Disagio dei giovani: cos’è, come si manifesta e come aiutarli

PUBBLICATO IL 06 GIUGNO 2024

(pagina aggiornata 14 Giugno 2024)

Ansia, panico e depressione tra i giovanissimi sono lo specchio di una società fragile e in crisi. Il disagio giovanile grida forte e i numeri ci parlano di 2 milioni di adolescenti affetti da problematiche psicologiche o psichiatriche. Il dato positivo è che almeno tra i ragazzi, chiedere aiuto pare non sia più vissuto come una vergogna: lo stigma dello psicologo come strizzacervelli è ormai un lontano ricordo. 

Parliamone con la dottoressa Giulia Gialdi, psicologa dell’équipe del prof. Fossati all’Istituto di Cura Città di Pavia e all’Ospedale San Raffaele.

 

Cos'è il disagio dei giovani e come nasce

I giovani di oggi esprimono il loro disagio e malessere in molti modi. Senso di solitudine, insicurezza, fragilità, spesso sfociano in stati mentali invalidanti, in trappole vere e proprie che originano ansia e malessere. E si sa, quando c’è ansia, gli attacchi di panico sono dietro l’angolo. 

Sui banchi di scuola, fin dall’infanzia gli studenti si confrontano con un ambiente competitivo che chiede sempre di più. Bisogna essere bravi, perfetti. Lo impone la società, ma anche i genitori (in modo più o meno consapevole) e i ragazzi si sentono sempre più sotto pressione. Una società che non ammette errori, dove lo sbaglio non è accettato e accolto come possibilità di crescita, per fare meglio, ma viene vissuto come sconfitta. Da qui il senso di frustrazione e inadeguatezza

“Dopo la pandemia da Covid-19, gli studenti hanno iniziato a manifestare non più solo il loro malessere personale e privato, ma quello che era ed è il disagio di una generazione intera. Gli studenti, ancora oggi nel 2024, ci urlano forte e dobbiamo ascoltarli. Anzi, figure competenti e altamente qualificate devono farlo per noi. Prendersi cura della propria salute mentale è un bisogno e un diritto soprattutto se si parla di ragazzi. 

Il disagio che viene descritto dai nostri giovani – spiega la dott.ssa Gialdi - riguarda:

  • abbandono scolastico;
  • difficoltà di accesso al supporto psicologico;
  • ansia;
  • paura del giudizio

Non è difficile pensare che tutto questo disagio possa portare anche a stati emotivi complicati e a veri e propri attacchi di panico. Per insegnanti e genitori è importante riconoscere questi sentimenti e imparare a gestirli per promuovere il benessere generale dei ragazzi”.

 

Come riconoscere il disagio: a cosa prestare attenzione 

Un adeguato livello di ansia è un fenomeno normale quando dobbiamo affrontare delle sfide quotidiane o quando uno studente deve affrontare un esame. Si tratta proprio di una sensazione fisiologica, che ci permette di focalizzarci sul compito, mettendo tutto il nostro impegno per affrontare la sfida che la scuola o l’università ci presenta. 

“Tuttavia, quando il disagio è elevato e non più fisiologico - spiega la specialista -, appare caratterizzato da paura e angoscia, che non permettono allo studente di affrontare le lezioni o gli esami. Non è quindi un singolo episodio che deve mettere in allarme, ma bisogna valutare la frequenza e la durata di questi sintomi. Ad oggi, la maggior parte degli studenti ritiene di sentirsi in ansia, stressato e di avere poca motivazione nello svolgimento delle attività quotidiane”.

Se i ragazzi iniziano a sentirsi oppressi, impauriti e a disagio stanno manifestando che c’è qualcosa che non va nella loro vita scolastica o universitaria. Ognuno reagisce alle difficoltà in modo diverso e in relazione all’età: i bambini avranno paura a restare da soli, i ragazzi si sentiranno in difficoltà ad affrontare un’interrogazione o di fronte al giudizio dei pari. 

 

Come si manifesta il disagio nei giovani

C’è chi somatizza il disagio attraverso:

  • nausea;
  • mal di pancia;
  • mal di testa;
  • sensazione di vuoto di aria, di pericolo grave e imminente che non corrisponde a una situazione davvero tale.

Nei giovani e negli studenti universitari, quindi – spiega la dottoressa - l'ansia può manifestarsi in varie forme, tra cui:

  • preoccupazioni costanti sulle prestazioni accademiche, sociali o lavorative;
  • paura del fallimento o del giudizio degli altri;
  • eccessivo perfezionismo e sensazione di sentirsi sopraffatti dalle responsabilità. 

Lo studente rischia di ritirarsi in sé stesso, la motivazione cala e calano drasticamente anche i risultati.” 

 

Le cause del disagio negli studenti universitari

Gli studenti universitari si percepiscono estremamente isolati, sopraffatti dal peso di una società altamente competitiva, si sentono inadeguati e non riescono a visualizzare un futuro. 

“Il sistema universitario – sottolinea la specialista - non deve però essere visto solo come un percorso di traguardi e di performance da raggiungere, ma come un'opportunità di formazione, partecipazione e sviluppo personale. Le principali cause di questo disagio sono da individuarsi:

  • nella pressione per progredire negli studi;
  • nella paura di non ottenere risultati soddisfacenti;
  • nelle preoccupazioni economiche legate alla difficoltà di vivere lontano da casa per gli studenti fuori sede. 

A ciò si aggiunge l'ansia per l'incertezza del futuro dovuta all'instabilità del mercato del lavoro. Questo malessere sembra radicato nella società, dove la competizione è esacerbata dalla pressione legata alle valutazioni”. 

Questi fattori, probabilmente già presenti tra gli studenti universitari dei decenni precedenti, hanno subito un'impennata a causa dello stile di vita contemporaneo: l’insieme di uno stile di vita sedentario, isolato socialmente, con scarsa attività fisica e un'alimentazione inadeguata altera i ritmi circadiani, contribuendo all'aumento dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. 

 

Il ruolo dei genitori e a chi devono rivolgersi

I genitori spesso, più o meno consapevolmente, trasmettono ai figli le loro aspettative, innescando così un circolo vizioso di adulti fragili che richiedono ai figli il raggiungimento dei propri bisogni personali non raggiunti. 

Le madri o i padri però possono essere i primi ad accorgersi di alcuni segnali caratterizzanti l’ansia, lo stress e la poca motivazione del proprio figlio. Rapporti aperti e distesi con la propria famiglia sono dei fattori protettivi, in cui i ragazzi possono ricevere il giusto sostegno nei momenti di difficoltà. 

“Per la nostra esperienza clinica però – spiega la dottoressa - i ragazzi oggi cercano più spesso un dialogo con persone che si trovano al di fuori delle mura domestiche. E la presenza di uno psicologo a scuola, in università o al di fuori è molto importante per cercare di poter identificare un malessere dello studente fin dal principio”. 

 

Le terapie più indicate 

Il benessere psicofisico degli studenti deve essere uno tra gli aspetti su cui prestare attenzione in tutti gli istituti di formazione. È fondamentale educare, fin dalla prima infanzia, sempre più bambini e ragazzi alla cura e comprensione delle proprie emozioni e del proprio corpo

“La condizione emotiva dei ragazzi dovrebbe essere valutata da uno specialista, psicologo o psicoterapeuta, che definirà il percorso da seguire. In casi di ansia grave o attacchi di panico ricorrenti, è importante cercare aiuto da uno psicologo o uno psicoterapeuta e la terapia cognitivo-comportamentale è particolarmente efficace. In questo tipo di terapia il focus sarà sull’identificazione dei cosiddetti trigger, quei pensieri, situazioni o attività che scatenano l’ansia per poterla affrontare in modo efficace. 

Tecniche come la respirazione profonda, la meditazione, lo yoga o il rilassamento muscolare progressivo possono aiutare a calmare la mente e il corpo durante momenti di ansia”, conclude la dottoressa Gialdi.

Cura e Prevenzione