
Neuromielite ottica: il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche mostra benefici a lungo termine in 2 pazienti
PUBBLICATO IL 29 GIUGNO 2026
A oltre 15 anni dal trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, 2 pazienti con neuromielite ottica non presentano più segni clinici né radiologici della malattia.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Med-Cell Press, realizzato dai ricercatori dell'IRCCS Ospedale San Raffaele e dell'Università Vita-Salute San Raffaele. Questa ricerca multidisciplinare è stata coordinata dai Professori Fabio Ciceri e Massimo Filippi, con la collaborazione della Dott.ssa Raffaella Greco, della Dott.ssa Lucia Moiola, del Dott. Giorgio Orofino e della Dott.ssa Angela Genchi.
I risultati suggeriscono che, in casi altamente selezionati e caratterizzati da forme particolarmente aggressive e resistenti alle terapie standard disponibili, il trapianto allogenico potrebbe rappresentare un'opzione terapeutica in grado di modificare in modo duraturo il decorso della patologia.
Che cos'è la neuromielite ottica
La neuromielite ottica è una rara malattia autoimmune del sistema nervoso centrale nella quale il sistema immunitario produce anticorpi diretti contro l'aquaporina-4, una proteina presente sugli astrociti, cellule fondamentali per il corretto funzionamento del tessuto nervoso. L'attacco immunitario provoca un danno agli astrociti e indirettamente determina la perdita della mielina che riveste le fibre nervose, compromettendo la trasmissione degli impulsi e favorendo la progressiva degenerazione dei neuroni.
Attualmente il trattamento si basa prevalentemente su farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali, che controllano l'attività della malattia, ma richiedono una terapia continuativa e non eliminano definitivamente la risposta autoimmune.
I risultati dello studio: remissione mantenuta per oltre 15 anni
Quando la neuromielite ottica non risponde ai trattamenti disponibili, il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche può rappresentare una possibile strategia terapeutica. La procedura consiste nella sostituzione del sistema immunitario autoreattivo del paziente con quello di un donatore compatibile, consentendo la ricostituzione di un nuovo sistema immunitario tollerante in grado di non riconoscere più come bersaglio i tessuti dell'organismo.
Lo studio ha seguito 2 pazienti affetti da una forma particolarmente severa di neuromielite ottica, non controllabile con le terapie convenzionali. A distanza di 15 e 16 anni dal trapianto, entrambi risultano ancora in remissione completa. Le valutazioni neurologiche e gli esami radiologici confermano l'assenza di attività della malattia.
Le analisi immunologiche hanno inoltre documentato la ricostituzione del sistema immunitario, con la:
- comparsa di nuovi linfociti funzionali e tolleranti, di origine del donatore;
- scomparsa degli autoanticorpi anti-aquaporina-4, elemento considerato centrale nei meccanismi che causano la patologia.
Dal punto di vista della sicurezza, nessuno dei 2 pazienti ha sviluppato la malattia del trapianto contro l'ospite (graft versus host disease), una delle principali complicanze associate al trapianto allogenico.
Un approccio riservato a pazienti accuratamente selezionati
Nel follow-up sono emerse anche 2 complicanze tardive:
- un paziente ha sviluppato delle linfoadenopatie reattive, risoltesi spontaneamente;
- nell'altro è stato diagnosticato un carcinoma della vescica in situ, successivamente trattato con successo mediante intervento chirurgico.
Come sottolineano gli autori dello studio, il rischio di sviluppare neoplasie dopo un trapianto di cellule staminali è noto e rende indispensabile un attento monitoraggio nel lungo periodo.
Il trapianto deve essere preso in considerazione esclusivamente in pazienti selezionati, nei quali tutte le opzioni terapeutiche standard abbiano dimostrato di essere inefficaci. Saranno necessari ulteriori studi su un numero maggiore di pazienti per confermare il profilo di efficacia e sicurezza osservato in questi primi casi.
