
Centro di Chirurgia mininvasiva del piede: la cura delle patologie del piede al Policlinico San Donato
PUBBLICATO IL 25 GIUGNO 2026
All’IRCCS Policlinico San Donato è attivo il Centro di chirurgia mininvasiva del piede, che si occupa di trattare diverse patologie dell’avampiede, come Neuroma di Morton, alluce valgo e dita a martello, attraverso tecniche chirurgiche meno invasive rispetto alla chirurgia tradizionale.
Ne parliamo con il dottor Lorenzo Marcellini, responsabile del Centro, ortopedico specializzato nella chirurgia del piede e della caviglia.
Cos’è la chirurgia mininvasiva del piede
La chirurgia mininvasiva del piede rappresenta un’evoluzione delle tecniche ortopediche tradizionali e viene utilizzata soprattutto per il trattamento delle patologie dell’avampiede.
“A differenza della chirurgia tradizionale, questa tecnica consente di correggere alcune deformità del piede attraverso accessi cutanei molto piccoli, evitando incisioni chirurgiche più estese - spiega il dottor Marcellini -. Gli strumenti vengono inseriti attraverso piccoli forellini cutanei che permettono di lavorare sull’osso riducendo l’impatto sui tessuti circostanti”.
L’approccio è simile a quello utilizzato in altre procedure mininvasive, come la chirurgia artroscopica, oggi ampiamente diffusa in ortopedia.
Quali patologie del piede si possono trattare con la chirurgia mininvasiva
La chirurgia mininvasiva può essere indicata per diverse patologie dell’avampiede che provocano dolore, difficoltà nella camminata o fastidio nell’utilizzo delle scarpe. Tra le condizioni più frequenti ci sono:
- l’alluce valgo, una deformità del primo dito del piede che può diventare dolorosa nel tempo;
- la metatarsalgia, caratterizzata da dolore nella parte anteriore del piede, soprattutto durante la camminata o dopo molte ore in piedi;
- il neuroma di Morton, che può causare bruciore o dolore tra le dita del piede;
- le dita a martello, una deformità delle dita minori spesso associata a callosità e dolore.
“Si tratta di problematiche molto comuni che, in alcuni casi, possono peggiorare progressivamente e limitare le normali attività quotidiane - aggiunge lo specialista -.
Molti pazienti arrivano alla visita dopo aver provato plantari, calzature specifiche o altri trattamenti conservativi. Quando però il dolore persiste o la limitazione funzionale diventa importante, è utile una valutazione ortopedica specialistica per definire il percorso più appropriato”.
Quando l’intervento può essere indicato
Non tutte queste condizioni richiedono necessariamente un intervento chirurgico. Spesso è sufficiente il trattamento conservativo, come plantari, calzature specifiche o la fisioterapia. La scelta del trattamento dipende soprattutto dall’intensità dei sintomi e dall’impatto sulla qualità di vita del paziente.
L’intervento chirurgico viene preso in considerazione quando i sintomi diventano significativi e iniziano a limitare la qualità di vita del paziente. In particolare, la chirurgia può essere indicata in presenza di:
- dolore durante la camminata, anche per brevi tragitti;
- difficoltà a rimanere in piedi a lungo;
- limitazioni nell’utilizzo delle scarpe;
- peggioramento progressivo della deformità.
Se invece la deformità non provoca sintomi rilevanti, è possibile mantenere un approccio conservativo e monitorare nel tempo l’evoluzione del quadro clinico.
I vantaggi della chirurgia mininvasiva rispetto alla chirurgia tradizionale
Nei casi in cui è indicato l’intervento, la tecnica mininvasiva può offrire alcuni vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale. Sottolinea il dottor Marcellini: “I principali vantaggi sono:
- la minore invasività della procedura;
- una possibile riduzione del dolore post-operatorio;
- tempi di recupero funzionale generalmente più rapidi;
- dal punto di vista estetico, le cicatrici risultano meno evidenti”.
Nella maggior parte dei casi, il paziente può iniziare a camminare già nelle prime fasi dopo l’intervento.
Il percorso di cura al Centro di chirurgia mininvasiva al Policlinico San Donato
Il primo passaggio è una visita ortopedica specialistica presso l’ambulatorio dedicato alla chirurgia mininvasiva del piede. Durante la valutazione vengono analizzati:
- i sintomi,
- la funzionalità del piede
- l’impatto dei disturbi sulle attività quotidiane.
Per completare l’inquadramento clinico viene generalmente prescritta una radiografia sotto carico di entrambi i piedi, un esame fondamentale per valutare l’allineamento e le deformità del piede nella sua condizione reale, cioè durante il carico del peso corporeo.
“Si tratta dell’esame principale per confermare il sospetto diagnostico - spiega lo specialista -. Nella maggior parte dei casi non sono necessari ulteriori approfondimenti come risonanza magnetica o ecografia”.
Se il paziente viene ritenuto idoneo al trattamento chirurgico, viene inserito nel percorso operatorio e sottoposto agli esami pre-ricovero previsti dalla Struttura.
L’intervento viene eseguito generalmente in anestesia locale e in regime di day surgery. Dopo la procedura, il paziente può tornare a casa accompagnato, indossando una scarpa ortopedica che permette la deambulazione protetta e il carico immediato del piede operato.
“Il follow-up è previsto dopo circa 3 o 4 settimane con una visita di controllo e una radiografia di verifica. In questa fase viene rimosso il bendaggio chirurgico e il paziente può riprendere gradualmente le normali attività quotidiane, come camminare, guidare o tornare a indossare scarpe comuni, eventualmente con il supporto di un percorso riabilitativo” conclude il dottor Marcellini.