Artrosi anca e ginocchio: gli esercizi da fare in acqua

PUBBLICATO IL 16 LUGLIO 2021

I dolori provocati dall’artrosi dell’anca e dall’artrosi del ginocchio migliorano al mare, con gli esercizi in acqua. I consigli dell’ortopedico su cosa fare e cosa evitare.  

 

Come tutti sanno, l’artrosi è una patologia infiammatoria cronica che può colpire una o più articolazioni. Il principale tessuto che si danneggia maggiormente è quello della cartilagine, fondamentale per muoversi. Se questa si consuma, si verifica inevitabilmente un attrito di sfregamento di osso contro osso che ha come conseguenza il dolore

L’estate sembrerebbe il periodo dell’anno più favorevole all’attenuazione del dolore, con qualche tregua, e anche all’attività fisica all’aria aperta, magari in acqua. Perché non scegliere una méta marina per le nostre vacanze? Il dottor Pierantonio Gardelin, responsabile di CAMA (Centro di Chirurgia Mininvasiva Anteriore d'​Anca) dell’Istituto Clinico San Siro, spiega perché è meglio preferire il mare per salvaguardare la salute delle nostre articolazioni.

 

Uno sguardo sull’artrosi

“L’artrosi - spiega il dott. Gardelin - non colpisce solo la cartilagine, ma coinvolge nel processo degenerativo anche strutture come menischi e legamenti. Quindi è frequente trovare: 
 

  • ginocchio artrosico; 
  • menisco lesionato;
  • legamento che non tiene più come prima”. 

 

L’artrosi nelle donne

“Tra artrosi di anca e artrosi di ginocchio, le articolazioni maggiormente colpite, l’artrosi del ginocchio è sicuramente la più frequente soprattutto nel sesso femminile in un rapporto di 1:1 rispetto al sesso maschile, fino ai 50 anni, mentre dopo la menopausa 3:1 - continua lo specialista - . 

 

Non è raro vedere donne over 50 con queste problematiche, soprattutto dovute alla menopausa, in quanto variazioni ormonali tipiche di questo periodo possono incidere molto sulla fragilità della cartilagine”.

 

L’artrosi nell’uomo

 “L’uomo, anche in età più giovanile, viene colpito per lo più dai traumi, che producono:
 

  • lesioni meniscali;
  • lesioni legamentose;
  •  menischi dell’anca. 

 

Questo lo si riscontra frequentemente soprattutto negli sportivi di contatto, come ad es. calciatori, che, magari, hanno cominciato a praticare l’attività da molto piccoli, senza mai fermarsi. Non è raro, infatti, riscontrare un’artrosi in giovani atleti”, aggiunge l’esperto

 

Artrosi e meteorologia: esiste un legame?

Sappiamo che l’artrosi comporta una limitazione della vita quotidiana: il paziente cammina meno perché zoppica, si affatica maggiormente e avverte dolore. 

 

“Si dice che il dolore, molte volte, sia meteoropatico - afferma il medico -. Capita frequentemente, nei soggetti che soffrono di artrosi, soprattutto se molto anziani, di prevedere in qualche modo il tempo che verrà nei prossimi giorni solo in base al dolore che avvertono nella zona colpita da artrosi. 

Fattori che incidono molto sono, infatti, l ’umidità e il vento. Questi elementi contribuiscono nel peggioramento e nell’acutizzazione della sintomatologia dolorosa. Questo però non significa che aumenta il grado di artrosi, bensì solamente l’intensità del dolore”. 

 

Perché andare in vacanza al mare

“In estate, tendenzialmente, il paziente soffre meno i dolori rispetto all’inverno, perché c’è più caldo e meno vento/umidità (a parte alcune eccezioni) - continua il dott. Gardelin -. Per questo, tendenzialmente, consiglio ai miei pazienti di non andare in vacanza in luoghi troppo umidi o ventosi, come le zone con clima temperato-umido!

Ritengo che il mare sia la mèta ideale per chi soffre di artrosi e per dedicarsi all'attività fisica rilassante e… senza sudare”.

 

I benefici dell’attività in acqua

“L’attività migliore per le articolazioni è sicuramente quella in acqua, che sia di piscina o di mare - prosegue il medico - L’acqua è un mezzo riabilitativo molto utilizzato che permette di:
 

  • effettuare movimenti ed esercizi in assenza di carico, in assenza di dolore;
  • riuscire a recuperare più facilmente, anche in articolazioni molto infiammate e molto dolenti”. 

 

Camminare in acqua: come farlo

“A questo proposito, la camminata in acqua è l’ideale - suggerisce l’esperto - . Meglio trovare un mare a fondo sabbioso e camminare fino a quando l’acqua arriva all’ombelico (non al polpaccio!).

Questo perché la spinta di Archimede, grazie all’acqua, allevia il carico sulle articolazioni in queste modalità: 
 

  • se arriva al polpaccio lo scarico sarà del 3%;
  • se arriva all’ombelico sarà del 30%;
  • se va oltre la vita sarà del 50%

 

Minore sarà il carico del nostro corpo, minore sarà l’impatto sulle anche e sulle ginocchia. 

 

Diverse persone camminano con l’acqua a livello delle ginocchia, perché è più facile e meno faticoso. È ovvio che spostare maggiore massa d’acqua diventa più difficile, ma è necessario e, allo stesso tempo, è un bell’esercizio di rinforzo muscolare alle ginocchia e alle anche, migliorando anche le problematiche alla colonna vertebrale. 

È vero anche che d’estate c’è caldo e il paziente tende a camminare poco perché suda e si stanca prima, ma con l’acqua si ovvia a questo problema”. 

 

Cosa evitare

“Attenzione però: non intendo la camminata sulla battigia o sulla sabbia, anzi. Quest’ultima, soprattutto, rappresenta la tipologia di suolo peggiore perché è instabile, ha delle pendenze e mette a dura prova la salute delle nostre articolazioni, sollecitandole oltre misura. 

 

È proprio l’instabilità il problema principale. Non solo sul terreno sabbioso, ma anche in montagna: avventurarsi per sentieri ricchi di avvallamenti, buche e irregolarità, è davvero dannoso e rischioso per l’articolazione. Per non parlare poi delle salite o, ancora peggio, delle discese, molto pericolose soprattutto per le ginocchia”, sottolinea lo specialista.

 

Gli altri esercizi in acqua: cosa fare e cosa evitare 

È utile, parallelamente, alla camminata in acqua, fare anche dei movimenti quando si è vicini alla riva. Come consiglia il chirurgo ortopedico: “2 esercizi che possono portare benefici sia a livello delle anche, sia a livello delle ginocchia sono: 
 

  •  muovere le gambe a stile libero o a dorso per chi non sa nuotare;
  •  fare una bella nuotata, per chi se la cava. 

 

Diverso è per lo stile a rana, sconsigliato per entrambe le articolazioni, soprattutto per il ginocchio. Questo perché la flesso-estensione del movimento, tipico della rana, sovraccarica l’articolazione della rotula, che al 90% è coinvolta nel dolore artrosico del ginocchio stesso. 

 

Nell’anca, invece, l’ampiezza dei movimenti che vanno sia in adduzione sia in rotazione, può dare una sollecitazione troppo importante. Il movimento lineare, invece, è più ‘sano’ da quel punto di vista”. 

 

La frequenza degli esercizi

Ma qual è la frequenza che bisogna tenere per gli esercizi? “Sappiamo che l’attività fisica è sicuramente parte dello stare bene del paziente artrosico o anche di chi è stato appena operato di protesi di anca o di ginocchio - conclude Gardelin -. Chi si opera nel periodo primaverile/estivo approfitta della bella stagione per fare riabilitazione in vacanza. 

 

Io consiglio sempre di fare qualcosa di quotidiano, non sporadicamente, perché non solo avrebbe poco beneficio, ma rischierebbe di arrecare maggiore danno all’articolazione. Una camminata di 30 minuti, tutti i giorni, sarebbe l’ideale e le nostre articolazioni ringrazierebbero!”.

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