Emergenza Covid-19: all’IRCCS Policlinico San Donato allestita in 24 ore una terapia intensiva dedicata

PUBBLICATO IL 06 MARZO 2020

A disposizione sei posti in rianimazione e 40 letti per pazienti sospetti o positivi non gravi. Possibili nuove aree dedicate a seconda delle richieste della Regione

Per far fronte all’emergenza Covid-19 che sta colpendo l’Italia, e in modo particolare la Lombardia, anche l’IRCCS Policlinico San Donato è in prima linea per fornire posti letto e cure intensive ai malati affetti da complicanze respiratorie.

Grazie alla collaborazione tra gli uffici e al lavoro senza sosta del personale amministrativo, infermieristico e medico, in 24 ore è stata allestista una terapia intensiva con 6 posti dedicati ai pazienti affetti da Covid-19 che necessitano di supporto respiratorio.

La terapia intensiva allestita al Policlinico di San Donato

L’area dedicata è quella del nuovo blocco operatorio, che ha appena ricevuto le autorizzazioni dell’ATS, trasformato per l’emergenza in rianimazione con attrezzature specifiche, come:

  • respiratori
  • farmaci
  • presidi
  • percorsi dedicati per medici e infermieri.

Il personale dedicato è quello già impiegato nelle attività cliniche programmate, ora ridotte: medici intensivisti e infermieri di sala operatoria e di emodinamica.

L’impegno del Policlinico di San Donato

Oltra alla rianimazione, sono stati dedicati 40 letti ai pazienti sospetti o positivi, non in gravi condizioni.

La Dottoressa Maria Teresa Cuppone, Direttore Sanitario dell’IRCCS Policlinico San Donato, in un’intervista al Corriere della Sera dichiara: “I sei posti creati mercoledì sono già tutti occupati, pensiamo di allestirne altri due ma ci serve qualche giorno.

È necessario un infermiere ogni 2 letti di terapia intensiva […]. Il Policlinico ha 250/300 medici strutturati e circa 400 infermieri. Direi che il 30% è dedicato al coronavirus.

Facciamo formazione al personale, ma siamo già allenati a gestire pazienti complessi, avendo reparti come la cardiochirurgia e la chirurgia vascolare. Per ora i più impegnati sono gli intensivisti e gli specialisti dell’area medica.

Credo che prima o poi coinvolgeremo anche i chirurghi. Siamo in guerra e combattiamo”.

 

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