La disfagia nell’anziano: un disturbo frequente da riconoscere e trattare

La disfagia nell’anziano: un disturbo frequente da riconoscere e trattare

PUBBLICATO IL 19 MARZO 2026

La disfagia nell’anziano: un disturbo frequente da riconoscere e trattare

PUBBLICATO IL 19 MARZO 2026

Consulta il CV del dott. Gitto è medico foniatra agli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza

La disfagia negli anziani è un disturbo particolarmente frequente con l’avanzare dell’età: indica la difficoltà nel passaggio del cibo o dei liquidi dalla bocca allo stomaco. Riconoscerla precocemente è fondamentale per prevenire complicanze importanti come malnutrizione, disidratazione e polmoniti da aspirazione.

Ne parliamo con il dott. Marco Gitto, medico specialista in Foniatria e Audiologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza.

 

L’incidenza della disfagia nell’anziano

“La disfagia rappresenta una condizione diffusa nella popolazione anziana e la sua frequenza cresce progressivamente con l’età e con il peggioramento delle condizioni di salute e dell’autonomia funzionale - dichiara Gitto -. Il disturbo è particolarmente comune in: 

  • persone molto anziane; 
  • persone che vivono in strutture residenziali; 
  • persone che presentano fragilità multiple”.

Un aspetto spesso sottovalutato è la presenza di disfagia non riconosciuta: molti anziani tendono a non riferire i sintomi, adattando inconsapevolmente le proprie abitudini alimentari, ad esempio, evitando determinati cibi o impiegando più tempo durante i pasti. Questo comportamento può ritardare la diagnosi e aumentare il rischio di complicanze.

 

Le principali cause della disfagia negli anziani

“Le cause della disfagia nell’anziano possono essere ricondotte a 2 grandi categorie: 

  • i cambiamenti legati all’invecchiamento fisiologico; 
  • le patologie che si manifestano più frequentemente in età avanzata”.

Invecchiamento fisiologico

Il primo gruppo è rappresentato dalla cosiddetta presbifagia primaria, ovvero le modificazioni fisiologiche della deglutizione legate all’età: 

  • riduzione della forza muscolare;
  • diminuzione della sensibilità;
  • rallentamento dei riflessi e minore coordinazione. 

Queste alterazioni, da sole, possono non determinare una disfagia vera e propria, ma riducono il margine di compenso e rendono l’anziano più vulnerabile.

Patologie associate

“Il secondo gruppo comprende le patologie che, sovrapponendosi a questo quadro di base, possono far emergere o aggravare la disfagia. 

Le cause neurologiche sono tra le più frequenti. Gli incidenti cerebrovascolari, infatti, rappresentano una delle principali cause di disfagia nell’adulto e nell’anziano: il disturbo è comune soprattutto nella fase acuta e, sebbene in molti casi migliori nelle settimane successive, può persistere nel tempo.

Anche le malattie neurodegenerative hanno un ruolo rilevante. Nella malattia di Parkinson e nella malattia di Alzheimer la disfagia tende a comparire gradualmente e a peggiorare con il progredire della patologia, influenzando in modo significativo l’autonomia e la sicurezza dell’alimentazione”.

Altre cause

Vanno inoltre considerate le cause legate a trattamenti medici: chirurgia del distretto testa-collo, radioterapia, alcuni farmaci di uso comune nell’anziano (come neurolettici, anticolinergici e benzodiazepine), oltre agli esiti di altri interventi chirurgici o di traumi cranici gravi.

 

I sintomi della disfagia negli anziani da non sottovalutare

“Esistono segnali che devono far sospettare la presenza di una disfagia negli anziani, soprattutto se ricorrenti. Il più noto è la tosse durante o subito dopo la deglutizione, che indica un possibile passaggio del cibo verso le vie aeree. Anche la sensazione di corpo estraneo o di ristagno è un segnale da non sottovalutare” dichiara  Gitto.

La comparsa di una voce “gorgogliante” o “umida” dopo aver mangiato o bevuto è un altro campanello di allarme, suggestivo della presenza di residui a livello della laringe. 

Sul piano generale, meritano attenzione:

  • il calo di peso non spiegato;
  • il prolungamento dei tempi del pasto;
  • la tendenza a evitare determinate consistenze.

Le infezioni respiratorie ricorrenti, in particolare le polmoniti, possono essere la conseguenza di episodi ripetuti di aspirazione. È importante ricordare che nell’anziano la disfagia può essere presente anche in assenza di sintomi evidenti: la cosiddetta aspirazione silente, dovuta alla ridotta sensibilità laringea, è tutt’altro che rara.

 

Come si cura la disfagia nell’anziano

Gli strumenti terapeutici per la cura della disfagia nell’anziano includono:

  • la modifica delle consistenze degli alimenti;
  • l’adozione di posture di sicurezza durante il pasto;
  • manovre che facilitano il transito del bolo, cioè la massa di cibo che si forma in bocca dopo la masticazione e la mescolanza con la saliva e che è pronta per essere deglutita;
  • esercizi di forza, resistenza e coordinazione di bocca, viso, lingua e mandibola, oltre a mobilizzazione e stretching dei muscoli dell’osso ioide e del collo.

Nei casi in cui l’alimentazione per bocca non sia sufficiente, può essere necessario ricorrere temporaneamente alla nutrizione enterale, rivalutando nel tempo la possibilità di riprendere l’alimentazione orale.

I trattamenti sono svolti in stretta collaborazione con il logopedista e il dietista, per garantire un approccio personalizzato e centrato sulle reali esigenze della persona.

“La disfagia non è una malattia in sé, ma il sintomo di una condizione sottostante. La possibilità di miglioramento o risoluzione dipende quindi dalla causa che la determina. 

In alcune situazioni, come dopo un evento cerebrovascolare, la disfagia negli anziani può migliorare significativamente grazie a un percorso riabilitativo mirato”.

In altre condizioni, come le malattie neurodegenerative, la disfagia negli anziani ha un andamento progressivo. In questi casi l’obiettivo non è la guarigione, ma una gestione efficace che consenta di mantenere un’alimentazione sicura il più a lungo possibile.

 

Le scelte alimentari: un ruolo centrale nel trattamento della disfagia nell’anziano

“L’alimentazione è uno strumento terapeutico fondamentale nella gestione della disfagia negli anziani. 

La modifica delle consistenze degli alimenti e dei liquidi, secondo standard internazionali come il framework IDDSI, consente di adattare il pasto alle capacità di deglutizione del singolo paziente”.

L’obiettivo non è solo garantire la sicurezza, ma anche assicurare un adeguato apporto nutrizionale. La disfagia porta spesso a una riduzione dell’assunzione di cibo e liquidi, favorendo malnutrizione e perdita di massa muscolare, che a loro volta peggiorano la funzione deglutitoria.

“Per questo il ruolo del dietista e del medico esperto in nutrizione è essenziale: rendere i pasti sicuri, ma anche equilibrati e appetibili, è fondamentale per evitare il rifiuto del cibo. 

Nell’anziano, soprattutto in presenza di decadimento cognitivo, anche l’ambiente del pasto e la modalità di presentazione degli alimenti contribuiscono in modo significativo alla sicurezza e all’efficacia dell’alimentazione” conclude Gitto.