
Come riconoscere la gastrite atrofica autoimmune e l’importanza del follow-up
PUBBLICATO IL 28 SETTEMBRE 2026
La gastrite atrofica autoimmune è una patologia cronica dello stomaco che spesso viene diagnosticata solo dopo molti anni, perché nelle fasi iniziali può non provocare sintomi evidenti.
Nonostante sia poco conosciuta, rappresenta una causa importante di carenza di vitamina B12 e di ferro e si associa frequentemente ad altre malattie autoimmuni. Una diagnosi precoce è fondamentale per prevenire le complicanze e impostare un adeguato programma di controlli nel tempo.
Il dottor Francesco Vito Mandarino, gastroenterologo e responsabile dell’Unità funzionale di Endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, spiega nel dettaglio quali sono le caratteristiche di questa patologia, quali sono i sintomi a cui prestare attenzione, quali sono i trattamenti disponibili e perché il follow-up rappresenta un elemento essenziale nella gestione della malattia.
Cos’è la gastrite atrofica autoimmune
La gastrite atrofica autoimmune è una malattia infiammatoria cronica dello stomaco in cui il sistema immunitario, invece di difendere l'organismo, attacca le cellule della mucosa gastrica, in particolare le cellule parietali.
“Queste cellule svolgono 2 funzioni essenziali: producono l'acido gastrico, necessario per la digestione, e il fattore intrinseco, una proteina indispensabile per assorbire la vitamina B12 – spiega il dott. Mandarino -.
Con il passare del tempo, questo attacco provoca:
- un progressivo assottigliamento della mucosa dello stomaco (atrofia);
- una riduzione della produzione di acido gastrico;
- un deficit di vitamina B12”.
La malattia evolve lentamente e, spesso, può rimanere silenziosa per molti anni prima di essere diagnosticata.
Come riconoscerla: i sintomi della gastrite atrofica autoimmune
Nelle fasi iniziali, la gastrite atrofica autoimmune spesso non dà sintomi e viene scoperta casualmente, ad esempio, durante una gastroscopia o in seguito a esami del sangue che evidenziano anemia o carenze vitaminiche.
Quando la malattia progredisce possono comparire sintomi legati soprattutto alla carenza di vitamina B12 o di ferro, come:
- stanchezza persistente e facile affaticabilità;
- debolezza;
- pallore;
- fiato corto durante gli sforzi;
- formicolii a mani e piedi;
- disturbi della sensibilità o dell'equilibrio;
- lingua arrossata e dolente (glossite).
Alcune persone riferiscono anche disturbi digestivi, tra cui:
- senso di pienezza dopo i pasti;
- gonfiore addominale;
- nausea o lieve fastidio allo stomaco.
Non è raro, però, che la malattia venga diagnosticata prima ancora che compaiano sintomi evidenti.
Chi sono i soggetti più a rischio
“La gastrite atrofica autoimmune è più frequente nelle donne e tende a comparire in età adulta, anche se può manifestarsi a qualsiasi età - prosegue il gastroenterologo -.
Il rischio aumenta nelle persone che soffrono già di altre malattie autoimmuni, tra cui:
- tiroidite di Hashimoto o morbo di Basedow;
- diabete mellito di tipo 1;
- vitiligine;
- morbo di Addison;
- celiachia”.
Gastrite atrofica autoimmune e altre malattie autoimmuni
La gastrite atrofica autoimmune raramente si presenta da sola. Molto spesso è associata ad altre malattie autoimmuni, soprattutto quelle della tiroide.
Per questo motivo, nelle persone con gastrite atrofica autoimmune può essere utile ricercare altre patologie autoimmuni. Allo stesso tempo, chi soffre già di una malattia autoimmune dovrebbe essere valutato per questa forma di gastrite se presenta anemia, carenza di vitamina B12 o di ferro senza una causa evidente.
Come si arriva alla diagnosi di gastrite atrofica autoimmune?
La diagnosi nasce dall'integrazione di diversi elementi: sintomi, esami del sangue, gastroscopia e biopsie della mucosa gastrica.
Gli esami ematici possono mostrare:
- anemia;
- carenza di vitamina B12;
- carenza di ferro;
- aumento della gastrina;
- riduzione del pepsinogeno I;
- presenza di anticorpi anti-cellule parietali e/o anti-fattore intrinseco.
La conferma diagnostica si ottiene generalmente con una gastroscopia associata a biopsie, che permette di valutare la presenza e l'estensione dell'atrofia gastrica.
Come si cura la gastrite atrofica autoimmune
Attualmente, non esiste una terapia per la gastrite atrofica autoimmune in grado di bloccare il processo autoimmune. Il trattamento ha quindi l'obiettivo di correggere le conseguenze della malattia e prevenire le complicanze.
Le cure possono comprendere:
- supplementazione di vitamina B12, spesso mediante iniezioni intramuscolari, ma in alcuni casi anche con formulazioni orali ad alto dosaggio;
- trattamento dell'eventuale carenza di ferro;
- correzione di altre carenze nutrizionali;
- gestione delle eventuali malattie autoimmuni associate.
Se è presente un'infezione da Helicobacter pylori, è importante eradicarla seguendo le indicazioni del medico.
La dieta per la gastrite atrofica autoimmune e abitudini quotidiane
“Non esiste una dieta capace di curare la gastrite atrofica autoimmune. È comunque consigliabile seguire un'alimentazione varia ed equilibrata, ricca di:
- frutta;
- verdura;
- cereali integrali;
- fonti di proteine di qualità.
È, inoltre, utile:
- correggere eventuali carenze nutrizionali secondo le indicazioni del medico;
- limitare il consumo di alcol;
- evitare il fumo di sigaretta;
- mantenere uno stile di vita sano.
La vitamina B12, il ferro e gli altri integratori devono essere assunti solo quando realmente necessari e sotto controllo medico”, conclude Mandarino.
Il follow-up: perché è importante?
“La gastrite atrofica autoimmune richiede controlli regolari nel tempo, anche quando non provoca sintomi - afferma lo specialista -. Il follow-up permette di:
- monitorare i livelli di vitamina B12, ferro ed emocromo;
- individuare precocemente nuove carenze nutrizionali;
- controllare l'evoluzione dell'atrofia gastrica;
- riconoscere tempestivamente eventuali lesioni precancerose o tumorali.
La frequenza delle gastroscopie viene stabilita dal gastroenterologo in base all'estensione dell'atrofia, ai risultati delle biopsie e ai fattori di rischio del singolo paziente”.
Esiste un rischio di tumore dello stomaco?
“Sì, ma è importante interpretare correttamente questo dato - puntualizza il medico -.
L'atrofia cronica della mucosa gastrica aumenta il rischio di sviluppare alcuni tumori dello stomaco, in particolare l'adenocarcinoma gastrico e i tumori neuroendocrini di tipo I.
Nella maggior parte dei pazienti, tuttavia, il rischio assoluto rimane basso, soprattutto quando la malattia viene diagnosticata precocemente e seguita con un programma di sorveglianza endoscopica adeguato.
È proprio per questo che il follow-up rappresenta uno degli aspetti più importanti della gestione della malattia”.
La visita gastroenterologica al San Raffaele per la gastrite atrofica autoimmune
All’IRCCS Ospedale San Raffaele è possibile prenotare una prima visita specialistica gastroenterologica, sia in SSN (Sistema Sanitario Nazionale) sia in solvenza.
Per maggiori informazioni visita la pagina dell’Unità di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva.