? E quando è consigliato il vaccino?  La parola all’allergologa. 

Graminacee, betullacee, cupressacee e parietaria. Sono queste le piante che, nei mesi primaverili, liberano nell’aria la quantità maggiore di pollini che, nelle persone allergiche, scatenano reazioni allergiche che possono arrivare a essere anche molto intense. 

Un problema che riguarda non solo chi vive in campagna, ma anche in città. Non a caso sono diverse le amministrazioni di città e comuni che stanno riprogettando le aree verdi. Ma come si fa a sapere a quale pianta si è allergici? Come si possono attenuare i fastidi? E l’immunoterapia, il cosiddetto vaccino, può servire? Ne parliamo con la dottoressa Stefania Milani, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica, Responsabile del Servizio di Allergologia del Policlinico San Marco di Zingonia e di Smart Clinic, struttura del Gruppo San Donato all’interno de “Le Due Torri” di Stezzano e di Oriocenter. 

Che cos’è l’allergia 

“Per allergia s’intende, in generale, una reazione anomala del sistema immunitario a sostanze presenti nell’ambiente e generalmente innocue, chiamate allergeni - spiega la dottoressa Milani -. 

Nei soggetti allergici, il contatto con tali sostanze scatena una violenta reazione, con rilascio di un’elevata quantità di istamina, che è responsabile delle risposte infiammatorie e allergiche, e di conseguenza anche di un alto numero di immunoglobuline E (IgE)

Questo provoca la comparsa di infiammazione con sintomi a carico di differenti organi e apparati come:

  • il polmone
  • la pelle
  • gli occhi
  • il naso”. 

Allergia al polline

Oltre agli acari della polvere, agli epiteli (peli) di animali (cane, gatto) e a svariati alimenti e medicinali, tra gli allergeni più comuni c’è il polline: “Si tratta di un allergene definito ‘stagionale’, poiché ha caratteristiche di diffusione diverse a seconda del periodo di fioritura della pianta, oltre che delle aree geografiche. 

In Italia, ad esempio, è durante la primavera che il numero di piante che fioriscono aumenta, in particolare gli alberi, come graminacee, betullacee, cupressacee e parietaria, rilasciando un’alta quantità e varietà di pollini nell’aria. Quando a scatenare la reazione allergica è appunto questo tipo di allergeni, si può parlare di allergia ai pollini o pollinosi”. 

I sintomi dell’allergia ai pollini 

“La sintomatologia può variare a seconda della quantità di polline cui si è esposti e in base alla via di contatto, ad esempio, per inalazione, ingestione oppure per contatto con la pelle o le mucose (naso, occhi, vie aeree). 

Quando il contatto interessa le vie aeree superiori e gli occhi, la reazione allergica può manifestarsi con: 

  • rinite
  • starnuti continui
  • congestione nasale
  • congiuntivite con occhi arrossati che lacrimano
  • maggiore sensibilità alla luce. 

Quando viene colpita la cute possono comparire:

  • dermatite
  • orticaria, con prurito intenso.  

Se a essere interessate sono le vie aeree inferiori, può insorgere:

  • l’asma, con comparsa di broncospasmo
  • dispnea (mancanza d’aria)
  • sensazione di costrizione toracica
  • tosse con frequenti risvegli notturni per la presentazione dei sintomi anche durante il sonno”, approfondisce la specialista. 

I test per le allergie ai pollini

“Per capire se si è allergici e in particolare ai pollini è necessario sottoporsi innanzitutto a una visita specialistica allergologica. 

Lo specialista allergologo indicherà poi quali accertamenti diagnostici eseguire: 

  • esami del sangue, per verificare la quantità di immunoglobuline E (IgE) presenti nel sangue; 
  • test cutanei, meglio noti come allergometrici, tra cui il più comune è il prick test

Come affrontare l’allergia ai pollini 

“La terapia più efficace viene valutata dallo specialista, dopo aver:

  •  stabilito a quale pianta si è allergici;
  •  valutato la gravità dei sintomi. 

In generale, il primo provvedimento che è bene attuare per limitare il rischio d’insorgenza delle reazioni allergiche è di limitare il più possibile l’esposizione all’allergene

Nel caso specifico dei pollini, ad esempio, può essere utile consultare il calendario delle impollinazioni per capire in quale periodo la pianta a cui si è allergici fiorisce. Dopodiché si possono seguire alcuni accorgimenti quotidiani che possono aiutare a ridurre il contatto con il polline, come ad esempio mantenere per lo più chiuse le finestre in quel particolare periodo”. 

Le cure

Per attenuare i sintomi nella fase acuta dell’allergia, lo specialista potrà valutare se prescrivere una terapia farmacologica a somministrazione topica, ovvero locale, come:

  • colliri
  • spray nasali
  • devices per la cura dell’asma. 

Gli antistaminici

“Una classe di farmaci usata sono anche gli antistaminici che riducono il rilascio di istamina nel sangue e alleviano la maggior parte dei sintomi, in particolare prurito, starnuti o lacrimazione, ma che purtroppo non hanno alcun potere antinfiammatorio e quindi non sono curativi a differenza della terapia topica.

 L’effetto collaterale tipico degli antistaminici per via orale di vecchia generazione, cioè la sonnolenza, oggi è molto limitato. Nel caso in cui questa terapia non dia i risultati sperati e per una copertura più duratura dalle reazioni allergiche, un’alternativa può essere il ricorso all’immunoterapia specifica, il cosiddetto vaccino”, chiarisce la specialista. 

Il vaccino per allergia: l’immunoterapia specifica

“L’immunoterapia specifica ha il vantaggio di:

  • alleviare i sintomi
  • combattere le cause dell'allergia. 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità la riconosce infatti come unico trattamento che può ‘portare alla guarigione dell'allergia e cambiare la qualità di vita del paziente’”. 

Come funziona

Si basa sulla somministrazione alla persona allergica di piccole quantità degli estratti allergeni che provocano la reazione allergica, così da indurre il sistema immunitario a tollerare l'allergene stesso.

 È indicata in particolare per chi soffre di:

  •  allergie respiratorie ai pollini, acari, muffe
  • allergia da imenotteri come ape, vespa, calabrone

La somministrazione dell’immunoterapia può avvenire con due modalità: 

  • sublinguale: l’allergene viene lasciato per pochi minuti sotto la lingua. Questa forma è generalmente ben tollerata e può essere gestita dal paziente stesso al domicilio;
  • sottocutanea: l’allergene può essere iniettato sottocute dall’allergologo, in ambito ospedaliero, a dosi crescenti, fino a raggiungere la dose massima terapeutica. 

Per entrambi i tipi di somministrazione la durata del ciclo terapeutico varia dai 3 ai 5 anni a seconda dell'allergene in causa. 

Nel caso specifico delle allergie ai pollini, affinché l’immunoterapia risulti ben tollerate senza comparsa di effetti collaterali risulta necessario iniziarla prima dell'inizio della stagione di fioritura della pianta alla quale si è allergici. 

Questa terapia provoca raramente effetti collaterali e si tratta di lievi reazioni locali come prurito o gonfiore nel sito di iniezione o occasionali formicolii in bocca e gonfiore in sede sublinguale in caso di assunzione sublinguale”, conclude la specialista.

Cura e Prevenzione