BioCor: la biobanca per la ricerca cardiovascolare

PUBBLICATO IL 02 LUGLIO 2019

Come viene raccolto, conservato e catalogato il materiale biologico umano utilizzato per gli studi e la ricerca? E come quest’attività può portare beneficio alla ricerca di un intero istituto? Ce lo spiega il professor Massimiliano Marco Corsi Romanelli, direttore dello SMEL1, struttura complessa del Laboratorio di patologia clinica dell’IRCCS Policlinico San Donato e docente ordinario di patologia clinica al dipartimento SCIBIS all’Università degli Studi di Milano, a cui è affidata la gestione del progetto al Policlinico San Donato.

Cos’è una biobanca di ricerca e qual è il suo compito?

È una struttura che raccoglie in maniera organizzata il materiale biologico utile per la ricerca clinica. Un servizio finalizzato alla raccolta e alla conservazione di materiale biologico umano, sempre rintracciabile, utilizzato per la diagnosi, per gli studi sulla biodiversità e per la ricerca.
Una biobanca raccoglie materiale biologico, come cellule, colture cellulari, tessuti adulti e fetali, proteine, acidi nucleici e liquidi biologici, che viene sottoposto a un controllo preanalitico per individuarne la provenienza. Si definiscono campioni biologici umani, o biomateriale umano, i tessuti e i liquidi (sangue, saliva, urine, cellule, incluse frazioni molecolari come proteine, RNA e DNA da essi derivabili) originati da soggetti sani o affetti da malattia. Questi campioni possono dare accesso all’informazione contenuta nel genoma umano, con l’implicazione che da tale materiale può essere estratto un “profilo genetico” della persona. Conferire dei campioni e custodirli in una biobanca significa investire sul futuro e partecipare allo sviluppo della cosiddetta precision medicine, un approccio medico che si prefigge di diagnosticare e curare in modo personalizzato. 

Una biobanca di ricerca non svolge attività di ricerca diretta, ma fornisce un prezioso servizio ai ricercatori raccogliendo, conservando e distribuendo campioni alla comunità scientifica, come centri di ricerca, università, industrie farmaceutiche e biotecnologiche, rispettando quanto convenuto nel consenso informato di ogni protocollo di studio. È un ente terzo che, in una posizione intermedia tra cittadini, pazienti e ricercatori, garantisce un’elevata qualità dei dati catalogati. È quindi la base per poter avviare dei progetti di ricerca solidi, seri e scientificamente affidabili.

In cosa consiste il progetto in avviamento al Policlinico San Donato? 

L’obiettivo è quello di istituire, nel corso del 2019, una biobanca di ricerca dedicata all’area cardiovascolare, chiamata BioCor. Il progetto ha ottenuto il finanziamento dal ministero della Salute in conto capitale (le risorse statali destinate all’ammodernamento delle attrezzature scientifiche degli IRCCS, ndr) e vede come Principal Investigator (coordinatore scientifico, ndr) il professor Alessandro Parolari, responsabile dell’Unità di Cardiochirurgia universitaria e ricerca traslazionale del Policlinico San Donato. Per affinità, BioCor sarà gestita dal Laboratorio di patologia clinica, da me diretto, e avrà un manager biologo, la dottoressa Rosanna Cardani, che ne sarà il responsabile interno. La nostra biobanca, inoltre, sarà inserita tra i progetti della Rete cardiologica degli IRCCS, il network istituito dal ministero della Salute con lo scopo di agevolare la ricerca scientifica nel settore delle malattie cardiovascolari, di cui facciamo parte.

Perché per un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) è importante dotarsi di una biobanca?

Ricerca e clinica vanno di pari passo, poiché non esistono cure di eccellenza senza una base di ricerca scientifica di livello. Un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico come il Policlinico San Donato non può esimersi dall’avere una biobanca di ricerca organizzata, a maggior ragione perché al suo interno coesistono due orientamenti – quello universitario e quello ospedaliero – che necessitano di uno strumento per avvicinarsi, trovare punti d’incontro e stimolarsi in nuovi progetti. La biobanca è lo strumento che può mettere in contatto discipline e approcci diversi: la combinazione tra specializzazione nel settore cardiovascolare e attività medica multispecialistica permette al Policlinico San Donato di condurre una ricerca ancora più innovativa.

Nel concreto, quali benefici porterà?

Una biobanca strutturata aiuterà a organizzare meglio l’attività di ricerca già in essere e renderà possibile lo stoccaggio di importantissimo materiale biologico, che altrimenti andrebbe perso nel tempo. Grazie a un elevato livello di informatizzazione, potremo catalogare i campioni biologici con i codici a barre, processare tutte le informazioni in essi contenuti, connetterle con i dati clinici dei pazienti. La mole di dati che avremo a disposizione ci permetterà di arricchire la nostra banca dati, uno strumento preziosissimo per tutte le fasi della cura: prevenzione, diagnosi e trattamenti personalizzati. 

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