Tumore al seno: l’importanza dello screening

10 OTTOBRE 2022

Insieme al Dott. Gianluca Fogazzi, Responsabile dell’U.O. di Oncologia dell’Istituto Clinico S. Anna, parliamo della neoplasia più diffusa per le donne, ossia il tumore al seno, soffermandoci su sintomi, cause, diagnosi, cura e, soprattutto, prevenzione, un’arma strategica per batterlo sul tempo. 

Tutte le donne sono a rischio, in particolare fino agli 80/85 anni, ma anche sotto i 50 anni nel 20% dei casi.

 

L’importanza dello screening e della prevenzione

Lo screening è fondamentale: le donne che si sottopongono a controlli regolari, riescono ad identificare dei tumori meno impattanti sulla qualità di vita. Paradossalmente, negli ultimi anni, è aumentata l’incidenza del carcinoma mammario, ma è diminuita la mortalità grazie ai farmaci nuovi, ad approcci innovativi ma, soprattutto, a screening che individuano il tumore nella fase iniziale

Anche quest’anno, gli Istituti Clinici Bresciani del Gruppo Ospedaliero San Donato, hanno aderito alle Giornate per la Salute del Seno al fianco di ESA, Educazione alla Salute Attiva, nella cura del tumore al seno, offrendo alle donne l’opportunità di sottoporsi gratuitamente allo screening senologico. 

Il programma di quest’anno prevede:

Martedì 11 ottobre

Visita – mammografia - ecografia per 13 pazienti

Dalle 14:00 alle 16:00

Per prenotare chiamare il numero 030 3710235, dal lunedì al venerdì, dalle 14:00 alle 15:00;

Mercoledì 12 ottobre

Mammografie per 10 pazienti

Dalle 9:00 alle 11:00

Per prenotare chiamare il numero 030 3197185/194, dal lunedì al venerdì;

Venerdì 21 ottobre

Visita – mammografia - ecografia per 10 pazienti

Dalle 8.30 alle 13.00

Per prenotare chiamare il numero 030 6859443, dal lunedì al venerdì dalle 14:00 alle 16:00.


I fattori di rischio

Fondamentale, oltre alla prevenzione, prestare la massima attenzione ai principali fattori di rischio: 

  • mutazioni di geni del Dna a trasmissione familiare (BRCA1 e BRCA2); 
  • gravidanza tardiva o nessuna gravidanza; 
  • non aver allattato al seno; 
  • sviluppo mestruale precoce; 
  • menopausa tardiva. 

Inoltre, è importante mantenere un corretto stile di vita: obesità (indice di massa corporea), sedentarietà e cattiva alimentazione certamente non aiutano. 


Rischio ‘normale’ o ‘aumentato’

Ci sono donne con rischio di sviluppare un tumore al seno ‘normale’ e pazienti che possono averne uno ‘aumentato’ a causa di fattori familiari predisponenti.  

Nel primo caso, si tratta di donne al di sotto dei 40 anni, per cui non sono previsti esami particolari a cui sottoporsi. Tuttavia, sta diventando un argomento dibattuto l’ampliamento del campione di donne che dovrebbe essere sottoposto a screening: ad oggi, infatti, nella nostra Regione, l’invito è rivolto alle 45enni. 

Va specificato, comunque, che chiunque dovesse rilevare all’autopalpazione un  nodulo non  deve  mai sottovalutarlo, ma al contrario informare il proprio medico di riferimento per concordare un eventuale controllo eco-mammografico.

Altre pazienti, invece, possono avere un rischio ‘aumentato’ a causa di fattori familiari predisponenti
Tra le  donne  che  hanno familiarità  con  il  tumore mammario va fatta un’ulteriore distinzione tra chi presenta:

  • familiarità, quindi una ricorrenza, senza necessariamente avere una predisposizione genetica alle spalle; 
  • fattore di rischio acclarato

Fino a poco tempo fa numerose erano le donne che non sapevano in quali di queste 2 situazioni si trovavano perché i test erano molto rari e riservati a condizioni molto particolari. Oggi, invece, complice l’avvento dei team multidisciplinari, quando ci sono i fattori indicati dalle linee guida si tende a proporre una consulenza genetica e un eventuale test. Ciò significa che anche i familiari di queste pazienti che risultano con mutazioni vengono presi in carico per sottoporsi ai controlli al fine di escludere malattie genetiche alla base. 


L’iter post diagnosi

Quando il medico senologo rileva un nodulo sospetto, si procede con la fase diagnostica per sapere: quanto il tumore sia esteso, se ha coinvolto i linfonodi e a quando risale la sua insorgenza. 

Con questi elementi, unitamente all’esito di una PET, di una scintigrafia o di una TAC nel caso di noduli più estesi, si ipotizza un protocollo terapeutico preciso per la paziente, un percorso in cui tutti gli aspetti sono disciplinati con norme molto stringenti dal punto di vista organizzativo, strumentale, formativo e di tempi di risposta. 

Il carcinoma della mammella può essere invasivo o non invasivo e la sua evoluzione contempla 4 stadi. Le possibilità di guarigione sono molte alte se diagnosticato nella sua fase iniziale tramite mammografia o ecografia mammaria. 


La cura

Sta divenendo sempre più strutturata una presa in carico della paziente a 360° con un approccio multidisciplinare  ed un’assistenza alle cure post-tumore per cui è opportuno orientare ogni donna nella sequela di esami di controllo a cui sottoporsi periodicamente. 

Se parliamo di tumori in fase iniziale, utilizzati in base al fatto che abbiano un alto o basso rischio di recidive, i trattamenti a disposizione comprendono: 

  • chemioterapia
  • ormonoterapia
  • terapia con anticorpi monoclonali

In aggiunta, l’opportuno trattamento locale e, quindi, l’intervento chirurgico e la radioterapia

In casi di tumori più conclamati e non operabili, invece, oltre ai farmaci già elencati ce ne sono alcuni di ultima generazione che potenziano l’azione della terapia ormonale come, per esempio, gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti con profilo di tollerabilità estremamente elevata e un’efficacia almeno sovrapponibile a quella della chemioterapia


L’intervento chirurgico 

Se è necessario ricorrere alla mastectomia, quindi ad un intervento demolitivo, i chirurghi sono in grado di offrire alla paziente una ricostruzione che consenta un buon risultato, sia da un punto di vista estetico, che funzionale. Elemento significativo, in ben 6 casi su 10, la paziente viene sottoposta a ricostruzione immediata  durante il primo intervento chirurgico.

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