Calcolosi renale (o calcoli renali): perché si formano e come si curano

Calcolosi renale (o calcoli renali): perché si formano e come si curano

PUBBLICATO IL 09 FEBBRAIO 2026

Calcolosi renale (o calcoli renali): perché si formano e come si curano

PUBBLICATO IL 09 FEBBRAIO 2026

Consulta il CV del dott. Corrado, urologo e a Villa Erbosa di Bologna

La calcolosi renale (o calcoli renali) è una patologia molto diffusa che può manifestarsi improvvisamente con sintomi intensi oppure rimanere silente per lungo tempo. In molti casi viene scoperta casualmente durante esami eseguiti per altri motivi, ma può anche causare dolore acuto e richiedere un accesso urgente alle cure.

Ne parliamo con il dottor Giuseppe Corrado, urologo e responsabile dell’Unità Operativa di Urologia e Andrologia di Villa Erbosa a Bologna.

 

Cos’è la calcolosi renale

“I calcoli renali (o calcolosi renale) sono formazioni solide, simili a piccoli sassolini, che si sviluppano all’interno delle cavità del rene” spiega il dottor Corrado.

Queste formazioni possono avere dimensioni molto variabili: da pochi millimetri fino a occupare completamente le cavità renali, come succede nel caso dei cosiddetti calcoli a stampo. Inoltre, i calcoli renali possono essere:

  • singoli o multipli;
  • presenti in 1 o entrambi i reni;
  • localizzati nel rene o lungo l’uretere.

 

Come si formano i calcoli renali

La formazione dei calcoli è un processo multifattoriale. “Alla base vi è la cristallizzazione di sostanze normalmente presenti nelle urine come, ad esempio, calcio, ossalati e acido urico, associata a una ridotta presenza di sostanze che inibiscono questo processo, come i citrati” spiega l’urologo di Villa Erbosa.

Tra i principali fattori che favoriscono la calcolosi renale troviamo:

  • predisposizione genetica, che può rendere la patologia familiare;
  • infezioni urinarie, spesso legate al ristagno di urina;
  • anomalie congenite dell’apparato urinario;

“Anche la scarsa idratazione e la conseguente concentrazione eccessiva delle urine incidono molto sulla formazione dei calcoli - sottolinea lo specialista -. Per questo motivo, la corretta idratazione rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione, soprattutto nei soggetti predisposti”.

 

I sintomi della calcolosi renale

I calcoli renali possono rimanere asintomatici anche per lunghi periodi quando restano all’interno del rene. I sintomi dei calcoli renali compaiono più frequentemente, invece, quando il calcolo si sposta e scende lungo l’uretere, il condotto che collega il rene alla vescica.

“Quando il calcolo ostruisce l’uretere, impedendo il deflusso naturale dell’urina, si verifica una dilatazione delle cavità renali, chiamata idronefrosi, che determina il dolore tipico della colica renale” spiega l’urologo.

I principali sintomi della calcolosi renale sono:

  • colica renale, con dolore intenso e improvviso;
  • dolore lombare persistente;
  • sangue nelle urine, visibile o riscontrabile dagli esami;
  • febbre, in caso di infezione associata.

 

Quando rivolgersi all’urologo

Alla scoperta di un calcolo renale è consigliabile una valutazione specialistica urologica. 

“È bene rivolgersi all’urologo anche quando il calcolo è asintomatico e viene scoperto casualmente durante un’ecografia, perché queste formazioni tendono a crescere nel tempo, rendendo il trattamento successivo più complesso” afferma il medico.

È, poi, indicata una consulenza urologica anche:

  • in presenza di colica renale;
  • se compaiono febbre o segni di infezione urinaria;
  • in caso di dolore addominale persistente o sangue nelle urine.

 

Come avviene la diagnosi dei calcoli renali 

La diagnosi di calcolosi renale si basa sia sull’inquadramento clinico che su specifici esami strumentali. 

L’ecografia dell’apparato urinario

“L’esame di primo livello solitamente prescritto quando ci sono sospetti di calcolosi è l’ecografia dell’apparato urinario, che consente di: 

  • individuare il calcolo;
  • valutare la presenza di un’eventuale ostruzione.

È un esame semplice, ma fondamentale perché permette di capire se il dolore è legato alla discesa di un calcolo nell’uretere” spiega lo specialista.

L’uro-TAC

Quando l’ecografia non è sufficiente, perché il calcolo è in una posizione non individuabile dall’ecografia o serve una maggiore visuale, è utile l’esecuzione dell’uro-TAC, che permette di definire con precisione:

  • la sede del calcolo;
  • le dimensioni;
  • il numero;
  • il grado di ostruzione delle vie urinarie.

 

Il trattamento della calcolosi renale

La scelta del trattamento della calcolosi renale da parte dello specialista dipende principalmente dalle caratteristiche del calcolo stesso.

Il trattamento per i calcoli di piccole dimensioni 

Se il calcolo è di dimensioni ridotte (fino a 3/4 mm) è possibile tentare l’espulsione spontanea del calcolo. Questa può essere favorita attraverso:

  • adeguata idratazione, senza eccessi;
  • attività fisica e movimento;
  • farmaci che favoriscono il rilassamento dell’uretere;
  • terapia antinfiammatoria o antibiotica, se indicata.

Il trattamento per i calcoli di grandi dimensioni 

Quando il calcolo è di dimensioni maggiori e non può essere espulso spontaneamente, il trattamento è prevalentemente endoscopico, in anestesia totale, e prevede, attraverso l’utilizzo di strumenti miniaturizzati:

  • la frammentazione con il laser del calcolo; 
  • la rimozione dei frammenti attraverso le vie urinarie naturali.

“In casi selezionati è ancora indicata la litotrissia extracorporea, una procedura ambulatoriale che frantuma il calcolo con onde d’urto, senza incisioni. 

Per calcoli molto voluminosi o complessi, invece, possono essere necessari trattamenti più invasivi come quelli percutanei o laparoscopici” aggiunge l’urologo.

 

La prognosi e follow-up della calcolosi renale

Dopo la rimozione del calcolo, i sintomi tendono a risolversi in 24/48 ore e la funzionalità del rene viene generalmente recuperata in tempi altrettanto brevi. I trattamenti, nella maggior parte dei casi mininvasivi, consentono, inoltre, di ridurre i tempi di trattamento permettendo una ripresa relativamente rapida delle attività quotidiane

Precisa l’urologo: “L’esito del trattamento può variare, però, in base ad alcuni fattori come, ad esempio:

  • le dimensioni e il numero dei calcoli; 
  • la loro posizione;
  • le condizioni cliniche generali del paziente”.

Un aspetto da non sottovalutare, infine, è il rischio di recidiva, più frequente nei soggetti predisposti. 

“Per questo motivo, il percorso di cura non si esaurisce con l’eliminazione del calcolo. Dopo il trattamento è importante programmare controlli periodici e adottare misure preventive personalizzate, a partire da una corretta idratazione, per ridurre il rischio di nuove formazioni e tutelare la salute renale nel tempo” conclude il dottor Corrado.