Disturbi dell’umore: la ricerca chiarisce l'impatto del metabolismo su cervello e funzioni cognitive

Disturbi dell’umore: la ricerca chiarisce l'impatto del metabolismo su cervello e funzioni cognitive

PUBBLICATO IL 30 APRILE 2026

Disturbi dell’umore: la ricerca chiarisce l'impatto del metabolismo su cervello e funzioni cognitive

PUBBLICATO IL 30 APRILE 2026

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Nei disturbi dell’umore, e in particolare nel disturbo bipolare, le alterazioni del metabolismo (l’insieme dei processi corporei che regolano il consumo e la produzione di energia) possono essere strettamente connesse alla struttura del cervello e al funzionamento cognitivo. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging a firma dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele. Lo studio mostra come le disfunzioni metaboliche, come la resistenza all’insulina e i livelli dell’ormone leptina, siano accompagnate da una diminuzione del volume delle aree cerebrali che regolano memoria ed emozioni e da ridotte prestazioni cognitive.

 

Disturbi dell’umore

I disturbi dell’umore, tra cui la depressione maggiore e il disturbo bipolare, sono una delle principali cause di disabilità a livello globale, con un impatto significativo anche in Italia. Il disturbo bipolare, in particolare, si distingue per l’alternanza tra episodi depressivi e fasi di eccitamento dell’umore e può essere accompagnato da difficoltà cognitive che persistono anche al di fuori delle fasi acute.

Negli ultimi anni la ricerca ha superato una visione esclusivamente psichiatrica di queste patologie, nelle quali anche fattori biologici sistemici, come l’infiammazione e il metabolismo, sembrano avere un ruolo importante.

 

Lo studio: un’analisi integrata di metabolismo, cervello e cognizione 

Lo studio del San Raffaele ha coinvolto 159 pazienti ricoverati per episodio depressivo, con diagnosi di disturbo bipolare o depressione maggiore. Per ciascun partecipante sono stati analizzati parametri metabolici tramite: 

  • esami del sangue; 
  • dati di neuroimaging ottenuti con risonanza magnetica;
  • Prestazioni cognitive valutate con test standardizzati.

L’obiettivo era comprendere se esistesse una relazione tra metabolismo, struttura cerebrale e funzioni cognitive, superando gli approcci tradizionali che considerano questi aspetti separatamente.

Lo studio è stato condotto presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele, coinvolgendo la Divisione di Neuroscienze, l’Unità di Psychiatry and Clinical Psychobiology e la Mood Disorders Unit, in un contesto di forte integrazione tra attività clinica e ricerca neuroscientifica.

 

I risultati dello studio: un legame più evidente nel disturbo bipolare

I risultati mostrano che un profilo metabolico meno favorevole è associato a prestazioni cognitive peggiori e a modificazioni di aree cerebrali coinvolte nella memoria e nella regolazione delle emozioni. Questo legame risulta particolarmente marcato nei pazienti con disturbo bipolare, mentre è meno evidente nella depressione maggiore.

“In particolare, la resistenza all’insulina e i livelli di leptina risultano correlati a riduzioni di volume in regioni cerebrali dedicate a memoria ed emozioni e a funzioni cognitive più inefficienti - spiega la dottoressa Laura Raffaelli, prima autrice dello studio -. Nel disturbo bipolare, questa correlazione appare più forte, suggerendo che le alterazioni metaboliche possano ripercuotersi sul normale funzionamento cognitivo dei pazienti”.

“Abbiamo integrato livelli diversi di analisi  biologica, strutturale e cognitiva  per restituire una visione completa della malattia - aggiunge la dottoressa Elena Mazza, ultima autrice dello studio -. I nostri risultati indicano che questi livelli dialogano tra loro più di quanto si pensasse”.

 

Disturbi dell’umore: prospettive future per nuovi approcci terapeutici

I risultati aprono nuove prospettive nella comprensione dei disturbi dell’umore e suggeriscono la possibilità di sviluppare approcci terapeutici in cui la gestione dei fattori metabolici affianchi gli interventi psichiatrici tradizionali.

Il monitoraggio dei parametri metabolici potrebbe fornire informazioni utili non solo sul rischio cardiovascolare, ma anche sul funzionamento cognitivo e cerebrale dei pazienti.

“Questo studio rafforza l’idea che nei disturbi dell’umore il cervello vada considerato all’interno di un sistema più ampio, che include il metabolismo e altri processi biologici che avvengono nel corpo umano - conclude il professor Francesco Benedetti, associato di Psichiatria presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’unità di ricerca di Psichiatria e Psicobiologia Clinica presso la Divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico dell’Ospedale San Raffaele -,Comprendere queste interazioni è fondamentale per sviluppare modelli completi della malattia e, in prospettiva, interventi terapeutici più mirati”.