Oltre l’aspetto medico: l’attenzione alla persona

PUBBLICATO IL 01 MARZO 2019

Prendersi cura di un malato non significa solo curare dal punto di vista strettamente medico.  È qualcosa di più, che va ben oltre l’intervento chirurgico o riabilitativo e la somministrazione di un medicinale. È il rispetto, l’attenzione, l’ascolto di ogni persona. È far capire che, soprattutto quando si è malati, si è uomini e donne meritevoli di considerazione e di riguardo.

“Abbiamo una sorta di parola d’ordine nella nostra unità - afferma il dottor Vincenzo Rega - immedesimarsi nel paziente per comprendere non solo la sua sofferenza ma anche la sua dignità di persona. Solo assumendo questa consapevolezza, questa empatia, possiamo veramente prenderci cura dei nostri malati”.

Il percorso riabilitativo è frutto di un lavoro di equipe, di una forte sinergia tra figure diverse - medici, infermieri, terapisti, logopedisti, psicologi, assistenti sociali - che operano tutte con le loro specifiche competenze ma in un’unica direzione, sotto la guida dei rispettivi coordinatori, per migliorare la qualità della vita dei pazienti. “Soprattutto in ambito neurologico - precisa il dottor Rega - abbiamo a che fare con casi complessi in cui il livello di recupero può essere molto parziale. Il nostro lavoro prevede anche una fase successiva a quella riabilitativa gestita in Istituto: la programmazione di un ulteriore percorso da intraprendere a seguire, una volta che il paziente sia stato dimesso dalla nostra struttura. Potrebbe trattarsi di un percorso di riabilitazione di secondo livello, di una degenza in Residenze Sanitarie Assistite o di un piano di cure domiciliari”. Importantissimo, per affrontare questa seconda fase, è il coinvolgimento dei famigliari del paziente.

“Alcune malattie – riprende il dottor Rega - sono come terremoti, sconvolgono gli equilibri di tutta la famiglia. Niente più è come prima. Attraverso il dialogo ed il coinvolgimento diretto dei parenti cerchiamo di infondere in queste persone duramente provate una consapevolezza sia dal punto di vista psicologico che da quello più pratico della nuova realtà che si è venuta a creare”. Fin dalla fase precedente la dimissione, il care-giver (colui che si prenderà cura più direttamente dei pazienti), i parenti stretti e gli eventuali collaboratori familiari vengono convocati in Istituto per seguire una sorta di “addestramento” al fine di favorire un rientro al domicilio che sia il meno gravoso possibile per il loro congiunto.

“Oltre ai colloqui – conclude il dottor Rega -proponiamo ai parenti di assistere a momenti di gestione quotidiana dei pazienti, conducendoli anche in palestra riabilitativa mentre i loro cari si sottopongono a esercizi di fisioterapia, affinché si rendano conto degli aspetti pratici di cui dovranno occuparsi nei giorni successivi :  far assumere ai pazienti una postura corretta, mobilizzarli in modo appropriato dal letto alla carrozzina qualora non fossero in grado di camminare, gestire adeguatamente gli ausili. Questo tipo di coinvolgimento giova a tutti, malati e parenti, e rende più umana la malattia”.

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