Adenoma epatico: il tumore benigno del fegato che non va sottovalutato

Adenoma epatico: il tumore benigno del fegato che non va sottovalutato

PUBBLICATO IL 23 SETTEMBRE 2026

Adenoma epatico: il tumore benigno del fegato che non va sottovalutato

PUBBLICATO IL 23 SETTEMBRE 2026

Visita chirurgica del fegato e delle vie biliari presso Ospedale San Raffaele

L’adenoma epatico, conosciuto anche come adenoma epatocellulare (HCA), è una rara forma di tumore benigno del fegato che interessa soprattutto le donne in età fertile. Sebbene nella maggior parte dei casi si presenti come una lesione non cancerosa e spesso priva di sintomi, in alcune situazioni può evolvere provocando complicanze importanti, come emorragie interne o trasformazione maligna in epatocarcinoma.

Negli ultimi anni, l’attenzione verso questa patologia è aumentata grazie ai progressi dell’imaging diagnostico e della ricerca genetica, che hanno permesso di comprendere meglio le cause, i fattori di rischio e le possibili evoluzioni cliniche della malattia.

La dottoressa Federica Cipriani, medico specialista in Chirurgia dell’apparato digerente presso l’Unità di Chirurgia Epatobiliare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, sottolinea come una diagnosi precoce e una corretta classificazione dell’adenoma siano oggi fondamentali per individuare i pazienti che necessitano di monitoraggio o trattamento chirurgico.

 

Che cos’è l’adenoma epatico

L’adenoma epatocellulare è un tumore raro che si sviluppa generalmente in un fegato dall’aspetto normale, senza cirrosi o altre patologie croniche significative. Nella maggior parte dei casi, si presenta come una singola lesione, ma può anche comparire in forma multipla: quando i noduli sono numerosi, spesso più di 10, si parla di adenomatosi epatica.

“Le dimensioni delle lesioni possono essere molto variabili: alcuni adenomi restano piccoli e stabili nel tempo, mentre altri possono crescere progressivamente fino a raggiungere dimensioni importanti - spiega la dott.ssa Cipriani -.

Nonostante venga classificato tra i tumori benigni, l’HCA richiede attenzione clinica perché la sua storia naturale può essere evolutiva. In particolare, le principali complicanze sono rappresentate dal rischio di sanguinamento spontaneo e dalla possibile trasformazione in epatocarcinoma, il più frequente tumore maligno del fegato.

Per questo motivo è fondamentale distinguere l’adenoma epatico da altre lesioni benigne del fegato, come l’iperplasia nodulare focale, che hanno invece un comportamento molto più stabile e meno rischioso”.

 

Le cause e i principali fattori di rischio

È stata dimostrata una forte correlazione con squilibri ormonali indotti da farmaci, disordini metabolici congeniti o acquisiti e specifiche mutazioni genetiche. 

I principali fattori causali e di rischio includono:

  • l’uso di contraccettivi orali
  • l’uso di steroidi anabolizzanti e androgeni
  • alcune patologie metaboliche, tra cui la glicogenosi, l’obesità e la steatosi epatica nel contesto della sindrome metabolica. 

“In passato l’adenoma epatico era considerato soprattutto una patologia legata agli estrogeni e all’uso della pillola anticoncezionale. Oggi sappiamo che esiste un legame sempre più forte anche con obesità, steatosi epatica e diabete - osserva la dott.ssa Cipriani -.

Dal punto di vista biologico, gli studi molecolari hanno identificato specifiche mutazioni genetiche coinvolte nello sviluppo dell’HCA. Tra le più importanti figurano quelle dei geni HNF1A, Sonic Hedgehog e beta-catenina.

Alcuni sottotipi genetici sono particolarmente rilevanti perché associati a un rischio maggiore di trasformazione maligna e richiedono quindi un monitoraggio più attento”.

 

Come si manifesta un adenoma epatico

Uno degli aspetti più insidiosi dell’adenoma epatico è che nella maggior parte dei casi non provoca sintomi. Molti pazienti scoprono, infatti, la presenza della lesione in modo occasionale, durante un’ecografia o una TC eseguite per altri motivi.

Quando l’adenoma aumenta di volume possono comparire dolore o senso di fastidio nella parte destra o centrale dell’addome. I noduli di dimensioni superiori ai 5 centimetri sono quelli che destano maggiore preoccupazione, poiché più esposti al rischio di rottura e sanguinamento.

“In caso di emorragia interna il quadro clinico può diventare rapidamente grave, con dolore addominale intenso, calo della pressione arteriosa e shock emorragico - mette in guardia la dottoressa -. Si tratta di una complicanza rara, ma potenzialmente letale, che richiede un trattamento urgente”.

 

Come si diagnostica un adenoma epatico

La diagnosi dell’adenoma epatico si basa principalmente sugli esami di imaging. Quando una lesione epatica viene individuata all’ecografia o alla TC, l’esame di riferimento per caratterizzarla è la risonanza magnetica con mezzo di contrasto epatospecifico, che consente di ottenere informazioni molto dettagliate sulla natura del nodulo.

“In molti casi, la risonanza magnetica permette già di orientare la diagnosi e di distinguere l’adenoma da altre lesioni benigne del fegato - aggiunge -. In alcuni casi, tuttavia, l’imaging non è sufficiente per arrivare a una diagnosi definitiva. In queste situazioni può essere indicata una biopsia della lesione, seguita da esame istologico e immunoistochimico.

La biopsia è importante anche perché consente di identificare il sottotipo biologico dell’adenoma, un elemento fondamentale per definire il rischio evolutivo e scegliere il trattamento più appropriato”.

 

Come si cura l’adenoma epatico 

“La prognosi dei pazienti con adenoma epatico è generalmente favorevole, soprattutto quando le lesioni considerate a rischio vengono trattate in modo adeguato – continua -.

L’approccio terapeutico moderno non si basa più esclusivamente sulle dimensioni della lesione, ma prende in considerazione diversi elementi:

  • sesso del paziente; 
  • dimensioni dell’adenoma dopo eventuali modifiche dello stile di vita; 
  • sottotipo genetico; 
  • presenza di sintomi; 
  • localizzazione della lesione. 

Le prime misure terapeutiche riguardano spesso lo stile di vita: nei pazienti in sovrappeso, ad esempio, viene raccomandata la riduzione del peso corporeo, mentre nelle donne è indicata la sospensione dei contraccettivi estrogenici. Anche l’interruzione di terapie a base di androgeni o steroidi anabolizzanti può portare a una regressione dell’adenoma.

La sospensione dei fattori favorenti, associata al controllo del peso corporeo, può determinare in molti casi una stabilizzazione o addirittura una regressione della lesione”.

Quando serve la chirurgia epatica?

La chirurgia per il trattamento dell’adenoma epatico viene, invece, presa in considerazione nei casi più a rischio, in particolare quando:

  • la lesione supera i 5 centimetri; 
  • sono presenti sintomi o complicanze; 
  • l’adenoma cresce progressivamente nel tempo; 
  • è presente una mutazione della beta-catenina; 
  • vi è il sospetto di trasformazione in epatocarcinoma. 

“Oggi, la chirurgia epatica viene eseguita sempre più spesso con approcci mininvasivi, come laparoscopia e chirurgia robotica, che permettono un recupero più rapido e una riduzione delle complicanze post-operatorie - conclude Cipriani -.

Nei pazienti maschi, la chirurgia viene spesso raccomandata anche per adenomi di dimensioni inferiori, poiché il rischio di degenerazione maligna è più elevato rispetto alle donne.

Nel caso di adenomi multipli, infine, la gestione terapeutica viene stabilita soprattutto in base alle caratteristiche della lesione più grande. 

Nei casi più complessi, oltre alla resezione chirurgica, può essere preso in considerazione anche il trapianto di fegato”.