Quali sono le cause dell'epatite A e come curarsi

PUBBLICATO IL 28 LUGLIO 2021

In occasione della Giornata Mondiale dell’epatite, facciamo il punto sull’epatite A, come si trasmette e si previene con il vaccino. 

 

Come ogni 28 luglio, oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’epatite, il cui scopo è promuovere l’informazione e la conoscenza rispetto a questa patologia, di cui si parla ancora poco.

Non tutti sanno, per esempio, che di epatite non ce n’è soltanto una: con il termine ‘epatite virale’ si fa riferimento a un gruppo di patologie infettive causate da 5 virus diversi (HAV, HBV, HCV, HDV e HEV), che comportano un’infiammazione del fegato.

Scopriamo di più su una patologia di questo gruppo, l’epatite A insieme al professor Massimo Colombo, Direttore del Liver Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

 

Che cos’è l’epatite A

L’epatite A è una malattia infettiva acuta causata da un virus (HAV) che si riproduce nelle cellule del fegato. L’HAV è un picornavirus ed è la causa più frequente di epatite virale acuta, malattia particolarmente frequente nei bambini e nei giovani adulti.

Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal SEIEVA (Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il numero di casi di Epatite A si è ridotto nel 2020: da un’incidenza di 0,8 casi per 100.000 abitanti nel 2019 si è passati a 0,2 casi su 100.000 nel 2020. 

Probabilmente ciò è dovuto ai ridotti contatti sociali dovuti alle misure di contenimento per la pandemia di Covid-19, che hanno contribuito a diminuire anche il rischio di contrarre altre malattie infettive.

“Ma, negli ultimi anni in Italia, è bene ricordare che la riduzione del contagio da epatite A, specie tra i bambini, è dovuta soprattutto all’innalzamento degli standard igienico-sanitari, essenziali per contrastare la diffusione della infezione”, afferma il professore.

 

La trasmissione del virus

“Benché i casi di epatite A risultino in flessione, la soglia di attenzione rispetto alla patologia deve rimanere alta. Per prevenire il rischio di contagio occorre anzitutto conoscere la modalità di trasmissione del virus, che si verifica per via feco-orale: il contatto con una quantità indosabile di feci infette determina il contagio nei soggetti non vaccinati e vergini di precedenti contatti con il virus” spiega l’esperto.

 

I fattori di rischio

È dunque essenziale porre attenzione ai fattori di rischio, che possono essere identificati con:

  • ingestione di alimenti infetti come frutti di mare crudi, ortaggi e quant’altro concimato con acque nere;
  • fonti idriche contaminate;
  • sesso non protetto, soprattutto in caso di pratiche oro-genitali;
  • scarsa igiene personale, soprattutto prima/durante la preparazione del cibo;
  • viaggi in zone endemiche;
  • contatto con soggetti infetti.

Rispetto a quest’ultima evenienza è bene ricordare che un soggetto è contagioso 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi di epatite, di solito l’ittero e l’escrezione fecale di particelle virali può continuare nelle settimane successive. 

 

I sintomi

La malattia ha un periodo di incubazione da 15 a 50 giorni e può decorrere senza sintomi specifici, soprattutto nei bambini (70% dei casi).

“I sintomi di epatite virale A - continua il Prof. Colombo - comprendono nella fase iniziale: 

  • dolori articolari;
  • febbre.

In seguito, si manifesta con: 

  • inappetenza, nausea transitoria, talvolta accompagnata da vomito
  • malessere generale e stanchezza;
  • prurito.

Soprattutto negli adulti la malattia è più severa e può causare l’ittero, ovvero la comparsa di un colorito giallognolo su cute, sclere (la parte bianca dell’occhio) e mucose visibili, dovuto ad accumulo di bilirubina nel sangue determinato dalla insufficienza epatica”, afferma il professore.

I sintomi persistono da 2 a 10 settimane, il decorso è benigno nella maggior parte dei casi, con: 

  • completa risoluzione del danno epatico;
  • permanente protezione immunitaria contro la reinfezione.

 

Come si diagnostica e come si cura

La diagnosi richiede un semplice esame di sangue, il dosaggio degli anticorpi IgM contro il virus

Il trattamento consta di:

  • sorveglianza clinica;
  • idratazione e nutrizione efficace sino alla spontanea guarigione. 

In rarissimi pazienti, per lo più con preesistenti malattie epatiche, l’epatite A richiede trattamenti salvavita.

 

La prevenzione dell’epatite A

La prevenzione dell’epatite A si gioca su una doppia corsia: il vaccino e il rispetto delle norme igieniche

 

Il vaccino

Il vaccino contro HAV, efficace e ben tollerato, garantisce la prevenzione del contagio in ogni età. Viene somministrato per via intramuscolare e, in Italia, è disponibile sia in forma monovalente, sia combinata, in associazione a quello anti-epatite B.

La vaccinazione è consigliata ai soggetti a rischio, cioè coloro che: 

  • vivono in o devono visitare regioni endemiche; 
  • soffrono di malattie epatiche croniche;
  • sono familiari o contatti di persone affette da epatite A;
  • sono consumatori di sostanze illegali. 

In Regione Lombardia, la vaccinazione è gratuita per diverse categorie di soggetti tra i quali rientrano:

  • soggetti con epatopatie croniche; 
  • soggetti che fanno uso di droghe; 
  • uomini che fanno sesso con uomini (MSM - men who have sex with men);
  • bambini che viaggiano verso aree endemiche;
  • operatori della catena alimentare.

Il vaccino anti-epatite A è disponibile anche presso l’Ospedale San Raffaele Turro. 

 

Le norme igieniche

“È possibile evitare il contagio anche grazie ad alcune norme generali di igiene come:

  • non consumare frutti di mare crudi;
  • lavare con cura frutta e verdura; 
  • non bere acqua di pozzo;

La trasmissione del contagio è prevenuta lavando sempre con accuratezza le mani, soprattutto nelle fasi di igiene intima e prima di maneggiare alimenti/bevande”, conclude l’esperto.

Cura e Prevenzione